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09.01.2010
Presentazione
del rapporto Ecomafia 2009
Storia e numeri della criminalità ambientale
La Sicilia al terzo posto per illeciti
ambientali accertati
Il 10,8 per cento sul totale nazionale |
La Sicilia, anche quest’anno, si conferma una delle regioni
a più alto tasso di illegalità ambientali. A precederla
sono solo Campania e Calabria. Un dato allarmante che emerge dal rapporto
“Ecomafia 2009, storie e numeri della criminalità ambientale”.
Il documento, realizzato dall’Osservatorio ambiente e legalità
di Legambiente è stato presentato questa mattina a Catania
nell’Aula delle conferenze del Tribunale.
Un focus su tutti quei settori della criminalità organizzata
che puntano a distruggere il territorio e chi ci abita. Dallo smaltimento
illecito dei rifiuti, all’abusivismo edilizio, passando per
i combattimenti clandestini tra cani e il saccheggio dei beni archeologici.
Per dirlo in una parola sola le “ecomafie”, termine coniato
da Legambiente e adesso entrato anche nel vocabolario Zingarelli.
Sono 25.776 i reati ambientali accertati in Italia nel 2008, cioè
quasi 71 al giorno, 3 ogni ora. Di questi 2.788 illeciti sono stati
realizzati in Sicilia: il 10,8% sul totale nazionale. Sono 1.782 le
persone denunciate, 7 gli arresti e 843 i sequestri effettuati da
Procure e forze dell'ordine. La provincia più colpita è
Palermo, seguita da Messina e Catania. Il business del cemento si
posiziona nell’Isola come prima emergenza ambientale. Sono 724
le infrazioni, pari al 9,7 per cento di tutta Italia, 864 denunce,
nessun arresto e 288 sequestri di lavori ritenuti irregolari o abusivi.
In questo settore il capoluogo siciliano lascia il primato a Catania
con 167 illeciti accertati e 426 persone denunciate. Non va meglio
con il ciclo dei rifiuti. Ben 248 le infrazioni pari al 6,3 per cento
nazionale, 20 denunce, 1 arresto e 165 sequestri. Anche in questo
caso Palermo è la provincia più colpita, seguita a ruota
da Messina e al terzo posto da Trapani.
La presentazione del rapporto è stata anche l’occasione
per parlare dell'esigenza di accelerare l'iter per l'approvazione
della nuova legge sui reati ambientali. Una delle iniziative che fa
parte della campagna itinerante “No Ecomafia Tour”. L’associazione
ambientalista, infatti, da anni chiede un supporto legislativo più
esigente che coadiuvi il lavoro di Magistrati e forze dell’ordine.
E’ necessaria una maggiore severità verso i reati ambientali,
attraverso la loro introduzione nel codice penale.
Alla presentazione del rapporto a Catania hanno partecipato Mimmo
Fontata, presidente Legambiente Sicilia, Antonio Pergolizzi, coordinatore
nazionale Osservatorio ambiente e legalità, Enrico Fontana,
coautore del Rapporto ecomafia 2009, Onofrio Lo Re, procuratore aggiunto
Procura della Repubblica di Catania, Ivan Lo Bello, presidente Confindustria
Sicilia, Dario Montana, Libera Catania, Tiziano Granata, responsabile
regionale Osservatorio ambiente e legalità, Renato De Pietro,
presidente Legambiente Catania. Anche il Procuratore Capo della Repubblica,
Vincenzo D’Agata, è intervenuto alla presentazione.
Erano altresì presenti diversi esponenti delle forze dell’ordine
ed in particolare L’Ammiraglio De Michele, Comandante della
Capitaneria di Porto di Catania, il Capitano Moscati del Comando Provinciale
dei Carabinieri, il dott. Fatuzzo, in rappresentanza del Questore
di Catania, il Commissario del Nucleo Operativo del Corpo Forestale
Luca Ferlito, il Commissario del Nucelo di Polizia Giudiziaria del
Corpo Forestale Maurizio Mazzocca, il Capitano dei Carabinieri Sframeli
della D.I.A. di Catania, il dott. Lizzio, in rappresentanza del Comandante
del Corpo di Polizia Municipale di Catania. Presente anche il Commissario
dell’Ente Parco dell’Etna, Ettore Foti. Assenti, nonostante
invitati, rappresentanti della Provincia regionale di Catania e dell'Amministrazione
Comunale di Catania.
Due
boss della mala reggina costruiscono una scuola barando sulla
qualità del calcestruzzo. Durante una conversazione telefonica,
uno dei due suggerisce di mettere meno cemento e più sabbia
nell’impasto; l’altro gli risponde scocciato che in
questo modo la pompa idraulica rischia di bruciarsi. Né
l’uno né l’altro vengono sfiorati dalla preoccupazione
che in questo modo la scuola rischia di crollare.
Ecomafia 2009 racconta storie come queste e rilegge un anno intero
attraverso i numeri e i fatti della criminalità ambientale:
traffici illeciti di rifiuti, abusivismo edilizio e appalti truccati,
racket degli animali, archeomafia, agromafia, incendi boschivi
e così via. Con una certezza: l’ecomafia non conosce
crisi, anzi è sempre in forma smagliante. I numeri sono
quelli ufficiali delle forze dell’ordine. Le storie, invece,
danno senso, luogo, nome e faccia a quei numeri. Ci sono le vittime
e i carnefici, le guardie e i ladri. Ben 25.776 ecoreati accertati,
cioè quasi 71 al giorno, 3 ogni ora. Più del 48%
si è consumato nelle quattro regioni a tradizionale presenza
mafiosa, il resto si spalma democraticamente su tutto il territorio
nazionale. |
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Il
2008 è l’anno dei record per le inchieste contro
i trafficanti di rifiuti, ben 25. Con un fatturato che supera
i 7 miliardi di euro, soldi sporchi accumulati avvelenando l’ambiente
e i cittadini. La montagna di scorie industriali gestite illegalmente
dalla “Rifiuti Spa” in un solo anno ha raggiunto la
vetta di 3.100 metri, quasi quanto l’Etna. Non è
mai stata così alta. Anche l’abusivismo edilizio
non conosce tregua: 28 mila nuove case illegali e un’infinità
di reati urbanistici, soprattutto nelle aree di maggior pregio.
E poi il saccheggio del patrimonio culturale, boschivo, idrico,
agricolo e faunistico. Il perché sta tutto in un numero:
20,5 miliardi di euro. È l’incasso totale dell’ecomafia.
Alla faccia della crisi economica. |
L'altra tappa siciliana della campagna
itinerante “No Ecomafia Tour” “Il
contrasto alle Ecomafie, aspettando la nuova Legge sui reati ambientali”
si è svolta venerdì 8 gennaio
a
Caltanissetta presso la
sala Rossa del Cine-Teatro Bauffremont.
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