ecofilm, ecopensieri

Perché questa rubrica? A mio avviso è bene che le esperienze, le opere ed in generale i percorsi fatti dalle persone non si disperdano ma si possano condividere. In particolare l’argomento ambiente ha bisogno di costanti spunti di riflessione e di incentivi per la maturazione di scelte virtuose e contagiose. Per cui si è pensato di individuare attraverso i libri, le esperienze, i film a tema alcuni spunti interessanti tesi ad arricchire il nostro rapporto emozionale e razionale con l’ambiente ed il pianeta.

Marcello Gurrieri


Marcello Gurrieri è nato a Ragusa il 9 maggio 1973. Socio di Legambiente Catania, è stato volontario di Mani Tese Sicilia e di Casa Famiglia Puebla. Ama il cinema, lo sport, la musica, la natura e la buona cucina. E' stato responsabile della sede di Ragusa del Centro di Servizio per il Volontariato Etneo. Ha pubblicato i seguenti libri: "Le anime libere della notte" per la Libroitaliano, "L'ostinazione della speranza - credere, sentire, vivere... nonostante tutto" e "Il rugby... secondo me" con www.ilmiolibro.it


Il primo uomo (2012). Film di Gianni Amelio

Jean Cormery è un famoso scrittore algerino che vive in Francia da tanti anni. Decide di tornare nell’Algeria degli anni 50, colma di tensioni da guerra civile. Sullo sfondo i disastri del colonialismo, le radici dell’odio e la cancrena che esso causa, il razzismo, le ghettizzazioni, le giovani vite spezzate, le bombe, la morte degli innocenti. Cerca di diffondere ostinatamente un messaggio di pace in un clima difficilissimo. Viene attaccato da tutte le parti; gli rimproverano eccessiva morbidezza e distanza. Gli citano persino una frase tratta da un suo libro: “colui che scrive non sarà mai all’altezza di colui che muore”. Così Cormery ricerca nei ricordi dell’infanzia la forza, l’ispirazione e l’entusiasmo per andare avanti. Anche perché sono i ricordi della miseria, delle difficoltà di una vita senza padre e senza soldi, senza prospettive; eppure sono ricordi ricchi di umanità, dolcezza e affetto. Un’apparente contraddizione che trova chiarezza nel volto della madre, così colmo di amore e tenerezza. Tratto dal romanzo incompiuto di Albert Camus (trovato sul luogo del fatale incidente stradale), “Il primo uomo” è stato voluto con forza da Gianni Amelio e dalla produzione, tanto da assumersi dei notevoli rischi (la figlia di Camus ha firmato il contratto solo dopo aver visto il film).

12 aprile 2017


 
Cose dell’altro mondo (2011). Film di Francesco Patierno

Nord est Italia: una quotidianità caratterizzata dalla faticosa convivenza con i migranti, con sovrabbondanza di luoghi comuni, ipocrisie, sentenze superficiali ed episodi di ingiustizia e razzismo. L’industriale Golfetto, nel suo abituale intervento da opinionista in una TV locale, si lascia andare all’ auspicio provocatorio che uno “tsunami purificatore” spazzi via tutti gli immigrati. E magicamente viene esaudito. All’ improvviso tutta la popolazione straniera scompare e la città si ritrova in una situazione di assoluta emergenza: le fabbriche non possono più produrre, gli anziani restano soli, la frutta va al macero nelle campagne, i mezzi di trasporto restano senza benzina, i tir abbandonati sulle autostrade, le materie prime essenziali razionate. L’idea geniale di questa fiaba moderna (già precedentemente vista nel film “Un giorno senza messicani” di Sergio Arau che proponeva lo stesso soggetto ambientato in California), pur nell’inverosimiglianza di quanto narrato, ha il merito di far riflettere sulla complessità della nostra società, su cosa può significare la presenza dei migranti intorno a noi. Accanto a problematiche importanti e sempre più complesse anche oggettive correlazioni, opportunità, potenzialità inespresse.

4 marzo 2017


8 Mile (2002). Film di Curtis Hanson

“8 mile” è il nome di una strada di Detroit abitata dalla cosiddetta “spazzatura bianca” (“white trash”) vale a dire da quell’insieme di persone che, seppur bianche, vivono al di sotto della soglia di povertà, in condizioni di degrado, violenza, miseria. Uno di loro, Jimmy Smith Jr. (detto B-Rabbit, interpretato dal cantante Eminem) percorre quelle strade arrangiandosi come può, tra un lavoro pesante e malpagato in fabbrica, una madre alcolista e depressa ed un sogno nel cassetto: la valorizzazione del suo grande talento di cantante rap. Un talento che fa fatica ad imporsi tra moltitudini di rappers neri. Insomma una sorta di razzismo al contrario, un bianco che cerca di superare pregiudizi che sembrano incrollabili. A mio avviso il più grande pregio del film, ispirato in buona parte alla vera storia di Eminem, è quello di raccontare benissimo il linguaggio della strada, il mondo del rap: dove nasce, cosa rappresenta, cosa lo alimenta, cosa lo fa deragliare verso illusori e fragili “paradisi”  che ne compromettono la forza creativa e la sincerità. Ed Eminem, nel trovarsi dentro a tutto questo, che è la sua vita, ha dato una prova di “recitazione” molto apprezzata. Non a caso ho voluto virgolettare la parola “recitazione” perché in fondo quello che Eminem ha fatto è stato tuffarsi in ciò che conosce meglio, rappresentando se stesso, il suo mondo. E lo ha fatto come meglio non poteva, con rara intensità.

Personalmente, trovo che il momento più bello del film sia quello delle “Battles” (battaglie) allo Shelter, locale in cui i rappers si “scontrano” con raffiche di parole mitragliate senza sosta. In quelle parole c’e’ tutto il loro vissuto, tutta la loro forza. E questa energia mi ha sinceramente emozionato e mi è arrivata nonostante i grossi limiti della traduzione italiana e la mia non conoscenza dello slang di strada americano. B-Rabbit stravince la battaglia dello Shelter ma non ha il tempo di esultare. Saluta gli amici e si incammina verso la fabbrica. Lo attende il turno di notte…

4 febbraio 2017


FIERI – Fabbrica interculturale ecosostenibile del riuso

A Catania nasce “Fieri”, un progetto innovativo per dare risposte molto importanti a questioni socio-ambientali di assoluta rilevanza. Un gioco di parole che sta per Fabbrica Interculturale Ecosostenibile del Riuso. Un antico casolare di Catania (messo a disposizione in comodato d’uso dal Comune di Catania e da un privato) verrà ristrutturato e diventerà un punto di riferimento per l’intera comunità. Vi si potranno smaltire materiali ormai considerati rifiuti, che saranno riparati, recuperati, riutilizzati, trasformati. Giovani catanesi e giovani migranti impareranno un mestiere di artigianato, vivendo tra l’altro una preziosa occasione di integrazione fattiva. “Apprenderemo – dice Antonio D’Amico – tecniche antiche e innovative per creare oggetti belli e funzionali da materie che non utilizziamo più […]. Diventerà un’officina di creatività ed un piccolo negozio, a metà tra un rigattiere ed un shop di design”. Com’e’ facile intuire un progetto del genere può dimostrare la sua concreta utilità su più fronti convergenti: ambiente, integrazione, lavoro. Faccio i miei personali complimenti a tutti gli attori e partners di questo progetto: Arci Comitato Territoriale di Catania, Mani Tese Sicilia, Associazione des Mautirieeens, Associazione Rifiuti Zero Sicilia, a’ Fera Bio Catania, Al Revés – società cooperativa sociale, RisOrti Migranti, Arci Melquiades, Zeronove, MAKE’ TERRA, Circolo Faber, Cooperativa Prospettiva, Mettiamoci in Gioco – Sicilia, Banca Etica.

E’ possibile sostenere FIERI tramite il crowdfounding. Sul seguente link, il video e le informazioni su come sostenere il progetto:

https://www.produzionidalbasso.com/project/fieri-fabbrica-interculturale-ecosostenibile-del-riuso/

20 gennaio 2017