Le Forre laviche del Fiume Simeto, situate nell’alto corso del fiume, sono state individuate quale Sito di Importanza Comunitaria ITA070026 e con Decreto Ministeriale del 21 dicembre 2015 sono state designate quale Zona Speciale di Conservazione (ZSC) ai sensi dell’art. 4, paragrafo 1, della direttiva 92/43/CEE.

Le Forre Laviche racchiudono un insieme diversificato di ambienti naturali in buone condizioni di conservazione, di grande interesse paesaggistico e naturalistico ed ospitanti una ricca biodiversità. Di estremo interesse sono anche gli aspetti geologici e geomorfologici.

Descrizione del sito
All’uscita delle gole laviche della Cantera (non incluse nella istituenda riserva naturale prevista dal Piano regionale dei Parchi e delle Riserve del 1991), che costituiscono probabilmente l’ambiente più peculiare e spettacolare, il fiume scorre per una decina di chilometri, fino alla località Pietrerosse, in uno stretto alveo posto al limite tra le lave dei Centri Alcalini Antichi, ad est, ed i terreni sedimentari ad ovest.
In corispondenza del Ponte Passo Paglia ha inizio il tratto della prevista riserva naturale. Da qui alla Contrada Pietrerosse, sulla sponda destra, affiorano le cosiddette Argille Variegate, di età cretacea, caratterizzate da caratteristici colori grigio, rosso e verdastro, la cui erosione ha determinato l’instaurarsi di pittoresche aree calanchive. Le lave presenti sulla sponda sinistra formano, invece, alte pareti sub-verticali caratterizzate da affioramenti di spettacolari basalti colonnari.
In prossimità del Ponte dei Saraceni si incontra un secondo tratto profondamente inciso in rocce laviche appartenenti ai Centri Alcalini Antichi, ai cui fianchi l’alveo di piena, scavato anch’esso sulle lave, presenta le caratteristiche forme d’erosione denominate “marmitte dei giganti”. A valle di quest’area l’alveo del fiume si allarga nuovamente e si svolge per alcuni chilometri, fino alla Contrada Santa Domenica, in una stretta valle affiancata da alte pareti laviche limitanti ampie zone pianeggianti. Di rilievo, in aree esterne all’attuale perimetro, la presenza, in Contrada Santa Domenica, di alcune sorgenti che vanno ad alimentare il Fiume Simeto. Le piccole grotte (“Favare”) da cui scaturisce l’acqua sono ubicate in spesse concrezioni calcaree travertinose formate dalla precipitazione di carbonato di calcio di cui sono ricche le sorgenti.

Interesse naturalistico
La presenza di ambienti acquatici, ripari e di forra determina un rilevante interesse per la fauna sia vertebrata sia invertebrata. In particolare, le acque del fiume ospitano comunità macrobentoniche discretamente ricche; la confluenza di sorgenti con acque pure nei pressi del corso d’acqua innalza significativamente il livello della biodiversità e determina un apporto idrico che migliora la qualità biologica delle acque. La presenza di diversi ambienti in condizioni di naturalità e di seminaturalità (corsi d’acqua, ambienti lentici, greti ciottolosi, rupi, pascoli, aree boscate, seminativi) rende il territorio dell’area protetta particolarmente interessante anche per la fauna terrestre. Aree limitrofe al corso d'acqua costituiscono inoltre l’habitat di specie faunistiche di particolare importanza tra le quali va menzionato il Grillaio (Falco naumanni), specie meritevole di attenta conservazione in quanto minacciata a livello mondiale.

Sotto l'aspetto vegetazionale il corso d'acqua ospita estesamente boschi ripari a salici (Salicetum albo-purpureae) caratterizzati dalla presenza di tre specie di salice, Salice bianco (Salix alba), Salice rosso (Salix purpurea) e Salice di Gussone (Salix gussonei), nonché di Tamerice maggiore (Tamarix africana), Pioppo nero (Populus nigra) ed Oleandro (Nerium oleander). In diversi tratti i boschi ripari a salici e pioppo risultano notevolmente densi e fisionomicamente evoluti, denotando un ottimo stato di conservazione. La presenza del Salice di Gussone riveste, inoltre, particolare interesse in quanto specie endemica dei corsi d'acqua della Sicilia nord-orientale. In alcuni tratti con debole scorrimento delle acque è insediata una vegetazione palustre a tifa (Typha angustifolia) alla quale si associano altre idrofite quali la Menta d’acqua (Mentha aquatica) e lo Zigolo comune (Cyperus longus).

Problematiche di conservazione
Tra le problematiche di conservazione, oltre all'immissione di acque inquinate derivanti dai centri abitati di Maniace e Bronte, va segnalato il prelievo delle acque. Esistono, infatti, numerosi attingimenti, molti dei quali privi di concessione, ed una grossa derivazione dell’ENEL (traversa Santa Domenica), in contrada Sciarrone del Duca, attraverso una traversa che sbarra del tutto il corso del fiume, determinando quasi sempre il prosciugamento dell’alveo a valle in dispregio dell'obbligo del mantenimento del deflusso vitale. Per la conservazione delle caratteristiche di naturalità è indispensabile garantire il rilascio di portate significative dalla traversa Enel, consentendo il prelievo soltanto in occasione delle maggiori portate del fiume.
Tutti i prelievi non autorizzati andrebbero eliminati. Per quelli consentiti andrebbero invece studiate soluzioni volte ad assicurare, anche in questo caso, il prelievo solo quando il fiume presenta consistenti portate.
Particolare attenzione andrà rivolta alla gestione delle acque delle sorgenti, le cui biocenosi risultano maggiormente vulnerabili.