I pantani di Lentini e di Gelsari costituiscono vaste zone umide situate sulla costa ionica della Sicilia, a confine tra le province di Catania e Siracusa, in prossimità del tratto terminale del fiume San Leonardo.
Nello scorso secolo furono oggetto di interventi di bonifica idraulica e di prosciugamento che determinarono la scomparsa degli ambienti naturali. Tuttavia, a differenza di altre zone umide, non furono oggetto di trasformazioni territoriali distruttive.

Negli ultimi anni l’abbandono di gran parte delle attività agricole e la difficoltà o l’impossibilità di garantire il deflusso delle acque (gran parte delle superfici dei pantani si trovano a quote prossime o inferiori al livello del mare) per l’assenza o il mal funzionamento di impianti idrovori, hanno consentito in queste aree un rapido processo di ricostituzione degli ambienti naturali tipici delle zone umide, di grande interesse naturalistico per la presenza dell’avifauna e per la vastità e la diversità degli habitat.

Le prime indagini condotte sull’avifauna negli scorsi anni documentano la presenza di specie di notevole interesse ai fini della conservazione quali la Moretta tabaccata, il Mignattaio, la Sgarza ciuffetto, l’Airone rosso, la Spatola, lo Svasso maggiore, l’Airone bianco maggiore, tutte incluse nell’Allegato 1 della Direttiva "Uccelli".

Sono presenti anche specie di piante rare tipiche delle zone umide e habitat di interesse prioritario ai sensi della Direttiva Habitat. Fra le specie vegetali vanno menzionate Ranunculus peltatus subsp. baudotii, Trifolium pannonicum, Potamogeton pectinatus, Sarcocornia alpini e Typha dominigensis. Di estremo rilievo è la presenza, nel Pantano di Gelsari, di Leontodon muelleri, pianta rarissima, che era stata segnalata da Gussone nel 1844 e da Lojacono Pojero nel 1903 per la Piana di Catania dove, però, non era stata più osservata.

Nei due pantani sono stati individuati habitat di interesse comunitario ai sensi dell’Allegato I della Direttiva "habitat": 1410 Pascoli inondati mediterranei (Juncetalia maritimi), 1420 Praterie e fruticeti alofili-mediterranei e termo-atlantici (Sarcocornetea fruticosi), 3150 Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition, 3170 Stagni temporanei mediterranei (habitat considerato di interesse prioritario ai fini della conservazione).

Considerato l'elevatissimo valore naturalistico, Legambiente Catania ha proposto nel 2011 l'adozione di strumenti di tutela che hanno condotto, nel luglio del 2012, alla apposizione di un vincolo biennale in attesa della istituzione di una riserva naturale.

L'area, inoltre, è stata individuata quale Zona di Protezione Speciale ai sensi della Direttiva "Uccelli".

Purtroppo, lo scenario naturale attuale è stato fortemente modificato in seguito agli interventi di prosciugamento delle zone umide attraverso l’attivazione di impianti idrovori da parte del Consorzio di Bonifica 10 Siracusa e la successiva distruzione con mezzi meccanici della vegetazione dei Pantani, azioni che hanno compromesso l’ecosistema e messo a repentaglio la vita di molte specie animali rare o a rischio di estinzione, come la Moretta tabaccata.

Per tali motivi Legambiente nel 2012 e nel 2013 ha presentato esposti alla Procura della Repubblica e alla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea per violazioni sostanziali delle norme di tutela della rete ecologica “Natura 2000” per danni sia ad habitat d’interesse comunitario ai sensi della Direttiva europea “Habitat” che della Direttiva europea “Uccelli”.

La tutela effettiva di queste zone umide consentirà, peraltro, di non sprecare più soldi pubblici per l’energia necessaria ad attivare le idrovore deputate a smaltire le acque. Anche la gestione e la manutenzione degli impianti hanno finora comportato costi enormi per la collettività che potrebbero essere eliminati.

Il decreto del luglio 2012 con il quale sono stati sottoposti a vincolo biennale, in attesa di istituire una riserva naturale, i pantani di Gelsari e di Lentini non include, agglomerati edilizi, legittimi o abusivi. Ciò nonostante alcuni proprietari di costruzioni abusive ricadenti al di fuori dell'area tutelata ma limitrofe alle zone umide di Gelsari, hanno dimostrato una forte opposizione alla presenza dei pantani.
Prescindendo dalla presenza della nuova area protetta le costruzioni che confinano con i pantani appaiono, oltre che abusive, del tutto insanabili in quanto ricadenti in aree a rischio idraulico elevato. In particolare, il Piano Stralcio di Bacino per l'Assesso Idrogeologico (P.A.I.) qualifica le aree prossime alla foce del fiume San Leonardo a rischio idraulico "molto elevato" o "elevato" a seguito di possibili eventi di piena che possono interessare questo corso d’acqua.