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In assenza degli interventi antropici del passato (incendi, tagli, pascolo, impianti di colture) il paesaggio vegetale che si potrebbe riscontrare sulla Timpa sarebbe ben diverso da quello attuale. Esso sarebbe molto simile a quello del mitico Bosco di Aci, che proprio in corrispondenza della Timpa, giungeva sino al mare. La ricostituzione di tale paesaggio vegetale, teoricamente possibile grazie all’istituzione della riserva, è ostacolata dagli incendi, dagli interventi di sistemazione che distruggono la vegetazione, dal consumo di suolo per interventi di trasformazione territoriale ed edificatori, che a dispetto, appunto, dello stato di tutela formale di cui gode tale area, continuano invece a verificarsi.
Malgrado tutto la Timpa possiede un patrimonio floristico e vegetazionale particolarmente ricco, con aspetti a bosco, macchia e vegetazione delle rupi. Di rilievo è la presenza di boscaglie che, seppur frammentate, ospitano querce ed altri elementi della macchia mediterranea (sono presenti querce caducifoglie termofile del gruppo Quercus robur, come Quercus virigiliana ed altre specie arboree ed arbustive proprie della vegetazione sempreverde mediterranea). Tale ricchezza è determinata dalle diverse condizioni ambientali che è possibile riscontrare in un territorio seppur ristretto.
Alcune specie vegetali hanno un interesse fitogeografico in quanto rare o perché hanno un areale ristretto. Tra queste si cita il garofanino delle rupi (Dianthus rupicola), specie endemica dell’Italia meridionale e Sicilia localizzata, per il territorio etneo, solo sulla Timpa. L’aspetto a macchia più diffuso sulla Timpa è quello caratterizzato dalla presenza di euforbia arborescente (Euphorbia dendroides), grosso cespuglio caducifoglio, glabro, sferico, a cui si accompagnano altre specie tra cui, in particolare, l’alaterno (Rhamnus alaternus) e l’olivastro (Olea europaea v. sylvestris).
La vegetazione presente sulla Timpa, per quanto degradata in diverse aree, è di grande interesse ecologico e naturalistico, oltre che paesaggistico, costituendo nel suo insieme, ivi compresi i popolamenti faunistici che comprende, un prezioso e sempre più raro sito di rifugio della biodiversità propria delle basse pendici etnee. L’istituzione dell’area protetta dovrebbe servire a tutelare tale biodiversità e impedirne la graduale continua perdita. |
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