Legambiente Catania
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Riserva naturale "Oasi del Simeto"
 
 
 
 
Gestione della riserva
 
   
 

Dal 1988 la riserva naturale è stata affidate in gestione alla Provincia Regionale di Catania.
Gli interventi significativi effettuati dall’ente gestore dalla data di affidamento della riserva ad oggi sono assai modesti. Non sono state effettuate neppure le azioni necessarie al mantenimento degli ecosistemi previsti dalla stessa Convenzione di affidamento della riserva e, in particolare, quelli per “ripristinare le condizioni idrobiologiche ottimali nelle zone umide della riserva”.
Le opere più rilevanti sono state la recinzione dell’argine sinistro del Simeto e dell’argine del lago Gornalunga (effettuate su pressanti sollecitazioni di Legambiente); va evidenziato che tali interventi costituiscono solo una parte dell’intervento più ampio di recinzione della zona A, previsto dalla Convenzione, non ancora effettuato.
Di notevole importanza è stata l’acquisizione, mediante fondi comunitari, di alcune aree della riserva (pure questo intervento è stato effettuato a seguito di sollecitazioni di Legambiente che ha svolto anche un ruolo di collaborazione).
Un’azione a cui è stato data molto risalto, è stata la reintroduzione del Pollo sultano nei canneti della vecchia ansa del Simeto. Tale intervento, in realtà, è stato realizzato non in maniera diretta dalla Provincia Regionale di Catania, in quanto facente parte di un progetto promosso dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica e dalla LIPU che ha previsto la reintroduzione di questo rallide anche in altri siti della Sicilia.
Va osservato che l’intervento, pur pregevole negli intendimenti, non modifica i fattori di criticità che attualmente non garantiscono una corretta conservazione degli ambienti naturali della riserva e di quelli della vecchia ansa del Simeto in particolare.
Malgrado l’ente gestore, attraverso filmati, pubblicazioni patinate e depliant proponga l’immagine di una riserva naturale ben gestita e ben tutelata, la realtà è assai diversa.
Nella riserva dell’Oasi del Simeto manca, innanzi tutto, un efficiente sistema di controllo e di prevenzione delle violazioni ambientali. In questi anni di gestione da parte della Provincia regionale tutte le possibili violazioni al regolamento sono avvenute ed in notevole numero: abusivismo edilizio, furti d’acqua, scarico di rifiuti, abbattimento di fauna protetta, distruzione di vegetazione naturale, alterazioni idrobiologiche, ecc.
L’ente gestore, inoltre, non ha mostrato l’autorevolezza necessaria per affrontare le problematiche più importanti della riserva costituite dall’abusivismo edilizio e dalle alterazioni del regime idrologico del Simeto. Anche in questi casi i pochi interventi assunti, come le indicazioni sulla derivazione idraulica del Simeto per l’invaso di Lentini, sono avvenuti su pressanti richieste di Legambiente. Eppure l’ente gestore, in forza delle competenze che gli derivano dalla L.R. 9/1986 che istituisce le Province regionali, potrebbe rivestire un ruolo incisivo di intervento sulle problematiche esterne al territorio dell’area protetta ma che su di esso e sugli equilibri dei suoi ambienti naturali, hanno influenza.
È grave che l’ente gestore non senta l’esigenza di ricorrere al Consiglio Provinciale Scientifico per le riserve ed il patrimonio naturale che, infatti, da circa cinque anni non è più rinnovato e riunito.
Andrebbe a tal proposito effettuata un’attenta verifica circa la legittimità e la coerenza con le finalità della riserva di tutti i nulla osta ed autorizzazioni rilasciati dall’ente gestore sulle specifiche materie per le quali era previsto il preventivo parere del Consiglio Provinciale Scientifico.
L’inadeguatezza organizzativa impedisce di risolvere, con la solerzia assolutamente necessaria per la gestione e la tutela di un’area protetta, anche i problemi legati all’ordinaria amministrazione che si sono, in tal modo, incancreniti in vere e proprie emergenze.
Non sembra esistere una programmazione e i pochi interventi effettuati risultano, pertanto, non coordinati tra loro ma isolati e non inseriti in un progetto teso al raggiungimento di un determinato obiettivo.
Manca, infine, quel processo, indispensabile quando si opera in un’area naturale protetta, di controllo e monitoraggio degli effetti prodotti da un dato intervento al fine di calibrare o modificare o non ripetere ulteriori interventi. 
Uno dei principali compiti dell’ente gestore dovrebbe essere quello di proporre interventi che rimuovano le condizioni di artificialità in cui si trovano alcuni ambienti della riserva, favorendo e accelerando processi naturali oggi impediti.
Tra gli interventi a cui dare priorità dovrebbe, quindi, figurare certamente la riqualificazione fluviale del Simeto. Il tratto terminale del fiume ricadente nella riserva, oltre a quello a monte fino alla traversa di Ponte la Barca (per una lunghezza complessiva di circa 30 km) è stato infatti oggetto, tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 dello scorso secolo, di una sistemazione idraulica che ha eliminato le anse che il fiume formava, rettificandone il corso. Con la suddetta sistemazione idraulica sono stati realizzati argini e golene e il fiume è stato confinato in un alveo di magra bordato, per gran parte del tratto sistemato, da una scogliera realizzata con grossi massi di basalto; in corrispondenza della foce la distanza degli argini è maggiore rispetto ai tratti sistemati a monte.
In tal modo il fiume non è più in grado di divagare e risulta ridotta o assente la diversità morfologica rappresentata dalla presenza di isole, lanche, sezioni e profondità dell’alveo variabili. Anche la diversità biologica risulta fortemente ridotta per la scarsa presenza di vegetazione riparia e per il conseguente scarso riparo e per le limitate possibilità di alimentazione offerte alla fauna.
Un possibile intervento di riqualificazione fluviale del tratto del Simeto ricadente entro la riserva naturale potrebbe essere l’abbassamento della quota delle golene. Attualmente, infatti, le golene, a causa della loro quota elevata, sono sommerse dall’acqua solo in occasione di piene di rilevante entità e costituiscono, pertanto, aree aride. Il predetto intervento, da eseguirsi con tecniche di ingegneria naturalistica ed a seguito di un accurato progetto, consentirebbe di ottenere, aree soggette a periodiche e frequenti inondazioni elevando la diversità morfologica e biologica oggi esistente.
Interventi come quello descritto, volti a recuperare sotto l’aspetto naturalistico fiumi che sono stati oggetto di sistemazioni idrauliche, si stanno realizzando da anni soprattutto nei paesi del centro Europa. Su tali corsi d’acqua si interviene secondo un approccio interdisciplinare che parte dal presupposto che per avere fiumi vivi, sani e sicuri bisogna lasciare loro il giusto spazio e permetterne il funzionamento secondo le dinamiche naturali.

testo tratto da:
Legambiente Catania. 2006 - La gestione delle riserve naturali nella provincia di Catania.

 
     
   



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