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Riserva naturale "Oasi del Simeto"
 
 
 
 
Altre problematiche della riserva
 
   
 

Rifiuti
La riserva è disseminata di rifiuti di ogni tipo: rifiuti solidi urbani, rifiuti ingombranti, carcasse di auto, scarti edilizi, rifiuti provenienti dalle attività agricole.
Tali rifiuti sono presenti anche all’interno di alcune delle aree di elevato valore ambientale come gli stagni salmastri costieri posti immediatamente a nord e a sud del villaggio “Azzurro”, la vecchia ansa del Simeto, le formazioni di dune costiere e sono presenti persino lungo i percorsi utilizzati dal servizio visite guidate, fornendo ai visitatori una chiara indicazione di una cattiva gestione della riserva.
Nella maggior parte dei casi, si tratta di rifiuti che non vengono rimossi da anni. Va osservato che la mancata rimozione di alcuni tipi di rifiuti determina un aggravio del danno ambientale, come, ad esempio, per gli oggetti in materiale plastico, la cui esposizione per anni al sole ne determina la frantumazione, rendendone difficoltoso o addirittura impossibile il recupero soprattutto nelle aree sabbiose.

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Pesca
Il Consiglio Provinciale Scientifico (negli anni in cui era regolarmente convocato), nell’ambito della definizione delle aree della riserva in cui consentire o vietare l’attività di pesca, propose all’unanimità (seduta del 19/09/1996) di vietare tale attività alla foce del  Simeto.
Eppure da allora ad oggi alla foce del Simeto si assiste ad attività di pesca, al transito di imbarcazioni a motore alla foce e lungo l’asta del Simeto, al carico e allo scarico di attrezzature dalle barche, al carico del pescato dalle barche ai furgoni (che entrano in zona A della riserva), al ricovero delle barche lungo le sponde dell’area di foce (figura 4.12) e ad altre operazioni connesse all’attività di pesca. Tali attività determinano un disturbo alla fauna e all’avifauna in particolare, la cui presenza, diversamente, sarebbe più frequente in corrispondenza della foce del fiume.

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Balneazione
Il regolamento della riserva vieta la balneazione in un tratto di costa della zona A; tuttavia il regolamento indica un limite nord ed uno sud del litorale in cui la balneazione è vietata ma attribuisce ai valori di latitudine espressi in gradi i valori del sistema UTM che, ovviamente, non coincidono. L’errore è macroscopico ma ben si comprende quale dovesse essere il limite da rispettare. In ogni caso il medesimo regolamento stabilisce che: “L’ente gestore può, inoltre, istituire altri divieti temporanei di balneazione...”  e pertanto, l’ente gestore, se avesse voluto, avrebbe potuto far fronte all’erronea indicazione dei limiti indicati dal regolamento.
Invece l’ente gestore non ha mai contrastato l’esercizio della balneazione  che determina danni alle tipiche formazioni vegetali psammofile delle dune (il che costituisce una violazione al regolamento della riserva), alle specie animali delle dune ed il disturbo dell’avifauna (rappresentando ulteriori violazioni al regolamento). Va aggiunto che spesso alla pratica della balneazione è associato l’ingresso di mezzi motorizzati e all’inizio di ogni stagione balneare, l’effettuazione di interventi di “pulitura” della sabbia attraverso spianamento dei resti di dune, asportazione della vegetazione e rastellamento della sabbia.
L’ente gestore, pertanto, avrebbe dovuto intervenire regolamentando tale pratica in modo che non determinasse, come viceversa avviene, notevoli danni ambientali ed in particolare la scomparsa, la rarefazione o la distruzione delle biocenosi delle dune per la tutela delle quali la riserva è stata istituita.

testo tratto da:
Legambiente Catania. 2006 - La gestione delle riserve naturali nella provincia di Catania.

 
     
   



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