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Riserva naturale "Oasi del Simeto"
 
 
 
 

La riserva naturale orientata "Oasi del Simeto" è stata istituita con Decreto dell'Assessore al Territorio ed Ambiente del 14 marzo 1984. Con successivo decreto assessoriale del 30 maggio 1987 venne approvato il regolamento della riserva.
La riserva naturale è stata istituita per la tutela di ambienti che in Sicilia si sono fortemente rarefatti rispetto alle estensioni che avevano in passato. La riserva naturale, infatti, include oggi una piccola porzione del vasto complesso di ambienti fluviali palustri di acqua dolce e salmastra e di dune costiere che si estendevano in gran parte della Piana di Catania sino al Biviere di Lentini, rivestendo un eccezionale interesse naturalistico.
Le zone umide erano separate dal mare da un cordone costiero di dune che si estendeva dal faro Biscari fino ad Agnone e che, secondo le descrizioni di numerosi autori, era mediamente largo due chilometri e alto otto metri.
L’esecuzione di opere di bonifica idraulica e, successivamente, l’antropizzazione di alcune aree, hanno determinato una consistente perdita di questo patrimonio naturale. In particolare gli ambienti naturali della riserva sono stati oggetto, a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, di un vasto fenomeno di edificazione abusiva che si è protratto massicciamente anche dopo l’istituzione dell’area protetta.
Le opere idrauliche realizzate sul bacino del Simeto hanno prodotto invece effetti negativi sugli equilibri idrologici, idrogeologici e sedimentologici della riserva che rischiano di aggravarsi sia con la realizzazione degli ulteriori interventi previsti che in assenza di azioni correttive per quelli realizzati.
Nonostante le aggressioni subite, la riserva riveste rilevante interesse naturalistico ed elevate potenzialità soprattutto come area di protezione dell’avifauna nonché per la presenza di ambienti estremamente diversificati. L’individuazione di gran parte del territorio della riserva quale Sito di Importanza Comunitaria (S.I.C.) e Zona di Protezione Speciale (Z.P.S.), ai sensi delle direttive nn. 92/43/CEE e 79/409/CEE, costituisce un’ulteriore conferma di questo interesse naturalistico.
Le finalità di tutela degli ambienti umidi e di quelli sabbiosi costieri sono chiaramente esplicitate nel Decreto istitutivo della riserva: “favorire ed incrementare le condizioni per la sosta e la nidificazione dell’avifauna e il restauro della vegetazione psammoalofila e mediterranea”. Tali finalità, nonché la tipologia di riserva naturale orientata, devono indirizzare la tutela verso forme di gestione che, oltre a garantire la conservazione degli ambienti in condizioni di naturalità, prevedano interventi volti a recuperare sotto l’aspetto naturalistico le aree più o meno deteriorate dall’intervento antropico.
La riserva include il tratto terminale del fiume Simeto che tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso è stato rettificato e arginato. I predetti lavori hanno separato dal nuovo corso un ampio meandro che il fiume formava immediatamente prima della foce. Tale meandro è tuttavia sopravvissuto, essendo alimentato da emergenze della falda.
A circa un chilometro dalla foce della vecchia ansa confluiscono due corsi d’acqua: il canale Jungetto (un antico canale di bonifica che riceve attualmente gli scarichi del depuratore di Catania) e il torrente Buttaceto, le cui acque giungono alla vecchia ansa essenzialmente durante gli eventi di piena.
Gli straripamenti dovuti alle piene del torrente Buttaceto non alterano in maniera significativa i parametri di salinità dell’area di foce della vecchia ansa del Simeto, essendo l’apporto di acque dolci di limitata durata, mentre quelli di natura artificiale dovuti allo Jungetto per qualità, quantità e durata stanno alterando gli equilibri idrobiologici esistenti.
Tra il vecchio ramo del Simeto ed il torrente Buttaceto si trova un vasto canneto dove trovano rifugio migliaia di uccelli.
A nord del vecchio meandro si trovano alcuni stagni retrodunali di acqua salmastra, denominati comunemente “salatelle”, i cui delicati equilibri ecologici sono minacciati ed in parte già alterati dai citati straripamenti del canale Jungetto.
A sud della foce del Simeto è presente un esteso stagno salmastro denominato lago Gornalunga. Esso è oggi alimentato dal canale Benante mentre un tempo costituiva la foce del fiume Gornalunga, adesso affluente del Simeto. Questo stagno accoglie un notevole numero di uccelli durante tutte le stagioni e presenta attorno alle sue sponde un vasto salicornieto.
In varie parti della riserva si formano, nel periodo invernale, numerosi acquitrini stagionali; in tali aree e attorno ai pantani salmastri si rinvengono estesi salicornieti.
L’interesse naturalistico della riserva è accresciuto dagli ultimi residui di dune sabbiose costiere; si tratta di un ambiente molto peculiare per la presenza di fasce parallele alla riva caratterizzate da biocenosi adattate alle particolari e severe condizioni ambientali.

 
   
   



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