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21 giugno 2010

Vasti incendi devastano la Riserva naturale "Oasi del Simeto"

Oggi due distinti incendi di vaste proporzioni hanno interessato simultaneamente la riserva naturale “Oasi del Simeto”.
Il più esteso incendio ha distrutto la vegetazione delle aree palustri che si estendono ai margini del canale Jungetto, mentre il secondo ha distrutto la vegetazione naturale presente in prossimità del villaggio abusivo Ippocampo di Mare.
Entrambi gli incendi appaiono di origine dolosa, essendo distinti, interessando aree che a causa del loro impaludamento determinano fastidi a proprietari di costruzioni abusive.

Le foto accluse, riprese da un aereo che ha sorvolato l’area durante lo sviluppo degli incendi (circa alle ore 14:00 del 21/06/2010), lasciano da sole intendere, in ragione dell’estensione dei roghi, l’entità dei danni prodotti.
Ai danni subiti dalla vegetazione vanno aggiunti quelli più gravi alla fauna per la conseguente ecatombe di animali vertebrati ed invertebrati, tanto maggiore perché relativa a un periodo dell’anno in cui la maggior parte delle specie ha da poco ultimato o ha in corso la nidificazione; tra queste va citata la Moretta tabaccata, specie minacciata a livello globale, che ha nel canneto della vecchia ansa del Simeto uno dei siti di nidificazione più importanti a livello mondiale.

Episodi come questi, purtroppo, si ripetono periodicamente nella riserva naturale da quando, nel lontano 1984, è stata istituita.

Oltre agli incendi, le violazioni al regolamento dell’area protetta sono ormai una triste consuetudine e i trasgressori si fanno forti dell’assenza di efficaci controlli. In tutti questi anni l’Ente Gestore, Provincia Regionale di Catania, non è riuscito a mettere a punto un sistema di controllo e tutela degli ambienti naturali, che risultano, pertanto, solo formalmente protetti.
Non è riuscito neppure a pianificare nessun intervento mirato ad arrestare processi distruttivi quale, ad esempio, quello legato alla continua e inarrestabile erosione costiera dovuta agli insensati interventi idraulici del passato (come l’invaso di Lentini) destinata ad aggravarsi con quelli che si prevede di realizzare o ultimare nel prossimo futuro (come la diga Pietrarossa).

Legambiente auspica che l’Ente gestore e gli organi di polizia giudiziaria facciano luce su questa ulteriore gravissima aggressione agli ambienti naturali ed adottino interventi ed attuino controlli affinché la riserva naturale possa considerarsi realmente protetta.

 

 
     
   
     
   
     
 
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