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8 dicembre 2009

Ulteriore esposto di Legambiente per i lavori nella Timpa di Leucatia

Legambiente, a integrazione degli esposti del 1° luglio 2009 e del 17 ottobre 2009, ha presentato un terzo esposto alla Procura della Repubblica di Catania, richiedendo nuovamente il sequestro di un’area nel Comune di Catania, ricadente nella collina di Leucatia, dove si stanno realizzando edifici in cemento armato.
Nei precedenti esposti Legambiente aveva evidenziato che l’area è di interesse archeologico e sottoposta a vincolo di inedificabilità per la presenza di boschi.
Legambiente è venuta adesso a conoscenza che gli edifici in fase di realizzazione dovevano essere realizzati in base a un progetto di demolizione e ricostruzione di vecchi edifici esistenti. Gli elaborati grafici progettuali, di cui Legambiente è venuta a in possesso a seguito di una richiesta di accesso agli atti al Comune di Catania, indicano, nella planimetria dello stato di fatto due edifici: il primo di forma rettangolare e il secondo, di forma a L, scomponibile in due rettangoli per una superficie complessiva di circa 330 m². L’aerofotogrammetria del Comune di Catania del 2002 mostra, invece, due edifici entrambi rettangolari e quindi nessun edificio di forma ad L. Da tale aerofotogrammetria si rileva che la superficie complessiva dei due edifici era di circa 108 m².
Legambiente ha evidenziato che difformità sulla forma degli edifici e sulle dimensioni in pianta rispetto a quanto riportato negli elaborati progettuali emergono anche dall’esame delle ortofoto esistenti dell’area, alcune delle quali disponibili su Internet.
Maggiori dettagli sulla forma e dimensioni degli edifici si ottengono dal sito web “Bing” che fornisce viste aree prospettiche dell’area ed una visione a 3 dimensioni degli edifici preesistenti.
È stato inoltre accertato che successivamente al primo esposto di Legambiente il Servizio per i Beni Archeologici della Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Catania, con nota del 22 luglio 2009, ha avviato il procedimento di tutela ai sensi del codice “Urbani” per la tutela del monumento sepolcrale romano e della vasta area d’insediamento preistorico che è interessata dalla realizzazione delle opere. Nonostante le prescrizioni di tutela impartite dalla Soprintendenza, ai sensi dell’art. 46 del codice, siano immediatamente precettive, i lavori sono continuati anche dopo la nota della Soprintendenza.