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La riserva naturale orientata “Bosco di Santo Pietro”è stata istituita “al fine della salvaguardia del più importante relitto di sughereta mista a lecceta esistente nella Sicilia centrale, valorizzata da aspetti di macchia e di gariga che ospitano importanti elementi floristici e faunistici”.
Oggi la riserva include, insieme alla limitrofa riserva naturale “Sughereta di Niscemi”, gli ultimi lembi di un vastissimo bosco di sughera che si estendeva per circa 30000 ettari. L’azione di disboscamento ha portato l’estensione dell’originario bosco a circa 2500 ettari, peraltro molto frammentati e in molti casi fortemente deteriorati dall’intervento antropico.
L’interesse naturalistico racchiuso dalla riserva è tuttavia ancora elevato e meritevole di adeguata conservazione. Oltre alla sughera (Quercus suber) ed al leccio (Quercus ilex) sono presenti numerose specie della macchia e della gariga tra le quali si ricordano Phillyrea angustifolia, Pistacia lentiscus, Juniperus phoenicea, Erica arborea, Arbutus unedo, Myrtus communis, Cistus spp., Thymus capitatus, especie rare come Quercus calliprinos, Helichrysum stoechas, Stachys arenaria, Stipa gussonei. Frequente nella riserva è la Palma nana (Chamaerops humilis).
Lungo il corso dei torrenti Ficuzza e Terrana si osservano interessanti aspetti di vegetazione ripariale a salici e pioppi.
Gli aspetti di bosco maggiormente conservato si osservano in contrada Molara mentre altrove sono fin troppo evidenti i segni di ripetuti incendi, di tagli e di rimboschimenti a pini ed eucalipti.
La fauna presente nella riserva è quella tipica degli ambienti di macchia mediterranea, di ambienti aperti e di coltivi; la trasformazione di estese superfici agricole a vigneto a tendone ha sicuramente comportato un ulteriore impoverimento della fauna.
Il territorio della riserva racchiude anche interessanti testimonianze antropiche legate all’agricoltura tradizionale; particolare rilevanza assumono i mulini situati lungo i corsi d’acqua.
Sono presenti anche due chiese: Santa Maria di Betlemme, di origine medioevale, e Santa Maria dell’Idria, degli inizi del secolo scorso.
A seguito di ricorso al TAR, su aspetti formali e non di merito riguardanti la pubblicazione degli atti relativi all'istituzione, la riserva è decaduta.
Nonostante sia necessario soltanto un atto formale, l'Assessorato regionale al Territorio e Ambiente ingiustificatamente non ha ancora istituito nuovamente la riserva.
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