| |
infoenenergie
a
cura di EcosportelloEnergiaNews
Ecosportello
è uno sportello informativo dedicato ai temi dell'energia
e dei rifiuti. Ecosportello svolge un ruolo di consulenza
e di supporto tecnico e normativo anche attraverso il proprio
sportello di prima risposta.
|
|
Ecosportello
è attivo con le proprie iniziative su tutto il territorio
nazionale, segue con attenzione gli avvenimenti e le problematiche
di scala locale e globale assumendo se necessario anche posizioni
critiche nei confronti di eventuali percorsi involutivi. Ecosportello
si pone come punto di eccellenza, al di sopra di interessi
particolari e delle logiche di profitto, e vuole essere un
soggetto indipendente, orientato alla promozione di uno sviluppo
davvero sostenibile.
Per
ricevere le newsletter di
EcosportelloEnergia invia una email
a
energia@ecosportello.org |
L'Europa stabilisce criteri comuni di sostenibilita' per le biomasse
La Commissione
europea, colmando la lacuna della Direttiva sulle energie rinnovabili,
ha reso noti criteri da adottare rispetto alla sostenibilità
delle biomasse per la produzione di elettricità e riscaldamento/raffreddamento.
Anche le biomasse solide e gassose (biogas) quindi dovranno rispettare
criteri di sostenibilità come i biocarburanti. Le indicazioni
della Commissione sono facoltative e gli Stati membri potranno inserirle
nei rispettivi Piani d’azione per le rinnovabili. La Commissione
valuterà nel 2011 se aggiungere norme obbligatorie.
La relazione è accompagnata da una valutazione d'impatto, dalla
quale si evidenzia che criteri vincolanti comporterebbero costi ingenti
per gli operatori economici europei, tenendo presente che almeno il
95% della biomassa consumata nell'Unione Europea proviene da residui
forestali e da sottoprodotti di altre industrie. La relazione giunge
pertanto alla conclusione che in questa fase non sia necessario imporre
una legislazione più dettagliata.
La relazione raccomanda che gli Stati membri adottino modelli tecnologici
analoghi e, soprattutto, si attengano ai criteri di sostenibilità
delineati nella relazione. In tal modo si ridurrà il rischio
dell'introduzione di criteri nazionali diversi e potenzialmente incompatibili,
che ostacolerebbero il commercio limitando lo sviluppo del settore
delle bioenergie.
I criteri raccomandati includono un divieto generale di utilizzo della
biomassa da terreni provenienti da zone forestali, ad alto contenuto
di carbonio e caratterizzati da elevata biodiversità. È
consigliato un metodo comune per il calcolo delle emissioni di gas
a effetto serra per garantire una riduzione di almeno il 35% delle
emissioni di gas a effetto serra (dato che dovrebbe raggiungere il
50% nel 2017 e 60% nel 2018 per i nuovi impianti) grazie all'uso delle
biomasse rispetto all'energia prodotta da fonti fossili nell'Ue. Importanti
anche la differenziazione dei regimi di sostegno nazionali a favore
di impianti che consentono elevati rendimenti di conversione dell'energia
e il controllo della provenienza della biomassa.
Günther Oettinger, responsabile europeo per il settore dell'energia,
commenta: "La biomassa è una delle risorse più
importanti per raggiungere i nostri obiettivi in termini di energia
prodotta da fonti rinnovabili. Questa fonte di energia pulita, sicura
e competitiva, contribuisce già per oltre il 50% del consumo
di energie rinnovabili nell'Unione europea. Con la presente relazione,
la Commissione formula raccomandazioni agli Stati membri in materia
di criteri di sostenibilità ambientale per le biomasse in forma
solida e gassosa. Tra un anno e mezzo effettueremo una revisione della
relazione per verificare la necessità di modifiche al regime,
ivi compresa l'introduzione di norme vincolanti".(15/03/10)

Energia, cartellino giallo per l'Italia
L’Italia
è sotto indagine per gli incentivi alla produzione di energia
elettrica. È quanto si apprende leggendo un documento fatto
pervenire al governo con cui si apre una procedura d'infrazione (2003/2246)
concernente alcuni aspetti della tassazione dell'elettricità
in Italia.
La Commissione Ue ha compiuto una complessa analisi dei rimborsi e
degli incentivi, pagati in bolletta dagli italiani e che lo Stato
italiano riconosce poi ad alcune società elettriche dopo l'uscita
dal nucleare. Dalle indagini realizzate da Bruxelles risulta che con
questo sistema sono state penalizzazione le produzioni estere.
Le tasse pagate dagli utenti italiani gravano sulle bollette di energia
elettrica di tutto il paese, indipendentemente dal luogo di produzione,
mentre i rimborsi vengono riconosciuti solo ai produttori italiani.
Una misura distorsiva che risulta contraria ai principi del mercato
europeo.
Secondo la ricostruzione fatta, inoltre, i rimborsi decisi dallo Stato
italiano in favore delle aziende che hanno dovuto interrompere la
produzione di energia nucleare sono troppo generosi. La Commissione
rileva che "una parte dei costi inerenti alla gestione dei rifiuti
avrebbe dovuto essere sostenuta dagli operatori nucleari prima della
chiusura definitiva degli impianti" e che "in funzione dell'ampiezza
del beneficio concesso agli operatori nazionali" la componente
tariffaria non è compatibile con l'articolo 30 e l'articolo
110 del Trattato”.
Un altro esempio di distorsione del mecato è il caso del Cip6,
il provvedimento con cui si decise il sostegno alle fonti rinnovabili
e assimiliate. Il finanziamento, si legge nella lettera spedita da
Bruxelles, "assume la forma di acquisti garantiti di elettricità
da parte dello Stato ad un prezzo superiore a quello di mercato per
un periodo di 8 anni". La differenza, che pagano i consumatori
con il sovrapprezzo della componente tariffaria A3, va però
solo ai produttori italiani.
L'Unione europea chiede infine di essere informata anche sui finanziamenti
alla ricerca del campo dell'energia elettrica per capire se anche
per questa via non si sia creata una distorsione nel mercato.
Secondo, la Ue ad avvantaggiarsi sono 23 imprese, fra le quali Enel,
Edison, ERG Rosen Rosignano energia. La Ue stima che solo nel 2005
gli incentivi alle rinnovabili sono ammontati a 1,7 miliardi e alle
assimilate a 4 miliardi. Soldi il cui prelievo o distribuzione dovrà
essere ripensato se l'Italia verrà condannata dalla Ue.
Il governo italiano ha ora 2 mesi per rispondere ai rilievi mossi
dalla commissione fornendo anche informazioni sull'entità dei
contributi raccolti con le tariffe e la quantità di risorse
versate ai produttori nazionali.(24/02/10)

In
Italia arriva il sistema di certificazione Leed
Arriva in Italia
il Leed (Leadership in Energy and Environmental Design), il sistema
di rating più diffuso al mondo. Il metodo di certificazione
è uno standard applicato in oltre 100 Paesi, sviluppato dall’U.S.
Green Building Council (Usgbc), associazione no profit che promuove
e fornisce un approccio globale alla sostenibilità, dando un
riconoscimento alle performance virtuose in aree chiave della salute
umana ed ambientale.
Per la presentazione ufficiale bisogna attendere il prossimo 14 aprile
2010, quando al teatro Sociale di Trento verrà illustrata la
versione italiana del protocollo di certificazione di sostenibilità
ambientale degli edifici. Il passo importante però è
stato già mosso lo scorso 25 gennaio, quando a Washington si
è riunito il Leed Steering Committee (Lsc) di Usgbc e ha approvato
Leed Italia 2009 Nuove Costruzioni - Ristrutturazioni.
Il presidente di Gbc Italia Mario Zoccatelli ha espresso la sua soddisfazione:
"ci possiamo concedere un momento di legittimo orgoglio per questo
risultato, unico nel panorama internazionale".
Il percorso è stato lungo: i primi passi di Leed Italia si
sono mossi nel 2008, quando per iniziativa del socio promotore Distretto
Tecnologico Trentino, insieme a 46 soci fondatori, si è costituita
Gbc Italia. Nel marzo 2008 sono stati costituiti il comitato Leed
(affidato alla presidenza di Maurizio Ratti) e il comitato scientifico,
guidato dal Frattari dell'Università di Trento, che si sono
cimentati nel compito di adattare il protocollo statunitense alla
situazione italiana. Pertanto i crediti definiti dal sistema a punteggio
del protocollo sono stati ricalibrati e soppesati per la realtà
nazionale, un grande sforzo che ha portato all'edizione 2009 dello
standard Leed Italia.
Leed è un sistema volontario e basato sul consenso, per la
progettazione, costruzione e gestione di edifici sostenibili ad alte
prestazioni e che si sta sviluppando sempre più a livello internazionale;
può essere utilizzato su ogni tipologia di edificio e promuove
un sistema di progettazione integrata che riguarda l’intero
edificio. Da aprile quindi ci saranno i primi edifici certificati
con lo standard italiano.(10/02/10)

Sicilia:
finanziati i progetti verdi
La Regione Sicilia
ha dato il via libera a progetti di sostegno nel settore energetico.
La commissione Attività produttive ha infatti approvato il
decreto di attuazione relativo alle proposte di contratto regionale
per lo sviluppo e le attività industriali nel settore energetico
per l'attivazione di filiere produttive tecnologiche, agroenergetiche
e biocarburanti. Il provvedimento è pensato per supportare
le piccole e medie imprese, dando vita a filiere produttive regionali
per la realizzazione di progetti ed interventi nel settore del solare
termico, fotovoltaico, biomasse, ecoefficienza, biocarburanti e bioelettrico.
Salvino Caputo, presidente della Commissione, sostiene che "si
tratta di una serie di misure destinate alla piccole e medie imprese
siciliane che consentiranno di attivare interventi con il regime del
cofinanziamento al 40-50% per oltre 700 milioni di euro. E' una misura
di particolare importanza destinata al settore energetico, nella sua
complessità, che potrà essere utilizzata per migliorare
il sistema energetico siciliano nel rispetto della tutela ambientale”.
L'accordo di programma regionale per la prima applicazione prevede
di stanziare 120 milioni di euro per interventi del Programma Operativo
Fesr (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) 2007/2013.(30/01/10)
In
Sicilia si produce il bioetanolo italiano
L’IMA (Industria
Meridionale Alcolici) ha costruito vicino al porto di Trapani una
fabbrica per la produzione di bioetanolo. L’azienda ha iniziato
le proprie attività circa 20 anni fa ed è l’unica
in Italia a distillare bioetanolo per funzione di carburante. Lo stabilimento
possiede un parco di 20 serbatoi per lo stoccaggio di alcool, per
la capacità complessiva di 30mila mc. L’impianto è
in grado di produrre alcol carburante a 99,9 gradi, quasi privo di
acqua. L’azienda, collocata in posizione strategica per il passaggio
delle navi, è collegata direttamente alla banchina del porto
con due pipelines che permettono un rapido carico/scarico dalle navi.
L'IMA utilizza materie prime (alcool o sottoprodotti di distilleria)
provenienti per l'80% dall'Italia e per il 20% dal Brasile. Ultimamente
l’azienda siciliana ha deciso di puntare sulla sostenibilità
ambientale del bioetanolo e ha quindi iniziato a sperimentare la produzione
a partire da materia prima vegetale coltivata in loco. L’obiettivo
è attivare una propria filiera energetica a chilometro zero,
che abbia anche un minor impatto ambientale. La pianta utilizzata
è il sorgo zuccherino, un vegetale che veniva destinato a foraggio,
caratterizzato dall'alto contenuto di zucchero (circa 18-22%). I raccolti
stanno dando risultati superiori alle aspettative, permettendo di
ricavare oltre 2mila quintali di materia per ogni ettaro piantato,
in un ciclo di crescita che dura quattro mesi e permette più
raccolti in un anno. Il bioetanolo ottenuto viene poi venduto alle
compagnie petrolifere che producono carburanti e costituisce l'elemento
‘verde’ delle benzine.
L’esperienza maturata dall’IMA ha attirato l’attenzione
delle case automobilistiche in cerca di nuove strategie nel campo
della sostenibilità ambientale. Per questo motivo il BMW Sustainability
Press Experience ha recentemente visitato l'impianto siciliano.
(12/01/10)

Copenaghen,
uno pseudo-accordo senza impegni vincolanti
Si è chiuso
sabato scorso, dopo 13 giorni, il vertice di Copenaghen (COP15) delle
Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. L’ennesima conferenza
deludente sfociata di fatto in un accordo né legalmente né
politicamente vincolante. Dopo una 24 ore di lavori senza pausa, la
Conferenza ha partorito un “sì” fortemente condizionato.
Alla vigilia dei lavori il mondo si aspettava un accordo globale e
storico per salvare il Pianeta dalla crisi climatica ma così
non è stato.
Durante la sessione Plenaria, la Conferenza Onu ha "preso nota"
dell'accordo per uscire dall'impasse e rendere operativo un testo
politico. Un accordo senza cifre sulle riduzioni della CO2, con il
riconoscimento dei dati scientifici che stabiliscono a 2 gradi il
massimo di aumento della temperatura, e con una certezza solo sui
fondi, 30 miliardi di dollari nel triennio 2010-2012 e 100 miliardi
di dollari l'anno entro il 2020. A vincere è la Cina che aveva
rifiutato il target di emissioni globali al 2050 del 50% per tutti
i paesi.
La decisione comprenderà la lista dei paesi che si sono detti
a favore dell'intesa e quelli, invece, dichiaratisi contrari. Per
avere un accordo vincolante l'Assemblea doveva invece votare per consenso
il testo. Una formula che si è resa necessaria dopo la 'rivolta'
notturna guidata dal primo ministro dello Stato insulare del Pacifico,
Tuvalu, che ha annunciato il proprio voto contrario aprendo un vaso
di Pandora. Durissimi gli interventi successivi del Venezuela e del
'blocco' dei paesi di America Latina e Centrale come Bolivia, Cuba,
Costa Rica e Nicaragua. L'Accordo è l'espressione di Usa più
quattro paesi, Cina, India, Sudafrica e Brasile. L'Ue ha detto sì
anche se in modo tiepido e la delusione dei 27 è trapelata
con evidenza.
Nel dettaglio il testo è composto da 12 punti, scompare l'obiettivo
2016 di 1,5 gradi che accontentava le piccole isole, e appare il 2015
come data utile per completare il processo e implementare l'accordo.
Le cifre dovranno essere definite entro il primo febbraio 2010 - per
i paesi in via di sviluppo attuare azioni di mitigazione in base alle
loro specifiche caratteristiche nazionali. Ogni due anni questi paesi
dovranno fare rapporto sui risultati degli interventi - completamento
e implementazione entro il 2015. Il documento contiene anche le griglie
dove i paesi devono mettere i target ma anche delle tabelle che riguardano
gli impegni approvati o dichiarati dai singoli stati. L'Europa è
l'unica ad avere una legge. Per quanto riguarda i 'fast start', ovvero
le risorse economiche da subito disponibili, una tabella riassume
la situazione: 10,6 miliardi di dollari dall'Ue; 11 miliardi di dollari
dal Giappone e 3,6 miliardi di dollari dagli Stati Uniti.
"Faremo di tutto perché l'accordo diventi legalmente vincolante
entro il 2010", ha detto il segretario generale delle Nazioni
Unite, Ban Ki-Moon al termine della maratona notturna. "E' una
prima tappa essenziale" ha aggiunto.
"Grande delusione" per il risultato raggiunto a Copenaghen
che dimostra come sia necessario "riformare il metodo di lavoro
dell'Onu con urgenza". Questa la reazione del Parlamento Ue,
presente a Copenaghen con una delegazione, al termine della conferenza
sul clima. Il presidente francese, Nicolas Sarkozy esprime "delusione"
per il mancato riferimento al taglio delle emissioni globali. La nuova
Conferenza delle parti si terrà a Bonn entro 6 mesi.
Barack Obama, arrivando a Copenaghen, aveva subito precisato: "Siamo
qui non per parlare ma per agire" chiamando il mondo a un accordo
anche "se imperfetto". Obama aveva anche detto che "l'America
è pronta a prendersi le sue responsabilità in quanto
leader". "Non sareste qui se non foste convinti che il pericolo
è reale. Il cambiamento climatico non è fantascienza,
ma è scienza, è reale". Alla fine l'applauso è
freddo e più di cortesia che di giubilo.
Alla conferenza hanno partecipato 193 paesi, oltre 100 capi di stato
e premier e sono state registrate 45.000 richieste di accrediti.
A
seguire le reazioni di alcuni leader presenti a Copenaghen, dopo l’annuncio
ufficiale dell'accordo:
Barack Obama: Un
"accordo significativo e senza precedenti, che tuttavia non basta
per la lotta al cambiamento climatico". E' il commento del presidente
americano, secondo cui "un accordo vincolante" sarà
molto difficile da raggiungere e "richiederà altro tempo".
Gordon Brown: Secondo il premier inglese il compromesso "è
un inizio", nonostante le ambizioni che hanno preceduto il summit
sul clima. "Ora bisogna garantire rapidamente un accordo legalmente
vincolante”, ha aggiunto Brown.
Nicolas Sarkozy: Il presidente francese ha ammesso che "il testo
dell'accordo non è perfetto". Aggiungendo però
che "se non ci fosse stato un accordo, due Paesi importanti come
Cina e India sarebbero stati liberati da ogni tipo di contratto, così
come gli Stati Uniti, che non figurano nel protocollo di Kyoto".
Angela Merkel: "E' stata una decisione difficile", ha detto
la cancelliera tedesca, secondo cui però "è stato
fatto un primo passo, ora ci auguriamo che ne siano fatti altri".
Commissione Ue: "Un accordo è sempre meglio che un non
accordo", dice il portavoce della Commissione europea, secondo
cui quanto deciso a Copenaghen "è lontano dalle nostre
aspettative, ma permette la sopravvivenza dei nostri obiettivi e delle
nostre ambizioni". Ed è un accordo che "affronta
le necessità dei Paesi in via di sviluppo", aggiunge il
portavoce della Commissione, secondo cui "questo era il solo
accordo possibile" nella capitale danese".
Cina: Il capo della delegazione cinese a Copenaghen Xie Zhenhua ha
invece giudicato "positivo" il risultato raggiunto nella
capitale danese. "Tutti dovrebbero essere felici", ha aggiunto
Xie.
Nettamente differente
la posizione delle associazioni ambientaliste e dei paesi coinvolti
in prima persona dagli effetti dei cambiamenti climatici.
Brasile: Secondo l'ambasciatore brasiliano del clima, Sergio Serra,
è "un accordo molto deludente ma non è un fallimento
se tutti noi ci incontreremo di nuovo per affrontare i temi in sospeso".
G77: Il gruppo che raccoglie i paesi più poveri e in via di
sviluppo protesta. L'accordo raggiunto "è il peggiore
della storia" dei vertici dell'Onu.
WWF: “Copenaghen è stato sull’orlo del fallimento
a causa di una sfavorevole combinazione tra scarsa leadership, interessi
nazionali e di potentissime lobby e basso livello di ambizione –
ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF
Italia, che ha seguito i negoziati a Copenaghen – Impegni a
parole, ma solo parzialmente sentiti, per proteggere il nostro Pianeta
da un pericolosissimo cambiamento climatico, non sono sufficienti
per affrontare una crisi che richiede modi completamente nuovi di
collaborazione tra Paesi ricchi e Paesi poveri.”
Greenpeace: I nostri leader non hanno agito come tali. Non hanno portato
a termine il loro compito.Il risultato non è equo, né
ambizioso e legalmente vincolante. Oggi, i potenti della Terra hanno
fallito l’obiettivo di impedire cambiamenti climatici disastrosi.
La città di Copenhagen è la scena di un crimine climatico,
con i colpevoli che scappano verso l’aeroporto, coperti di vergogna.
I leader mondiali hanno avuto un’occasione unica per cambiare
il pianeta in meglio, evitando i cambiamenti climatici. Alla fine
hanno prodotto un debole accordo, pieno di lacune, abbastanza grandi
da farci passare dentro tutto l’Air Force One.
Legambiente: "E' stata persa un'occasione storica". Così
Edoardo Zanchini, responsabile energia e clima di Legambiente, ha
commentato l'esito del vertice Onu sul clima conclusosi nella notte
a Copenaghen."L'accordo raggiunto non risponde alla crisi climatica,
non si è arrivati a impegni vincolanti in materia di riduzione
delle emissioni di gas serra, di controllo e verifica di tali riduzioni
e a scadenze precise per la sottoscrizione di un trattato internazionale.
Purtroppo i leader politici non sono stati all'altezza della sfida,
nonostante due anni di trattative, lanciate a Bali a dicembre 2007,
e benché negli ultimi giorni fossero stati fatti passi avanti
in materia di sostegno finanziario agli interventi di mitigazione
e adattamento nei Paesi poveri, sia nel breve che nel medio periodo
".
Roberto Della Seta e Francesco Ferrante: I due parlamentari del Pd
presenti a Copenhagen, hanno commentato così l’esito
della conferenza sul clima. “Il documento finale è largamente
al di sotto delle attese e delle necessità. La scienza continua
ad ammonire che bisogna agire subito, mentre nell’accordo non
c’è nessun obiettivo condiviso di riduzione delle emissioni,
né al 2020 né al 2050, nessuna scadenza per la firma
di un vero trattato, nessuna forma di controllo internazionale sulle
azioni e i risultati dei singoli Paesi. Anche per il modo nel quale
è maturato, questo atto finale è deludente e segna un
fallimento dell’Onu, che ha gestito in modo pessimo la conferenza
a partire dalla scelta inaccettabile di espellere dai lavori le Ong
e ha confermato la sua crisi e con essa l’urgenza di una riforma
radicale del suo statuto e delle sue modalità di lavoro”.(23/12/09)

Anche
Rubbia contro il nucleare
Nucleare
e combustibili fossili rischiano di rovinare il nostro pianeta, bisogna
quindi cambiare rotta. A sostenerlo in un intervista a Repubblica
è il premio Nobel Carlo Rubbia. “Con i combustibili fossili,
abbiamo i problemi ambientali che minacciano di farci gran brutti
scherzi. E dall'altro, se guardiamo al nucleare, ci accorgiamo che
siamo di fronte alle stesse difficoltà irrisolte di un quarto
di secolo fa. La strada promettente è piuttosto il solare,
che sta crescendo al ritmo del 40% ogni anno nel mondo e dimostra
di saper superare gli ostacoli tecnici che gli capitano davanti. Ovviamente
non parlo dell'Italia. I paesi in cui si concentrano i progressi sono
altri: Spagna, Cile, Messico, Cina, India Germania. Stati Uniti”.
Lo scienziato critica decisamente anche la scelta del governo italiano
di tornare al nucleare. Rubbia si chiede, infatti, “Si sa dove
costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli
del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni?
Ci si rende conto che quattro o otto centrali sono come una rondine
in primavera e non risolvono il problema, perché la Francia
per esempio va avanti con più di cinquanta impianti? E che
gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia
delle centrali Epr, tanto che si preferisce ristrutturare i reattori
vecchi piuttosto che costruirne di nuovi? Se non c'è risposta
a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare
italiano”.
Il premio Nobel commenta senza troppo entusiasmo anche la costrizione
della prima centrale a energia solare termodinamica realizzata a Priolo
(Siracusa) e sviluppata quando era alla guida dell'Enea. Il nuovo
impianto “sarà in grado di produrre 4 megawatt di energia,
mentre la Spagna ha già in via di realizzazione impianti per
14mila megawatt e si è dimostrata capace di avviare una grossa
centrale solare nell'arco di 18 mesi. Tutto questo mentre noi passiamo
il tempo a ipotizzare reattori nucleari che avranno bisogno di un
decennio di lavori. Dei passi avanti nel solare li sta muovendo anche
l'amministrazione americana, insieme alle nazioni latino-americane,
asiatiche, a Israele e molti paesi arabi. L'unico dubbio ormai non
è se l'energia solare si svilupperà, ma se a vincere
la gara saranno cinesi o statunitensi”.
Il ritardo italiano è ancor più grave se si tiene conto
che il solare termodinamico di Rubbia è in grado di risolvere
un grosso problema delle rinnovabili ovvero l’accumulo di energia.
Lo scienziato sostiene infatti che “il solare termodinamico
è capace di accumulare l'energia raccolta durante le ore di
sole. La soluzione di sali fusi utilizzata al posto della semplice
acqua riesce infatti a raggiungere i 600 gradi e il calore viene rilasciato
durante le ore di buio o di nuvole. In fondo, il successo dell'idroelettrico
come unica vera fonte rinnovabile è dovuto al fatto che una
diga ci permette di ammassare l'energia e regolarne il suo rilascio.
Anche gli impianti solari termodinamici - a differenza di pale eoliche
e pannelli fotovoltaici - sono in grado di risolvere il problema dell'accumulo”.(18/12/09)

La diretta web di Legambiente per il vertice di Copenaghen
In occasione dell’attesa Conferenza
delle Parti organizzata dalle Nazioni Unite per dare seguito agli
accordi internazionali sui Cambiamenti Climatici (7 – 18 dicembre
a Copenaghen), Legambiente ha organizzato una diretta interattiva
tra Copenhagen, Roma e Milano. In questo modo si potrà prendere
parte a questo evento storico grazie ad un fitto calendario di iniziative:
in primo luogo grazie alla diretta via web tv da Milano e Roma, ospitata
nelle sedi della Commissione Europea dove ci sarà una interlocuzione
diretta e continua con le delegazioni italiane e straniere presenti
a Copenaghen, in particolare durante gli ultimi 3 giorni della Conferenza.
Ci saranno, inoltre, gruppi di ascolto e partecipazione in centinaia
di altre sedi: associazioni, istituzioni locali, scuole ed Università,
piazze, bar e negozi. L’appuntamento per tutti è anche
sul web: il sito www.stopthefever.org
ospiterà la diretta “dentro” la Conferenza
ufficiale e del controvertice delle ONG, degli eventi collaterali,
di costume e culturali e dei vari contenuti video, audio e dei documenti
informativi e di approfondimento (26/11/09)

Regolamenti edilizi comunali al servizio dell'ambiente
Quasi seicento
comuni italiani (577) hanno adottato linee guida e regolamenti ad
hoc per risparmiare energia e diminuire le emissioni inquinanti. È
quanto emerge da uno studio sull’innovazione energetica realizzato
da Legambiente e Cresme in collaborazione con Saie Energia, inserito
nel rapporto “L’innovazione energetica nei regolamenti
edilizi comunali”. Il quadro delineato dall’analisi dei
regolamenti edilizi è quello di un paese in fermento, dove
le rinnovabili e l’innovazione energetica continuano a diffondersi.
432 Comuni prevedono infatti obblighi, promozione e/o incentivi sull’isolamento
termico degli edifici, ma anche il ricorso a tetti verdi e a serramenti
ad alta efficienza. L’utilizzo di fonti rinnovabili, tra solare
termico per la produzione di acqua calda sanitaria e di fotovoltaico
per l’energia elettrica è richiesto in 406 Comuni. L’impiego
di tecnologie per l’efficienza energetica coinvolge 208 Comuni,
soprattutto al Nord, che prevedono incentivi, promozioni o obbligo
di allacciamento ad una rete di teleriscaldamento, l’uso delle
pompe di calore o il collegamento ad impianti di cogenerazione per
il riscaldamento invernale e la climatizzazione estiva delle case.
Sono 277 i regolamenti edilizi che contemplano l’indicazione
di orientare l’edificio lungo l’asse Est-Ovest, per consentire
una maggiore illuminazione naturale. 266 amministrazioni pongono l’accento
su materiali di costruzione locali e riciclabili. Sono invece 321
i comuni che impongono il risparmio idrico con l’uso di riduttori
di flusso e altre tecnologie o il recupero delle acque meteoriche
per gli usi compatibili.
I Comuni all’avanguardia sulle tematiche energetiche sono diffusi
in quasi tutto il Paese anche se con una maggiore concentrazione nelle
regioni del Centro-Nord, e in particolare in Toscana, Emilia Romagna
e Lombardia.
“Proprio i 577 Comuni ‘rinnovabili’ – ha detto
Edoardo Zanchini, responsabile energia e infrastrutture di Legambiente
- dimostrano come sia oggi possibile coinvolgere il settore edilizio
nella lotta ai cambiamenti climatici, mentre l'esperienza concreta
di case costruite e recuperate con questi obiettivi conferma come
tali criteri possano migliorare il comfort abitativo, aumentando la
stima degli edifici sul mercato e contribuendo alla riduzione, fino
al 50%, dei consumi energetici e quindi dei costi in bolletta per
i cittadini. Per promuovere questo processo virtuoso però è
necessario che il Governo e le Regioni aiutino questa rivoluzione
verde con criteri e regole chiare”.
Dall’analisi effettuata emerge che larga parte delle indicazioni
dei regolamenti riguarda le nuove costruzioni, mentre minori (o assenti)
sono i vincoli sulle abitazioni già presenti sul territorio.
È quindi prioritario ragionare su come intervenire sul patrimonio
edilizio esistente.(16/11/09)

Nucleare
un affare per pochi
Nucleare ed energie
rinnovabili rappresentano due modelli di sviluppo diversi. Secondo
Filiberto Zaratti, assessore all'Ambiente e alla cooperazione tra
i popoli della Regione Lazio l'energia nucleare è un business
per sole cinque multinazionali nel mondo, mentre il settore delle
fonti rinnovabili può essere sviluppato da moltissime piccole
e medie imprese. Il pensiero è stato espresso nel corso di
una tavola rotonda su energie rinnovabili ed efficienza energetica.
Il settore delle energie rinnovabili ha inoltre grosse ricadute sull’occupazione.
Secondo l’assessore infatti nel Lazio potrà creare almeno
10 mila nuovi posti di lavoro entro il 2013. Zaratti ha sottolineato
che “con i programmi per le fonti rinnovabili facciamo bene
per l'ambiente e anche per le nostre aziende. Entro il 2013 avremo
oltre 10 mila nuovi occupati in questo settore, a vario titolo: nella
produzione, nella commercializzazione, nella manutenzione e nello
smaltimento. Stiamo destinando fondi per la ricerca e la formazione
con l'obiettivo di far diventare il Lazio una regione esportatrice
di tecnologie d'avanguardia. Tor Vergata, con il Polo solare organico,
è già un concreto esempio".
L’assessore ha ricordato che la Regione è attualmente
tra le più attive in Italia e in Europa nel settore delle rinnovabili.
Entro metà dicembre, infatti, a Montalto di Castro sarà
attiva una centrale fotovoltaica da 24 MW di potenza che sarà
il più grande d'Europa. Entro febbraio il Lazio diventerà
regione leader nel settore a livello nazionale, con una quota di 100
MW prodotti ed entro il giugno del 2010 entrerà in funzione
il parco eolico di Piansano da 66 MW. L'obiettivo della Regione Lazio
è 2,5 GW di energia da fonti rinnovabili entro il 2020.
Zaratti ha anche auspicato che il governo possa rinnovare il sistema
di incentivi attualmente esistente e che le regioni lavorino insieme
per favorire l'operato dell’esecutivo.
L'assessore ha precisato che “il Lazio sta vivendo una fase
di rinascimento energetico che ha prodotto profitto e occupazione,
ma ciò rischia di scemare nel prossimo anno e diventare una
bolla di sapone se il governo non rinnoverà gli incentivi nazionali
del Conto energia. Senza questi, infatti, lo sviluppo nel settore
delle energie rinnovabili della Regione Lazio non sarebbe possibile.
Vogliamo che il Conto energia venga esteso anche per i prossimi 3
anni e che il governo dia un segnale chiaro agli imprenditori del
settore, per far sì che possano programmare i loro investimenti".
Secondo Zaratti questo settore economico, che coinvolge le piccole
e medie imprese, ha bisogno di una sinergia tra aziende, sindacati,
lavoratori e cittadini per un cambiamento importante nella nostra
vita quotidiana (02/11/09)

La
crisi economica potrebbe aiutare l'ambiente
Alla
fine dell’anno, le emissioni di CO2 potrebbero diminuire di
3 punti percentuali. Sarebbe il calo più alto degli ultimi
40 anni. È quanto evidenzia l'Agenzia internazionale dell'energia
(Aie) nel suo nuovo studio che dovrebbe rivedere al ribasso del 5%
le previsioni sulle emissioni per il 2020 rilasciate 12 mesi fa.
Il rallentamento dell'economia, spiega l'Aie in una nota stampa, ha
dato possibilità al sistema energetico mondiale di arrivare
a una stabilizzazione delle concentrazioni dei gas ad effetto serra
a livelli di 450 parti per milione (ppm) di CO2-equivalenti, in linea
con l'aumento della temperatura globale di circa 2 gradi Celsius.
Nobuo Tanaka, direttore esecutivo dell'Agenzia, presentando il documento
ai colloqui sui cambiamenti climatici dell'Unfccc a Bangkok, ha sostenuto
che “ciò ci dà la possibilità di fare progressi
reali verso un futuro energetico pulito, ma solo se le politiche giuste
saranno messe in atto rapidamente. Il successo del processo Unfccc
è fondamentale a questo riguardo”. “Il messaggio
è chiaro e semplice” – ha spiegato Tanaka - se
il mondo continua sulla base delle politiche energetiche e climatiche
attuali, le conseguenze del cambiamento climatico saranno gravi. L'energia
è il cuore del problema, e quindi deve costituire il nucleo
della soluzione”.
Lo scenario 450 ppm dell'Aie vede un picco nell'uso di combustibili
fossili prima del 2020, e le emissioni di CO2 legate all'energia aumentate
del 6% nel 2020 rispetto al 2007. Rispetto a uno scenario di riferimento
delle politiche attuali, le emissioni nei prossimi 11 anni dovrebbero
essere globalmente ridotte di 3,8 miliardi di tonnellate (Gt). Buona
parte (1,6 Gt) di questa riduzione deve verificarsi nei paesi Ocse,
mentre le misure adottate dal governo cinese dovrebbero portare a
1 Gt di riduzione. Per raggiungere questa rivoluzione energetica,
sarà necessario un incremento di investimenti di 10 mila miliardi
di dollari tra il 2010 e il 2030 nel settore dell'energia, pari allo
0,5% del Pil mondiale nel 2020, salendo all'1,1% nel 2030.
Particolare attenzione dovrà essere data ai paesi in via di
sviluppo. Secondo Tanaka infatti “nel 2020, il settore energetico
nei paesi non Ocse avrebbe bisogno di investire 200 miliardi di dollari
supplementari nell'energia pulita, misure di efficienza energetica
per il settore industriale e edilizio e veicoli elettrici ed ibridi
di ultima generazione. Per questo, i paesi in via di sviluppo avranno
bisogno di un sostegno finanziario da parte di paesi Ocse”.
Tanaka infine lancia l’allarme sulla celerità dei applicazione
delle misure: “ogni anno di ritardo aggiunge un extra di 500
miliardi di dollari per gli investimenti necessari tra il 2010 e il
2030 nel settore”.(17/10/09)

Pessima
idea. Il Governo vuole cancellare gli incentivi per l'efficienza energetica
e il solare termico
Il lupo perde il
pelo ma non il vizio. A un anno di distanza il governo Berlusconi
torna alla carica e riprova a cancellare dalla finanziaria gli stanziamenti
previsti per gli eco-incentivi, ovvero le detrazioni del 55% per interventi
di efficienza energetica e l’installazione di pannelli solari
termici.
Di fatto il Governo non ha individuato i soldi in Finanziaria per
gli incentivi che verranno utilizzati nel 2010. In pratica se andrà
bene il rientro di capitali dall’estero legato alla scudo fiscale,
generando così entrate pubbliche, si potrà rifinanziare
il provvedimento del 55%, come altri provvedimenti. In caso contrario
si dovranno ridurre già nel 2010 o addirittura cancellare i
fondi previsti per il bonus fiscale del 55%.
“Un anno dopo il Governo ci riprova. E come allora daremo dura
battaglia per contrastare questa scelta insensata”. Così
Legambiente commenta la notizia della decisione del Governo di cancellare
il bonus fiscale del 55% per il solare termico e l’efficienza
energetica, che consente alle famiglie e alle imprese di installare
impianti per l’energia solare termica e l’efficienza energetica
con sostanziosi vantaggi per l’ambiente e per le tasche dei
contribuenti. “E’ evidente - ha detto Edoardo Zanchini,
responsabile energia dell’associazione - che il segnale che
si manda ai cittadini e alle imprese di un settore così importante
è sbagliato perché mette in crisi la certezza degli
investimenti”. “Cancellando il bonus che ha consentito
la riduzione dei costi delle bollette e le emissioni di Co2 –
prosegue Zanchini, – si colpisce concretamente tutto quel settore
dell’industria più innovativa condannando il Paese ad
un pericoloso passo indietro che ci indebolisce ancora di più
di fronte alla sfida dei cambiamenti climatici. Tutto questo è
inaccettabile: invitiamo cittadini e associazioni, consumatori e imprese
a battersi affinché, come lo scorso anno, il Governo sia costretto
a ritirare questa proposta scellerata”.
Sulla stessa linea anche Ermete Realacci, responsabile ambiente del
Pd. “Come al solito da Berlusconi solo parole. Mentre all'Onu
si spende in grandi dichiarazioni di sintonia con Obama, sull'importanza
di combattere i mutamenti climatici e puntare sulla green economy
come chiave per uscire dalla crisi, in Italia dimostra la solita miopia
e arretratezza- accusa Realacci -. Il bonus del 55% è stata
una misura che ha ottenuto degli effetti ingenti e importanti. Lo
hanno utilizzato centinaia di migliaia di famiglie e ha messo in moto
un volano di affari superiore ai 3 miliardi di euro che ha favorito
l'emersione del sommerso e l'attivazione di una nuova economia”.
Ma non solo, il provvedimento sarebbe un colpo anche per il sistema
delle piccole e medie imprese, che attraverso l'edilizia di qualità
si qualificano in un mercato avanzato e in linea con gli altri Paesi
europei... e in tempi di crisi economica non sarebbe un’idea
particolarmente brillante.(30/09/09)

Prove
tecniche di bolletta trasparente
Alcuni operatori
energetici hanno iniziato a mandare ai propri utenti la bolletta elettrica
trasparente. Nella fattura è, infatti, indicato dove e come
è prodotta la corrente che è stata consumata. La scelta
delle aziende avviene a seguito del decreto del ministro dello Sviluppo
economico, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, che dà attuazione
alla legge 125 del 2007, secondo cui gli operatori del settore elettrico
devono fornire nelle loro comunicazioni le informazioni sulla composizione
del mix energetico utilizzato per la produzione dell’energia
elettrica. Nel calcolare il mix, gli operatori devono considerare
anche la composizione dell’energia prodotta all’estero
e importata in Italia. Dal 2011, ogni anno, le aziende elettriche
dovranno comunicare al Gestore dei servizi elettrici tutti i dettagli
sulla provenienza della corrente venduta.
I nuovi dispositivi permetteranno ai clienti, anche in fase pre-contrattuale,
di confrontare in maniera completa le offerte. Gli utenti, dunque,
potranno scegliere l’operatore non solo sulla base dell’offerta
economicamente più conveniente, ma anche in base alla qualità
dell’elettricità prodotta eventualmente favorendo le
rinnovabili, piuttosto che il carbone o il nucleare. Secondo il ministro
Scajola, il decreto tiene conto del “sempre maggiore interesse
che l’utente finale mostra in merito alle tematiche di natura
ambientale e all’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili”.
Per agevolare le scelte dei consumatori nel numero di settembre de
La nuova ecologia si trova un vademecum sulle tariffe. Secondo gli
editori si tratta di una bussola per orientarsi tra le offerte del
mercato elettrico, svelando gli enigmi della bolletta energetica degli
italiani andando a scovare la proposta più efficiente tra offerte
intricate e garanzie verdi. Secondo Andrea Poggio, vicedirettore di
Legambiente ed esperto di stili di vita sostenibili, “prima
di scegliere se cambiare operatore è utile studiare i propri
consumi e valutare se non convenga investire nell’efficienza”.(18/09/09)

Legambiente: il nucleare non serve per ridurre le emissioni di gas
serra
“Il
ritorno al nucleare comporta solo grandi rischi, alti costi e nessun
vantaggio per il clima”. È il commento di Vittorio Cogliati
Dezza, presidente di Legambiente, alle recenti dichiarazioni del ministro
dello Sviluppo economico Claudio Scajola.
Scajola, in occasione del convegno sul nucleare al Meeting di Rimini,
ha infatti rilanciato la tecnologia dell’atomo, sostenendo che
“il governo ha fatto una scelta di responsabilità”
ed era necessario muoversi con assoluta urgenza. Per il ministro in
Italia “oggi soffriamo troppo” sul fronte dell'energia:
il Paese “era rimasto fermo a Mattei”. Scajola ha poi
ribadito l'obiettivo di ridurre al 50% la produzione di energia dal
fossile “con una discesa verticale dall'attuale 80%”,
per poi dividere il restante 50% in due quote uguali tra nucleare
ed energie rinnovabili.
Diversa la posizione di Legambiente, secondo cui il nucleare non porterà
nessun vantaggio nella riduzione di emissioni in atmosfera. Nel 2020,
infatti, se tutto va bene sarà operativa una sola centrale
che sarà in grado di ridurre le emissioni per poco più
di 4 milioni di tonnellate. Una goccia (pari allo 0,7%) se si pensa
che la produzione odierna italiana è pari a 552,8 milioni di
tonnellate annue di CO2. Tutto ciò al netto della produzione
di CO2 di tutta la filiera. Secondo alcuni recenti studi, infatti,
se si considera tutto il ciclo di lavorazione del nucleare, per ogni
kwh di produzione con il nucleare si emette la stessa quantità
di CO2 di un kwh prodotto con il ciclo combinato. Il nucleare servirà
poi solo alla produzione di elettricità, settore responsabile
delle emissioni di CO2 per il 18-20% del totale, non servirà
quindi a migliorare la situazione in altri settori cruciali come trasporti
e residenzialità.
“Questa scelta energetica- spiega Cogliati Dezza – potrà
solo esporre il Paese ad un grosso rischio, perché anche con
il massimo controllo non sarà possibile eliminare in modo assoluto
la possibilità di incidenti. È assurdo pertanto mettere
a repentaglio la sicurezza del Paese per un’energia che non
offrirà vantaggi economici e ambientali, mentre abbiamo a disposizione
l’energia del vento e del sole, risposta immediata e reale ai
cambiamenti climatici e ai costi in bolletta degli italiani”.
(04/09/09)
Rinnovabili
made in Italy: nel 2008 sono stati installati 23.859 MW
A fine 2008, in Italia, sono stati
installati 23.859 MW di potenza da fonte rinnovabile per una produzione
complessiva di 58.164 GWh. È quanto emerge dal rapporto del
Gse “Statistiche sulle fonti rinnovabili in Italia – Anno
2008” che delinea il quadro della situazione attuale e sull’evoluzione
delle fonti rinnovabili in Italia.
Lo studio è stato redatto considerando le disposizioni comunitarie
in merito al calcolo di alcuni indicatori, in particolare per la quota
rinnovabile dei rifiuti, e alla suddivisione delle biomasse e rifiuti
in biomasse–bioliquidi, rifiuti (biodegradabili) e biogas.
Secondo il rapporto l’incremento di produzione rinnovabile dal
2007 al 2008 è stato di oltre il 21% ed è imputabile
in larga parte al consistente aumento della produzione idroelettrica,
che è aumentata di circa il 27%. La fonte solare ha visto un
incremento in termini di capacità di circa il 400%, passando
da un valore di 87 MW nel 2007 a 431 MW nel 2008. Degni di nota anche
gli evidenti incrementi di capacità delle fonti eolica e biomasse
che sono cresciute dal 2007 al 2008 rispettivamente del 30% e del
16%.
Inoltre è stato evidenziato il rapporto fra la produzione rinnovabile
e il consumo interno lordo di energia elettrica per ciascuna regione
italiana, rilevandone il potenziale contributo.
In base ai dati contenuti nel rapporto del Gse, la distribuzione della
produzione rinnovabile 2008 per aree geografiche ha evidenziato che
nell’Italia settentrionale si concentra più del 75% della
produzione nazionale, in particolare in Lombardia e in Trentino Alto
Adige, che esprimono, rispettivamente il 20,4% e il 16,1% del totale
nazionale. Tra le Regioni dell’Italia centrale è l’Abruzzo
a detenere il primato con il 2,7%, mentre tra le Regioni meridionali
la Puglia, con quasi il 4%, predomina sulle altre. La Sicilia e la
Sardegna assieme raggiungono circa il 4% del totale nazionale.
A livello europeo (Ue 15) lo scorso anno l’Italia, in termini
di produzione di energia da fonte rinnovabile, si è posizionata
al quinto posto, dopo Germania, Svezia, Francia e Spagna.
(20/08/09)

Troppo tardi. G8: taglio 50% CO2 entro il 2050
I leader del G8
si impegnano a "raggiungere un accordo globale, ambizioso e onnicompresivo
a Copenhagen" sul cambiamento climatico. È quanto si legge
nel documento finale approvato dagli Otto Grandi a L'Aquila in cui
si ribadiscono gli obiettivi Onu di ridurre di almeno il 50% le emissioni
di gas serra entro il 2050. I firmatari contemplano anche la possibilità
che questo impegno per i paesi industrializzati possa arrivare a una
riduzione dell'80% o più entro il 2050. Inoltre, secondo quanto
emerge dal testo finale del meeting aquilano, si riconosce l'approccio
scientifico del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico
dell'Onu (Iccp) secondo cui l'aumento medio globale della temperatura
al di sopra dei livelli pre-industriali non dovrà eccedere
i 2 gradi centigradi. Obiettivi a lungo termine che dovranno essere
affiancati da una serie di azioni forti e di riduzioni delle emissioni
a medio termine.
Nel documento finale si parla di una sfida decisa e convinta al cambiamento
climatico con un occhio particolare ai paesi più poveri che
avranno bisogno di assistenza finanziaria e un obiettivo: raddoppiare
gli investimenti in tecnologie verdi entro il 2015. Nessuna cifra
però sul taglio delle emissioni entro il 2050. I leader di
Australia, Brasile, Canada, Cina, Unione Europea, Francia, Germania,
India, Indonesia, Italia, Giappone, Corea del Sud, Messico, Russia,
Sudafrica, Regno Unito e Stati Uniti affermano che il cambiamento
climatico “è una delle più grandi sfide del nostro
tempo". Per questo intendono "reagire in maniera decisa
a questa sfida, convinti che il cambiamento climatico rappresenti
un pericolo evidente che richiede una risposta globale straordinaria"
e che "la necessità e lo sviluppo di tecnologie energetiche
pulite al minimo costo possibile sia urgente".
Perplessità sulle conclusioni del vertice è stata espressa
da Legambiente secondo cui “rimandare gli obiettivi della riduzione
delle emissioni al 2050 vuol dire solo non affrontare il problema”,
fa sapere Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale
di Legambiente. “Siamo di fronte a un’emergenza climatica,
strettamente connessa a quella economica, rispetto alla quale non
si può più aspettare – commenta Gubbiotti -. Come
dimostrano i 6 milioni di profughi ambientali ogni anno in fuga dalle
proprie terre per le conseguenze del surriscaldamento globale, il
fenomeno dei cambiamenti climatici è in rapida accelerazione
e la minaccia di impatti irreversibili è molto più concreta
di quello che si immaginava appena due anni fa. Il tempo utile per
evitare conseguenze catastrofiche sta dunque velocemente svanendo”.
Il 2050 – si legge nella nota stampa di Legambiente - è
assolutamente troppo lontano per la necessaria riduzione delle emissioni.
Bisogna stabilire fin da ora obiettivi intermedi, in grado di arrestare
il global warming.(21/07/09)

Emissioni:
in Europa si riducono. Italia in ritardo.
Secondo gli ultimi
dati resi noti dalla Commissione europea le emissioni di CO2 equivalenti
sono diminuite nel 2007 dell’1,6% rispetto al 2006. Si tratta
del terzo calo consecutivo: nel 2005, infatti, erano scese dello 0,9%
mentre nel 2006 il calo si era attestato sullo 0,6%.
I dati sono stati analizzati dall'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA)
e presentati alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti
climatici (Unfccc), nel recentissimo report Annual European Community
greenhouse gas inventory 1990–2007.
L'inventario delle emissioni compilato dalla EEA per il 2007, l'ultimo
anno per il quale sono disponibili dati completi, si riferisce alle
emissioni nell'UE-15. I numeri presentati hanno un’importanza
particolare perché evidenziano come, in Europa, il calo delle
emissioni non sia legato esclusivamente al ciclo economico. Nel 2007,
infatti, il Pil è cresciuto del 2,7% a dimostrazione di come
nell’Unione si sia riusciti a disgiungere la crescita delle
emissioni da quella economica.
Il dato è stato accolto positivamente anche perché rappresenta
un ulteriore passo di avvicinamento agli obiettivi del Protocollo
di Kyoto, vale a dire ridurre le emissioni medie dell'8% nel periodo
2008-2012. Con questo risultato le emissioni nell'UE-15 scendono del
5% rispetto al 1990.
Il principale fattore di riduzione delle emissioni nel 2007, pari
a 64 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, è da attribuirsi
al calo delle emissioni degli utenti domestici anche grazie alle temperature
più miti, ma anche delle industrie manifatturiere e del settore
siderurgico. Refrigerazione e condizionamento hanno invece determinato
un aumento della produzione di gas serra.
Nella maggior parte dei settori è stata registrata una riduzione
delle emissioni: la CO2 del comparto industriale è diminuita
del 14,1%, quella del settore dell'energia, esclusi i trasporti, del
7,4%. Per quanto riguarda le emissioni legate all'uso di solventi
e di altri prodotti la loro riduzione è stata del 23,7%, per
l’agricoltura dell'11,3%, mentre le emissioni generate dai rifiuti
sono diminuite del 38,9%. Sono invece aumentate del 23,7% le emissioni
causate in generale dai trasporti e del 24,7% quelle provocate dai
trasporti su strada.
Secondo Stavros Dimas, commissario europeo responsabile dell'Ambiente,
“le recenti riduzioni delle emissioni nell'UE-15 confermano
che saremo in grado di raggiungere l'obiettivo previsto dal protocollo
di Kyoto". Dimas spera anche che questo risultato possa “far
concentrare tutti gli sforzi sulla conclusione di un ambizioso accordo
globale sul clima per il periodo successivo al 2012 nell'ambito della
conferenza di Copenaghen in dicembre”. "La tendenza al
calo delle emissioni nell’Ue a 15 negli ultimi tre anni indica
che iniziano a dare frutti le politiche e le misure proattive in materia
di clima adottate a livello nazionale e dell'Ue in seguito a Kyoto
– ha concluso il commissario UE all'Ambiente - il pacchetto
su clima ed energia approvato il mese scorso garantirà negli
anni a venire riduzioni ancora più rilevanti".
Se allarghiamo il quadro all’EU-27, scopriamo che le emissioni
sono calate dell'1,2% nel corso dell'anno 2007 e risultano diminuite
del 12,5% rispetto all'anno di riferimento, che per alcuni Stati membri
non è il 1990, e del 9,3% rispetto ai livelli del 1990.
La riduzione rispetto al 2006, pari a 59,4 milioni di tonnellate di
CO2 equivalente, è in larga misura attribuibile agli stessi
motivi indicati per l'UE-15.
Per quanto riguarda l’Italia, la situazione non è del
tutto soddisfacente. Il nostro Paese ha registrato nel 2007 una riduzione
delle emissioni pari all’1,8% rispetto al 2006, rimane quindi
in netto ritardo rispetto all’obiettivo di Kyoto. Per raggiungere
i target di riduzione si dovrebbe arrivare a un contenimento delle
emissioni del 6,5% rispetto all’anno base (1990), valutate in
516,9 milioni di tonnellate. Per il 2007 risulta invece che le emissioni
di CO2 equivalenti ammontino ancora a 552,8 milioni di tonnellate
che rappresentano un aumento, rispetto al 1990, del 6,9%. Secondo
alcune stime ufficiose anche nel 2008 le emissioni dell’Italia
si sono ridotte, e per il quarto anno consecutivo. Si può ritenere
che siano state circa del 6% più alte rispetto al 1990. È
probabile che anche nel 2009, a seguito della crisi, si avrà
un’ulteriore riduzione delle emissioni, ma teniamo sempre presente
che il nostro paese dovrà portarle a 483 Mt CO2 eq entro il
2012, un risultato ancora molto distante.(24/06/09)

Pessima
idea. Il Senato approva il ritorno al nucleare
Legambiente e Greenpeace
criticano duramente le ultime decisioni del Parlamento in campo energetico.
Con l’approvazione da parte del Senato degli articoli sul nucleare,
contenuti nel ddl sviluppo, si da il via libera a un imponente piano
di nuclearizzazione del paese. “Ci vorrebbero almeno 7 reattori
nucleari da 1600 megawatt, poi servirebbero i depositi per le scorie
e gli impianti per la fabbricazione del combustibile. In sintesi,
l’Italia diverrebbe un unico grande cantiere per almeno 20 anni
e si ritroverebbe diffuse sul territorio strutture imponenti e insicure,
per realizzare le quali bisognerebbe affossare ogni altra forma di
produzione energetica, come le rinnovabili, condannando il paese all’arretratezza
e rinunciando a tutte le opportunità occupazionali (250mila
posti di lavoro solo in Germania), tecnologiche e di sostenibilità
che le rinnovabili invece garantiscono”.
“La scelta del governo sul nucleare è autoritaria e centralista:
le Regioni si ribellino e non rinuncino all’esercizio del potere”.
Le due associazioni ambientaliste invitano le Regioni italiane a non
cedere sulle loro prerogative di governo e criticano severamente il
ritorno all’atomo approvato dal Senato con gli articoli 14,
15, 16 e 17 del ddl Sviluppo ed energia che prevede, tra l’altro,
il potere sostitutivo dello Stato sugli enti locali in caso di mancato
accordo sulla localizzazione delle future centrali.
Legambiente e Greenpeace sottolineano che “la competenza delle
amministrazioni regionali in materia d’energia è sancita
dalla costituzione. Ma alla concertazione e alla trasparenza il governo
preferisce l’autoritarismo e il segreto militare, con il rischio
quasi certo di far piombare il Paese in un ginepraio di conflitti
sul territorio: esattamente il contrario di quello che occorre all’Italia
per risollevarsi dalla crisi economica e per contrastare il cambiamento
climatico. Persino nella nuclearissima Francia sono previste procedure
ben più trasparenti e democratiche, mentre quello che si presenta
qui con l'approvazione del testo di legge è quasi un "golpe
nucleare" con l'idea di militarizzare il territorio per imporre
un sistema energetico”. Secondo gli ultimi sondaggi di Eurispes
e Ipsos la maggioranza degli italiani non vuole la costruzione di
nuovi impianti nel nostro Paese.
Le due associazioni aggiungono che “l’Italia non può
permettersi di tornare indietro, deve guardare al futuro del sistema
energetico distribuito, fondato sull'efficienza nella produzione e
negli usi finali e sullo sviluppo delle rinnovabili. Questo voto sul
nucleare è totalmente privo di lungimiranza, anche perché
non risolleverà le sorti dell'economia nazionale in uno scenario
di crisi dalle dimensioni mondiali”.
La scelta del nucleare è controproducente: è una tecnologia
vecchia, inquinante, insicura e costosa. Le nuove centrali non risolveranno
i problemi energetici del Paese, non serviranno a mantenere gli impegni
europei di riduzione delle emissioni di gas serra e non faranno abbassare
la bolletta dei cittadini.(22/05/09)

Il fotovoltaico italiano continua a stupire
Italian Pv Summit,
il convegno internazionale sul fotovoltaico organizzato nell’ambito
di Solarexpo & Greenbuilding ha evidenziato le prospettive di
rendimenti positivi e di discesa dei costi della tecnologia solare.
La nota più positiva è la rilevante crescita del mercato
italiano che a fine 2009 potrebbe raggiungere la quota di 900 MW installati
(oggi 450 MW) per arrivare a 2.200 MW nel 2011. Nei prossimi mesi
si giocherà la partita della definizione della nuova tariffa
in conto energia che dovrebbe partire dal 2011 e che tutte le associazioni
di categoria (Gifi e Assosolare) guardano con attenzione specialmente
per strutturare gli investimenti futuri. La richiesta degli operatori
al governo è di praticare riduzioni graduali, senza strappi,
che accompagnino il settore verso la completa maturità.
La parità del costo di produzione da fotovoltaico (grid parity)
con l’energia immessa in rete sembra essere più vicina,
soprattutto per le regioni meridionali italiane. Si ipotizza, infatti,
che dopo una fase di transizione di durata variabile potrà
affermarsi definitivamente.
L’obiettivo del settore è anche diminuire i costi, andando
sotto il dollaro per watt prodotto. Una tappa fondamentale, che molti
osservatori si aspettavano di raggiungere più in là
nel tempo, ma che invece sembra molto vicina. Arturo Lorenzoni, dell’Università
di Padova & IEFE (Bocconi) e rapporteur della conferenza, ha infatti
ricordato che andare sotto il dollaro per watt di picco già
oggi è possibile per alcune celle fotovoltaiche e che per il
2012 è possibile arrivare anche sotto 0,7 $/W: una “curva
di apprendimento” rapidissima.
Oltre alla diminuzione dei costi è in atto un aumento degli
investimenti. Interessante è la spinta che stanno dando le
grandi utility, tradizionalmente mai troppo impegnate nello sviluppo
delle rinnovabili. Imprese storiche della manifattura italiana, inoltre,
hanno diversificato le proprie attività ottenendo buoni successi
in questo settore. “Quando grandi operatori industriali entrano
nel settore significa che si sta passando dalla fase pioneristica
a quella consolidata” ha spiegato Lorenzoni. Ma ci sono soprattutto
le nuove imprese che stanno dando dimostrazione di come si possa riuscire
nel mercato credendo fermamente in questa tecnologia. Tutto ciò
sta dando interessanti frutti come la creazione di nuovi posti di
lavoro. Sono lavori che rimangono nel lungo periodo e sul territorio.
Oggi per ogni megawatt installato si creano 2 posti di lavoro per
venti anni e per ogni megawatt prodotto se ne crea uno.
Come molti settori anche nel fotovoltaico si riscontrano diverse difficoltà
che si possono definire fisiologiche o di crescita. Una di questa
è l’incertezza sul futuro del mercato, ma anche la presenza
di prezzi ancora elevati, spesso causati da rendite di intermediazione,
che sono minori in mercati più maturi come quello tedesco.
Altro problema è la cosiddetta “corsa” alla realizzazione
degli impianti che spesso porta a fare domande senza alcuna certezza
dell’effettiva realizzazione dell’impianto. Un aspetto
che a livello amministrativo causa lungaggini e intasamento degli
uffici che devono valutare le domande.
Inoltre la variabilità dei processi autorizzativi nelle diverse
regioni italiane è sotto accusa e la mancanza di un’autorizzazione
unica (come richiesta dal Dlgs 387) porta a non standardizzare l’approccio
al mercato da parte delle aziende. Una situazione che al tempo stesso
limita l’accesso di nuovi operatori nel mercato.
Da non dimenticare anche la spinta verso la ricerca e la sua sinergia
con il mondo produttivo per l’innovazione in questi campi, come
il caso del programma “Industria 2015” che fa capo al
Ministero dello Sviluppo Economico.
“L’industria italiana del fotovoltaico esiste e ha dimostrato
che può iniziare a coprire tutta la filiera tecnologica”,
hanno detto molti dei relatori presenti. Si tratta di un settore industriale
che si sta consolidando e ha buone prospettive tanto che “non
si è visto in nessun altro settore industriale del nostro paese
una crescita così elevata”. Questo è il punto
di partenza che dovrebbe guidare imprese e decision makers ad una
visione ottimistica per gli anni a venire per questo settore.(22/05/09)
I grandi fiumi si stanno prosciugando
Secondo uno studio
americano condotto dal National Center for Atmospheric Research (NCAR)
i fiumi più estesi del mondo, dal Niger, in Africa, al Gange,
in India, al Fiume Giallo, in Cina, sono a rischio inaridimento. Da
50 anni i grandi fiumi continuano a perdere portata, minacciando le
popolazioni che abitano intorno alle loro rive. Migliaia di abitanti
rischiano ora la povertà, non potendo più provvedere
a cibo e a risorse idriche sufficienti. Simmetricamente, nelle regioni
intono all’Oceano Artico, i canali aumentano per lo scioglimento
dei ghiacci circostanti, anche se in misura minore. Lo studio rivela
che, nella maggior parte dei casi, il fenomeno dell’inaridimento
è associato ai cambiamenti climatici, che alterano le precipitazioni
e aumentano il tasso di evaporazione.
Gli scienziati hanno esaminato la portata dei corsi d’acqua
dal 1948 al 2004 e hanno formulato una mappa del rischio, che evidenzia
cambiamenti significativi in circa un terzo dei fiumi più grandi
del mondo. Il rapporto fra i corsi che perdono acqua e quelli che
aumentano la propria emissione è di 2,5 a 1. Sono stati analizzati
i flussi dei 925 fiumi più grandi del mondo durante 56 anni
e complessivamente è stato scoperto che in media ogni anno,
lo scarico di acqua fresca nell’Oceano Pacifico diminuisce del
6%, pari a 526 chilometri cubici. Invece, l’emissione annuale
nell’Oceano Indiano ha avuto un crollo del 3%, ovvero 140 chilometri
cubici di acqua. Viceversa, nell’Oceano Artico i fiumi scaricano
il 10% in più di acqua, pari a 460 chilometri cubici.
In controtendenza ci sono alcuni corsi d’acqua, come il Brahmaputra,
nel sud dell’Asia, o lo Yangtze, in Cina, che mostrano un incremento
stabile della portata. Tuttavia, avvertono gli studiosi, questi fiumi
potrebbero subire la stessa sorte di impoverimento delle acqua, visto
che i ghiacciai dell’ Himalaya, che finora li hanno rinvigoriti,
stanno perdendo volume. Il primo autore della ricerca, il professor
Aiuguo Dai della NCAR, è convinto che il fenomeno sia preoccupante,
“perché il bisogno di acqua aumenta in tutto il mondo,
specialmente in queste popolazioni a forte incremento demografico”.
Toni ancora più allarmati giungono dal coautore della ricerca,
Kevin Trenberth, che sostiene che “se il fenomeno dei cambiamenti
climatici continuerà nei prossimi decenni, così come
sembra, ci dovremo preparare a un preoccupante impatto sulle risorse
d’acqua per queste popolazioni”.(5/05/09)

Incentivi
in calo per il fotovoltaico
La prossima estate
le tariffe incentivanti del fotovoltaico saranno riviste al ribasso.
E’ quanto sostiene Luciano Barra, capo segreteria tecnica della
direzione per l'Energia e le risorse minerarie del Ministero dello
sviluppo economico. Barra, in occasione del convegno di “Solar
Revolution Summit”, ha risposto ai principali attori del settore
fotovoltaico italiano, che sostengono che l’entità degli
incentivi in Italia è giustificata dalle lentezze burocratiche
del nostro Paese. Secondo Barra invece “incentivi così
elevati erano un modo per rianimare questo settore” dopo anni
in cui non vi era stato alcun intervento pubblico.
Gli incentivi sono ritenuti alti anche perché “i prezzi
dei moduli stanno calando”. Secondo i dati di Solarbuzz, infatti,
da agosto 2008 ad oggi il prezzo dei pannelli è calato da 4,71
a 4,54 euro/Watt .
Il ministero sostiene che “si può pensare a un graduale
abbassamento delle tariffe”, anche perché “incentivi
troppo alti possono provocare danni”, come “in Spagna
dove c'è stato un boom che ha provocato anche licenziamenti”.
Oltretutto possono anche tenere elevati i prezzi artificialmente,
“favorendo il mantenimento di posizioni di rendita piuttosto
che l'evoluzione tecnologica”. Dunque “è meglio
avere incentivi equi ma durevoli, piuttosto che alti ma soggetti a
picchi e crolli”.
Barra ha quindi annunciato che il lavoro di revisione degli incentivi
è già iniziato e che probabilmente verrà concluso
entro l'estate.(5/05/09)

Rinnovabili:
ricavi a gonfie vele nonostante la crisi
Il 2008 è
stato un anno record per le rinnovabili, con una crescita del 50%
dei ricavi di fotovoltaico, eolico e biocarburanti passati da quasi
76 miliardi di euro a 115,9 miliardi. È quanto si apprende
dal rapporto Clean energy trends di Clean Edge, società californiana
di ricerca sulle rinnovabili. La crescita dello scorso anno è
stata sostenuta da due fattori: una forte espansione dei mercati di
riferimento e una crescita dei costi di sviluppo degli impianti eolici,
legata a una domanda superiore all’offerta. Tra i trend più
interessanti emerge quello del comparto eolico, che ha superato cinquanta
miliardi di dollari. I nuovi investimenti in tecnologie di energia
pulita, compresi il venture capital, il project financing e la ricerca,
sono aumentati del 4,7% a 155,4 miliardi.
Più nel dettaglio, la ricerca di Clean Edge rileva che i ricavi
da biocarburanti hanno raggiunto i 34,8 miliardi di dollari nel 2008
e dovrebbero arrivare a 105,4 miliardi nel 2018. Nel 2008 il mercato
globale dei biofuel è consistito in oltre 17 miliardi di galloni
di etanolo e 2,5 miliardi di galloni di biodiesel. Altro dato importante:
per la prima volta, in Brasile, il bioetanolo ha superato il 50% del
totale dei carburanti per trasporto. L’eolico è cresciuto
a 51,4 miliardi nel 2008 con una previsione a 139,1 miliardi nel giro
di dieci anni. Lo scorso anno gli impianti eolici hanno toccato in
record di 27mila megawatt. Il solare fotovoltaico passerà dai
29,6 miliardi dello scorso anno agli 80,6 miliardi del 2018. Insieme,
queste tre tecnologie, che valevano 115,9 miliardi nel 2008, cresceranno
a 325,1 miliardi nel giro di un decennio.
La crisi finanziaria e le difficoltà dei mercati del credito
hanno cominciato tuttavia a farsi sentire a fine 2008 e inizio 2009.
Sono state diverse le società attive nell’energia pulita
che hanno rinviato piani d’investimento, operato licenziamenti
o rinunciato a progetti.
Per Clean Edge il 2009 sarà comunque un anno di ripensamento
e consolidamento per molte aziende, mentre nel medio e lungo termine
la crescita del settore delle rinnovabili proseguirà (7/04/09).

Fotovoltaico è boom: arrivano altri 500MW di potenza.
Il Gse prevede
che nel corso del 2009 saranno installati ulteriori 500 MW di potenza
fotovoltaica, pari al doppio della potenza entrata in esercizio nello
scorso anno. L’ha detto Gerardo Montanino, direttore operativo
GSE, nel corso del convegno “L’incentivazione dell’energia
elettrica prodotta da fonti rinnovabili e il conto energia”
tenutosi presso la sede di Assolombarda a Milano.
Le domande di ammissione agli incentivi del Conto Energia evidenziano
un trend di forte crescita della potenza fotovoltaica installata.
Secondo i dati in possesso dal Gse, l'incremento della potenza installata
(comunicata agli uffici competenti) è di 40 MW nel mese di
gennaio 2009, 60 MW a febbraio 2009 e presumibilmente oltre 80 MW
in tutto il mese di marzo. A oggi sono pervenute al GSE complessivamente
oltre 33mila domande di ammissione agli incentivi, per una potenza
di circa 430 MW.
Per quanto riguarda gli incentivi, invece, il Gestore dei Servizi
Elettrici ha già erogato, in totale, circa 100 milioni di euro.
Montanino ha ricordato inoltre che il GSE, come deciso dall’Autorità
per l’Energia Elettrica e il Gas, ha prorogato di ulteriori
tre mesi, fino al 30 giugno 2009, il termine per la presentazione
e la stipula della convenzione per lo scambio sul posto (7/04/09).

Investire
nelle energie rinnovabili conviene
Gli investimenti in impianti a energie rinnovabili sono redditizi
per le imprese sia che esse siano fornitrici di energia alla rete
elettrica nazionale, sia che esse utilizzino direttamente l’energia
prodotta. È quanto emerge dalla ricerca “Investire in
energie rinnovabili – La convenienza economica per le imprese”.
Lo studio è stata coordinato da Alessandro Nova, docente dell’Università
Bocconi di Milano ed è stato realizzato in collaborazione con
Centrobanca. L’aspetto innovativo dello studio è rappresentato
dal tentativo di quantificare gli effetti economico-finanziari degli
investimenti in energie rinnovabili sia nell’ipotesi di cessione
dell’energia prodotta alla rete elettrica nazionale sia in quella
di un utilizzo nell’ambito dei processi produttivi delle imprese
finanziatrici.
In tempi di grande attenzione per l’impatto che la produzione
industriale ed energetica ha sull’ambiente e di dibattito sulla
dipendenza italiana dall’estero per l’energia elettrica,
cresce l’attesa per le prospettive di sviluppo delle energie
rinnovabili. Secondo Nova “tutta una serie di condizioni spingono,
nel nostro paese, verso gli investimenti in questo tipo di energie.
L’Italia è il secondo importatore al mondo di energia
elettrica, ma non figura tra i primi 10 produttori, e il prezzo medio
per kWh è tra i più alti in Europa. Siamo fortemente
dipendenti dall’estero e dalla volatilità dei prezzi
che si determina sul mercato mondiale. Investire nelle energie rinnovabili
potrebbe significare limitare tale dipendenza. Non solo: la riduzione
del costo del kW per le imprese rappresenta un importantissimo elemento
di competitività per il sistema, oggi imprescindibile, soprattutto
nei settori ad alta intensità energetica”.
La ricerca fornisce anche una mappatura dei consumi energetici in
Italia, identificando così le 100 combinazioni provincia/settore
industriale caratterizzate dalla maggiore attrattività sia
per i produttori di impianti ad energia rinnovabile sia per attività
di finanziamento delle iniziative. Tenendo conto che la realizzazione
di impianti idroelettrici, fotovoltaici, eolici o a biomasse è
conveniente là dove ci sono industrie a grande assorbimento
di energia è stata redatta una classifica in base all’indice
di ‘rilevanza energetica relativa’ delle province, ovvero
in base alla spesa energetica nell’area rispetto alla spesa
complessiva italiana. I risultati evidenziano che Milano è
quella che appare più volte (13), seguita da Torino (7), Bergamo,
Brescia e Vicenza (6), Treviso e Varese (5), Modena (4). Otto province
che da sole occupano 52 posizioni e il 62% del ‘potenziale elettrico’
delle top 100.
Ma quanto conviene a un’impresa investire nelle fonti rinnovabili?
Un impianto idroelettrico ad esempio che sia in grado di produrre
2 milioni di kWh l’anno e con una vita utile di 30 anni, è
capace di assicurare un tasso interno di rendimento (l’indice
che i ricercatori hanno posto come misura della profittabilità
dell’investimento) superiore al costo del capitale investito,
sia che l’energia sia completamente utilizzata per i processi
produttivi industriali, sia che parte di essa (o al limite, tutta)
sia venduta alla rete nazionale. In questo tipo di investimento, nel
caso del 100% di autoconsumo, il tasso interno di rendimento raggiungerebbe
il 18,3%, rispetto al 7,5% del costo del capitale, con una rilevante
generazione di valore per gli investitori. Il periodo di rientro dell’investimento
sarebbe di 8 anni nell’ipotesi di completo utilizzo dell’energia
prodotta all’interno dei propri processi produttivi e si prolungherebbe
di un solo anno se la metà dell’energia prodotta fosse
venduta alla rete.
Secondo Nova si tratta di un investimento conveniente che, dal punto
di vista industriale, “trae origine dal differenziale tra prezzo-costo
dell’energia acquistata e costo di produzione dell’energia,
integrato però dagli incentivi economici che caratterizzano
questi progetti. Le iniziative legate a energie rinnovabili si confermano
come investimenti estremamente interessanti sotto il profilo dei rendimenti
economici ma soprattutto caratterizzati da una rischiosità
sostanzialmente contenuta, caratteristica sempre più rara nel
panorama industriale contemporaneo”.
Nova ricorda infine che l’attenzione per le produzioni pulite
rappresenta per il paese non soltanto un’opportunità
ma anche un vincolo: l’Europa si è posta come obiettivo
il raggiungimento del 20% di quote di mercato per le energie rinnovabili
entro il 2020
(9/03/09).

In Inghilterra si pensa a pre-pensionare il nucleare di Sellafield
Sellafield è il nome di un
storico sito nucleare inglese situato sulla costa del mare d'Irlanda
in Inghilterra. Ospita sia la ex centrale nucleare di Calder Hall,
dotata di reattore Magnox che fu il primo impianto commerciale di
produzione elettronucleare al mondo, sia impianti di ritrattamento
del combustibile nucleare.
Dopo soli 10 anni di attività, quest’ultimo è
a rischio chiusura. Lo annuncia un documento pubblicato dal Nuclear
Decommissioning Authority (NDA), organo preposto alla gestione degli
impianti dismessi. La NDA posto l’attenzione su un eventuale
malfunzionamento della centrale fin dal giorno in cui è stata
inaugurata. L’impianto produce Mox (Mixed oxid fuels), una miscela
naturale di uranio e plutonio ottenuta dal riprocessamento del plutonio
per creare combustibili nucleari. La chiusura della centrale comporterà
lo stoccaggio di oltre 100 tonnellate di plutonio altamente radioattivo
fino a quando l’impianto non sarà completamente inattivo
e il materiale non verrà convertito in nuovo carburante.
Per ora l’NDA non commenta la notizia e sottolinea che la decisione
finale sulla chiusura dovrà essere assunta dal Governo di Gordon
Brown. Inutile dire che la dismissione dell’impianto è
fonte di imbarazzo politico, secondo quanto riporta la stampa inglese,
proprio perché esce nel momento in cui alcuni ministri stanno
cercando di persuadere gli scettici del fatto che una nuova generazione
di centrali potrebbe essere una soluzione energetica da adottare in
tempi e in modi relativamente economici.
L’impianto e’ costato 470 milioni di sterline (circa 600
milioni di euro al cambio attuale) e avrebbe dovuto, secondo i piani
iniziali, ripagarsi grazie al combustibile prodotto per le altre centrali.
Ma delle 120 tonnellate l’anno che avrebbe dovuto produrre,
a malapena ne ha prodotte 2,6 tonnellate (dati 2002-2007).
La National Decomissioning Authority sostiene che l’impianto
non ha né la capacità né la durata per gestire
il riprocesamento del materiale.
Jean McSorley, esponente di Greenpeace, ha dichiarato che la centrale
di Sellafield è stata un drammatico fallimento.” L’impianto
dimostra le differenze fra le speranze e la realtà dell’industria
nucleare”.
L’impianto era stato anche teatro di proteste sindacali: centinaia
di lavoratori della centrale hanno proclamato uno sciopero di 24 ore
per protestare contro l'utilizzo di operai italiani e portoghesi nella
raffineria di Lindsey.(9/03/09)

Speciale Kyoto: a che punto siamo?
La Conferenza Onu sui Cambiamenti
Climatici di Poznan (Polonia) del dicembre scorso ha messo al centro
delle discussioni la questione forestale e, in particolare la riduzione
delle emissioni dalla deforestazione e degrado forestale (Redd) nei
paesi in via di sviluppo, le future regole per l’utilizzo delle
attività agro-forestali da parte dei paesi industrializzati
e la potenziale modifica di alcune regole di eligibilità e/o
addizionalità relative ai progetti forestali (afforestazione
e riforestazione) per il meccanismo dei Cdm.
Il tema della lotta alla deforestazione è al centro del processo
negoziale in previsione della Conferenza di Copenaghen di fine 2009.
In termini di emissioni in atmosfera, la deforestazione, soprattutto
al livello tropicale, contribuisce per circa il 20% sul totale delle
emissioni antropiche. La questione del Redd nei Paesi in via di sviluppo
era stata affrontata già nel 2005 soprattutto per quello che
riguarda le modalità per ridurre le emissioni causate dalle
attività di deforestazione. Dopo due anni di incontri a livello
tecnico, si formalizza l’introduzione del tema Redd nel Piano
di Azione adottato a Bali nel 2007 con evidenti potenziali vantaggi
per i paesi in via di sviluppo (Pvs) che dimostreranno di aver ridotto
le loro emissioni da deforestazione e degrado forestale rispetto a
dei livelli di riferimento. I Pvs, in sostanza, potranno ricevere
un incentivo economico attraverso dei fondi specifici oppure attraverso
l’ingresso nel mercato del carbonio.
Ma Poznan ha segnato una battuta di arresto dovuto al fatto che alcuni
paesi, soprattutto il Brasile, non concordano sulle metodologie che
hanno come esclusiva di riferimento le Linee Guida dell’Ipcc,
in particolare quelle adottate nel 2003. Il programma di lavoro approvato
per il 2009 prevede quindi di continuare ad analizzare tali aspetti
metodologici focalizzando l’attenzione: sui livelli di riferimento
delle emissioni da adottare per la deforestazione e il degrado forestale;
sul ruolo della conservazione, gestione forestale sostenibile, variazione
della copertura forestale e carbon stocks associati e i relativi livelli
di riferimento delle emissioni.
Ma sul tavolo del negoziato c’è anche la questione del
coinvolgimento delle popolazioni indigene sul tema della Redd. Alcuni
paesi, in particolare Nuova Zelanda, Australia, Canada e Usa, hanno
mostrato difficoltà, a causa di una stringente legislazione
a livello nazionale, nel ravvisare un qualsiasi riconoscimento legale
sui potenziali diritti (e, quindi, benefici economici) derivanti dalle
attività di Redd verso tali popolazioni.
Vista la situazione non sarà facile giungere ad una soluzione
ideale sotto tutti i punti di vista, ma l’importante è
che da Copenaghen esca un accordo che faccia partire il meccanismo
per la Redd. Proteggere le foreste tropicali con un meccanismo che
riconosca un valore economico al carbonio in esse contenuto e legato
agli obiettivi di mitigazione dei cambiamenti climatici di tutti i
paesi, in particolare quelli industrializzati, risulta senza dubbio
l’azione più concreta e facilmente raggiungibile alla
COP15 di Copenaghen.
Altro punto fondamentale sono le attività agro-forestali da
parte dei paesi industrializzati nel post-2012. Il Protocollo di Kyoto
permette ai paesi industrializzati di poter utilizzare le capacità
di accumulo di carbonio attraverso le attività agro-forestali
per il raggiungimento dei propri impegni di riduzione delle emissioni
nel periodo 2008-2012. Tale flessibilità viene richiesta anche
per il periodo post-2012, ma gli addetti ai lavori sperano in una
semplificazione delle regole oggi in vigore.
In fine, nell’ambito del Cdm (Clean Developement Mechanism),
fino al 2012, le uniche attività consentite per il rilascio
di crediti eligibili sono quelle legate alle attività di Afforestazione
e Riforestazione ma con una serie di limitazioni per quanto riguarda
l’utilizzo di tali crediti da parte dei paesi industrializzati.
Intanto la Commissione Ue sta preparando la sua proposta in vista
dell’incontro di Copenaghen. Bruxelles prevede entro il 2015
l'istituzione di un mercato del carbonio che coprirà tutti
i paesi dell'Ocse e lo sviluppo di fonti di finanziamento internazionali
innovative basate sulle emissioni dei paesi e sulle loro capacità
finanziarie. Per contenere l'aumento della temperatura al di sotto
della soglia di 2°C i paesi sviluppati e le istituzioni multilaterali
dovranno stanziare finanziamenti molto più consistenti a favore
dei paesi in via di sviluppo per aiutarli a sostenere i costi del
loro contributo alla lotta ai cambiamenti climatici. La proposta dovrà
ora essere discussa dal Parlamento e dal Consiglio europeo, nel mese
di marzo.
I paesi sviluppati dovranno svolgere un ruolo di guida e ridurre globalmente
entro il 2020 le emissioni del 30% rispetto ai livelli del 1990. La
comunicazione propone parametri specifici per assicurare che gli obiettivi
nazionali prevedano uno sforzo comparabile. Tutti i paesi dell'Ocse,
gli Stati membri, i paesi candidati all'adesione e i candidati potenziali
dovrebbero impegnarsi a rispettare questi obiettivi in materia di
emissioni.
Inoltre, secondo la proposta della Commissione i paesi in via di sviluppo,
tranne i più poveri, dovrebbero limitare entro il 2020 la crescita
delle emissioni collettive al 15-30% al di sotto dei livelli che si
registrerebbero se la situazione rimanesse immutata. Le misure in
questione dovrebbero includere una rapida diminuzione delle emissioni
prodotte dalla deforestazione tropicale.
In termini di costi, per ridurre le emissioni le stime indicano che
potrebbe essere necessario aumentare fino al 2020 gli investimenti
netti globali di circa 175 miliardi di euro all'anno. Oltre la metà
di questa somma sarà necessaria nei paesi in via di sviluppo.
L'accordo di Copenaghen dovrebbe istituire anche un quadro di riferimento
per aiutare i paesi ad adattarsi ai cambiamenti climatici inevitabili.
Tutti i paesi sviluppati e in via di sviluppo dovrebbero elaborare
strategie nazionali per l'adattamento. I paesi in via di sviluppo
più vulnerabili così come i piccoli stati insulari dovranno
ricevere aiuto per l'adattamento ai cambiamenti climatici.
In fine, per ridurre l'impatto dei cambiamenti climatici e raccogliere
fondi per finanziare le misure previste, l'Ue dovrebbe cercare di
costituire entro il 2015 un mercato del carbonio a copertura dell'Ocse
collegando il sistema di scambio delle quote di emissione dell'Ue
ad altri sistemi comparabili del tipo "cap and trade", che
fissano un tetto massimo di emissioni ma ne consentono lo scambio.
Un mercato che entro il 2020 dovrebbe includere le principali economie
emergenti con l'intento di istituire un mercato globale del carbonio.(10/02/09)

Rinnovabili per uscire dalla crisi
Il settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica ha
le potenzialità per creare 37 milioni di posti di lavoro con
proventi stimati in 4,29 miliardi di dollari entro il 2030. I numeri
sono contenuti nell’ultimo rapporto dell’American Solar
Energy Society, intitolato“Green Collar Jobs” e che esamina
la dimensione economica delle compagnie operanti nel settore delle
rinnovabili e dell’efficienza energetica (Re&Ee).
Ases), Ong statunitense nata nel 1954 per promuovere l’energia
solare, le rinnovabili in generale e l’efficienza energetica
negli Usa.
I 37 milioni di posti di lavoro sono le stime relative allo scenario
più ottimistico. L’associazione americana precisa, infatti,
che il raggiungimento di tale traguardo si realizzerà solamente
se la politica prenderà decisioni ambiziose in merito ai piani
di sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica.
Ogni rimando comprometterà la crescita di lungo termine di
questa industria e ritarderà la creazione indispensabile, tanto
più in questo momento di grave difficoltà dell’economia
statunitense e mondiale, di nuovi posti di lavoro ben retribuiti e
che nella gran parte dei casi non sono soggetti all’outsourcing
verso l’estero.
Solo nel 2007 l’industria delle rinnovabili e dell’efficienza
energetica ha creato nove milioni di posti di lavoro e un miliardo
di dollari in profitti. La crescita del settore industriale delle
rinnovabili è stata di tre volte superiore alla crescita dell’economia
statunitense. I settori guida sono stati il solare termico, fotovoltaico,
biodiesel e l’etanolo che hanno fatto registrare un aumento
dei proventi annui in media del 25%.
L’occupazione creata dalle industrie dei settori rinnovabili
ed efficienza rientra nell’ambito delle stesse figure professionali
di altre industrie già esistenti. Nelle conclusioni dello studio
vengono identificate anche le misure più importanti ai fini
del sostegno alla crescita del settore Re&Ee: formulazione di
uno standard riguardante il mix di fonti rinnovabili a livello nazionale;
estensione a lungo termine degli incentivi alla produzione da fonti
rinnovabili; formulazione di politiche efficaci di net-metering; miglioramento
dell’accesso alle reti elettriche.
Intanto Obama, in vista del prossimo Governors’ Climate Global
Summit di novembre, ha annunciato la riduzione della dipendenza dai
combustibili fossili, la crescita del peso delle fonti rinnovabili,
(fino al 10 % del fabbisogno energetico nel 2012 e del 25% nel 2025).
Investimenti di 150 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni per lo
sviluppo di produzione energetica non inquinanti (previsti 5 milioni
di posti di lavoro), un milione di auto ibride entro il 2025 e, soprattutto,
la taglio dell’80% delle emissioni di gas serra entro il 2050
(28/01/09)

Detrazione 55%. Il governo ci ripensa e mantiene le agevolazioni
Dopo mesi di proteste e richieste
di ripensamento al governo, sembra tornare il sereno attorno alle
detrazioni del 55% per gli interventi di efficienza energetica. A
spazzare via dubbi e timori ci ha pensato il disegno di legge di conversione
del decreto anti-crisi (Dl 185/2008), approvato dalla Camera e ora
all'esame del Senato. La nuova formulazione dell'articolo 29 ha cancellato
tutte le principali limitazioni emerse in prima stesura. Nei fatti
il 55% resta sostanzialmente com'era. Questa buona notizia dovrebbe
tranquillizzare anche i contribuenti che alla fine del 2008 si erano
precipitati a presentare le richieste, nella paura di perdere il diritto
alle detrazioni. In questo periodo di incertezza infatti l’Enea,
ente delegato a ricevere la documentazione, ha registrato un boom
delle domande. Nell’ultima settimana del 2008 sono arrivate
ben 30mila richieste che portano il dato annuo a 185mila domande.
Una crescita del 40% rispetto al 2007.
Cosa cambia nel concreto nella normativa? Per le spese di risparmio
energetico sostenute dal 1° gennaio 2009, lo sconto del 55% va
diviso in cinque rate annuali. Per le spese fino al 31 dicembre 2008
si può ancora scegliere se ripartire il bonus fiscale da tre
a dieci rate.
La parziale rigidità del nuovo meccanismo dovrebbe però
consentire all'agenzia delle Entrate di calcolare esattamente l'esborso
annuo per il Fisco. Al contempo il nuovo sistema non dovrebbe causare
disagi alla gran parte dei cittadini interessati. Molti contribuenti,
infatti, con il regime precedente sceglievano la rateazione in tre
anni per sfruttare al massimo la detrazione. Solo per gli interventi
più costosi o per chi aveva redditi molto bassi, poteva essere
più vantaggioso spalmare il bonus su dieci annualità.
Con la nuova normativa in alcuni casi potrà esserci anche la
cosiddetta incapienza fiscale, cioè la situazione in cui l'imposta
dovuta è minore della detrazione e una parte dello sconto andrà
quindi perduta. Secondo alcune stime però questi rischi riguardano
pochi contribuenti.
Legambiente ha accolto positivamente la notizia. “Il governo
si è reso conto del grave errore in cui si stava incorrendo
e ha fatto bene a correre ai ripari ripristinando, seppur con qualche
modifica, un provvedimento che aveva in questi anni mostrato tutta
la sua validità. Il merito però va anche alle tante
voci di protesta che si sono levate e tramutate in una vera e propria
mobilitazione spontanea”. “Va ricordato infatti - continua
Legambiente - che tanti cittadini insieme al mondo dell'impresa, delle
associazioni di categoria, degli ambientalisti, da subito hanno condotto
una battaglia di civiltà per chiedere che il Governo facesse
marcia indietro su questa assurda decisione e questo è servito.
Lo sgravio fiscale del 55, già utilizzato da migliaia di famiglie
è una misura determinante per affrontare sia gli obiettivi
di riduzione di CO2 che la crisi economica e occupazionale. Infatti
- conclude Legambiente - grazie alla possibilità di detrarre
una parte delle spese per interventi di efficienza si è messo
in moto un giro d'affari superiore ai 3 miliardi di euro che ha facilitato
l'emersione del sommerso e reso possibile un significativo risparmio
energetico" (28/01/09)

Accertato il legame inquinamento e cambiamento climatico
Uno studio dimostra l’esistenza
di un legame fra inquinamento e clima. Il riscaldamento globale del
pianeta accelera la formazione di nubi molto alte nell'atmosfera,
ritenute le prime responsabili di tempeste, piogge violente e grandinate.
Per decenni alcuni modelli climatici avevano ipotizzato questo collegamento,
ma soltanto adesso arrivano i dati che lo dimostrano.
Il fenomeno è stato misurato per la prima volta sulla base
dello studio condotto dal Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa.
I dati sono stati raccolti negli ultimi cinque anni dal satellite
americano per l'osservazione della Terra, Aqua, lanciato nel 2002.
I risultati, presentati nel convegno dell'Unione Geofisica Americana
in corso negli Stati Uniti, a San Francisco, sono pubblicati nella
rivista Geophysical Research Letters.
La ricerca spiega che la formazione di nubi molto alte in corrispondenza
dei Tropici, ritenute le maggiori responsabili di piogge torrenziali
e delle tempeste più violente, è in aumento costante
a causa del riscaldamento globale. I risultati dello studio sono coerenti
con quelli di un altro studio della Nasa condotto da Frank Wentz nel
2005, che mostrava un aumento nelle precipitazioni globali pari all'1,5%
per decade su un periodo di 18 anni, circa cinque volte maggiore al
valore stimato dai modelli climatici utilizzati nel rapporto 2007
dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc). Il responsabile
della nuova ricerca del Jpl, Hartmut Aumann, calcola che ad ogni grado
di aumento della temperatura superficiale degli oceani corrisponde
un aumento del 45% della formazione delle nubi associate a tempeste
violente. I dati sui quali si fonda questa conclusione si basano sulle
rilevazioni di uno degli strumenti a bordo del satellite Aqua, l'Airs
(Atmospheric Infrared Sounder), che ogni giorno ha raccolto misure
relative a circa 6.000 nubi tropicali.
Aumann ha scoperto così una forte correlazione tra la frequenza
di queste nubi e le variazioni stagionali nella temperatura media
della superficie degli oceani tropicali. L'esperto calcola che al
tasso attuale del riscaldamento globale, pari a 0,13 gradi ogni dieci
anni, la frequenza delle tempeste potrebbe aumentare del 6% nello
stesso arco di tempo. (13/01/09)

Operativo il decreto per piccole rinnovabili: tariffa fissa omnicomprensiva
e scambio sul posto
Sono attive le nuove facilitazioni
a sostegno della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili
con impianti di piccola taglia (fino a 1 MW di potenza). L’Autorità
ha infatti introdotto un nuovo regime semplificato per l’energia
elettrica prodotta ed immessa in rete che prevede un unico prezzo
fisso incentivante, la cosiddetta tariffa fissa onnicomprensiva ed
un interlocutore unico con il quale stipulare le convenzioni.
La tariffa fissa onnicomprensiva comprenderà sia le componenti
remunerative di mercato sia quelle di incentivazione vere e proprie.
Tale tariffa sarà garantita da un unico soggetto nazionale,
il Gse (il Gestore dei Servizi Elettrici), e non più dai diversi
distributori territoriali, in maniera frammentata. I produttori, potranno
concludere con il Gse una convenzione di ritiro dell’energia
elettrica immessa secondo procedure uniche per tutto il sistema elettrico
nazionale, basate su specifiche tecniche verificate dall’Autorità.
La tariffa fissa onnicomprensiva non si applica al fotovoltaico che
usufruisce già da tempo di altri sistemi di incentivazione.
L’Autorità, inoltre, ha esteso la possibilità
di aderire al meccanismo di scambio sul posto agli impianti di potenza
fino a 200 kW entrati in esercizio dopo il 31 dicembre 2007 ai quali
si applicheranno le regole già in vigore dal 1° gennaio
2009 per gli impianti da fonti rinnovabili di potenza fino a 20 kW.
Il servizio di scambio sul posto consiste nel realizzare una particolare
forma di autoconsumo in sito consentendo che l’energia elettrica
prodotta e immessa in rete possa essere prelevata e consumata in un
momento differente da quello in cui avviene la produzione, utilizzando
quindi il sistema elettrico quale strumento per l’immagazzinamento
virtuale dell’energia elettrica prodotta, ma non contestualmente
autoconsumata.
Con il provvedimento dell’Autorità diventa operativo
il quadro normativo previsto dalle leggi n. 222/07 e n.244/07 e attuato
dal decreto interministeriale del 18 dicembre 2008.
È possibile leggere tutte le indicazioni dell’Autorità
nella delibera ARG/elt 1/09 (disponibile sul sito www.autorita.energia.it).
(13/01/09)

Pessima idea! Il Governo cancella le detrazioni del 55%
È tempo di crisi e così
il Governo pensa bene di spazzare via tutto ciò che gli sembra
“ingombrante”, anche se funziona. Con il decreto anti-crisi
(DL.29.11.2008, n. 185) sono stati messi non pochi ostacoli alle detrazioni
Irpef/Irpeg del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica
sugli edifici per il 2008-2009-2010, introdotti con la Finanziaria
2007.
Fino ad ora la legge consentiva a chiunque avesse requisiti di ottenere
i benefici fiscali della detrazione del 55%. Cosa che ha permesso
a molti cittadini italiani di poter realizzare lavori da cui hanno
tratto vantaggi economici per il maggior risparmio energetico ottenuto,
a fronte di spese notevoli sostenute, rese però più
sopportabili dalla prospettiva di avere uno sconto sulle tasse. La
novità introdotta dal Decreto Legge 185/2008 (art. 29 comma
7), consiste nell’introduzione di un tetto di spesa per coprire
tali agevolazioni, stabilito in 82,7 milioni di euro per il 2008;
185,9 milioni per il 2009 e 314,8 milioni per il 2010.
Alla luce delle novità normative, ora non basta più
inviare all’Enea la documentazione per accedere agli incentivi,
ma si deve preventivamente presentare istanza all’Agenzia delle
Entrate e attenderne l’assenso. In altre parole dopo aver effettuato
le spese, il contribuente dovrà inviare domanda per via telematica
al sito dell’Agenzia delle Entrate. Se entro 30 giorni dall’invio
non si riceverà assenso alla richiesta, essa si dovrà
intendere respinta per il meccanismo del silenzio-rifiuto. Le modalità
di presentazione dell’istanza sono ad oggi ignote, si attende
la pubblicazione della circolare sul sito dell’Agenzia delle
entrate.
Per le spese sostenute nel periodo d’imposta successivo al 31
dicembre 2007 la domanda dovrà essere inviata tra il 15 gennaio
e il 27 febbraio 2009. Per i due periodi d’imposta successivi,
andrà inviata tra il 1° giugno e il 31 dicembre di ciascun
anno.
Il decreto stabilisce anche che i contribuenti che ricevessero provvedimento
di diniego potranno comunque beneficiare di una detrazione d’imposta
del 36% delle spese sostenute solo fino all’ammontare della
somma di 48.000 euro, da ripartire in 10 rate annuali di pari importo.
Esiste il rischio che, il 15 gennaio 2009, il sito dell’Agenzia
delle entrate possa andare in tilt, a causa di tutti gli utenti che
si precipiteranno ad inoltrare le richieste, visto che queste saranno
esaminate in ordine cronologico.
Ad oggi, per tutti coloro che hanno sostenuto spese per interventi
durante il 2008, non è chiaro se è possibile poter ottenere
le detrazioni. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha
annunciato in un’audizione alla Camera, che il Parlamento provvederà
ad eliminare la retroattività della norma che introduce modifiche
alla detrazione fiscale del 55% per il risparmio energetico.
Il provvedimento è un Decreto Legge e dovrà, quindi,
essere convertito in Legge entro 60 giorni. Ci si augura che il decreto
possa essere modificato mantenendo una maggiore incentivazione a favore
degli interventi di efficienza energetica.
Intanto Legambiente ha annunciato battaglia, insieme ai cittadini
e alle associazioni delle rinnovabili contro le modifiche al bonus
fiscale del 55% approvato la scorsa settimana dal Governo. “Altro
che provvedimento di rilancio che guarda alle persone e allo sviluppo.
In tema di rinnovabili ed efficienza energetica il Governo va contro
le famiglie e le aziende”. Quello che era un sistema di incentivo
semplice, trasparente e sicuro per i cittadini infatti, diventa ora
uno strumento complicato, discrezionale, limitato a pochi. “Non
si comprende – ha detto Edoardo Zanchini, responsabile energia
di Legambiente - la ragione per la quale si è deciso di cambiare
un provvedimento che ha avuto un grande successo e che permetteva
alle famiglie di risparmiare sulle bollette elettriche e termiche
grazie alla possibilità di installare impianti solari termici,
caldaie a condensazione, interventi di efficienza energetica. A meno
di voler proprio limitare il ricorso a questo tipo di incentivi”.
“Con questa norma – ha aggiunto Zanchini – si condanna
concretamente tutto quel settore dell’industria più innovativa,
capace di garantire occupazione e sviluppo rappresentato dalle aziende
delle rinnovabili. Ma non solo”. Per il solo 2008 sono attese
infatti circa 130mila istanze di detrazione, pari ad altrettanti interventi
mirati a ridurre gli sprechi e la nostra dipendenza dalle fonti fossili.
Cancellando gli incentivi scompariranno anche per le casse pubbliche
gli introiti delle tasse che si sono generati nei due anni di incentivo.
“È assurdo che mentre Francia, Germania e Spagna continuano
ad investire nel settore dell’efficienza energetica per rilanciare
l’economia e contemporaneamente ridurre le emissioni di gas
serra, il governo italiano insista nella sua battaglia solitaria contro
l’innovazione e l’ambiente, relegandoci in una odiosa
posizione di retroguardia”. (10/12/2008)
•
Firma
l’appello
• Leggi dal sito www.viviconstile.org
e scarica il mini dossier.pdf sulle detrazioni del 55%.

Anche
il Papa “si converte” al fotovoltaico!
La Città
del Vaticano si è dotata di un impianto fotovoltaico. È
recente l’inaugurazione di un grande impianto sulla copertura
dell'Aula delle Udienze intitolata a Paolo VI. L’impianto è
stato donato da SolarWorld, società tedesca che opera nella
costruzione di pannelli solari.
La d
ecisione
dello Stato del Vaticano di realizzare un impianto di conversione
dell'energia solare è stata resa possibile dalla compatibilità
architettonica dell’edificio moderno, decisamente rara nel tessuto
edilizio della Città del Vaticano, dal suo orientamento rispetto
agli assi cardinali, dalla configurazione della sua copertura e dall'ampiezza
della superficie disponibile, pari a circa 5.000 mq.
L’impianto ha una potenza di picco di 221 KW ed è stato
installato da SolarWorld sulla copertura dell'aula in una quindicina
di giorni. I 2.400 moduli che lo compongono sono rivolti a sud e sono
stati installati in sostituzione dei pannelli in calcestruzzo. I pannelli
fungono così da rivestimento protettivo dell'edificio dall'irraggiamento
e da generatori di energia elettrica.
I 300 MWh annui di elettricità prodotta verranno immessi nella
rete elettrica vaticana, coprendo parzialmente i consumi dell’Aula
e dei palazzi limitrofi. Questo intervento consentirà di evitare
le emissioni di 225.000 kg di anidride carbonica e risparmiare circa
80 tonnellate equivalenti di petrolio.
Frank Asbeck, Presidente ed Amministratore Delegato di SolarWorld
AG è particolarmente orgoglioso per la realizzazione di questo
progetto: “L’iniziativa è nata dall’impegno
preso dallo Stato Vaticano nell’uso responsabile delle risorse
naturali. Con questa realizzazione intendiamo lanciare un segnale
chiaro e visibile per un impegno verso la produzione di energia pulita”
(10/12/2008)

Nuovo
record di efficienza (40,8%) per il fotovoltaico
L'efficienza di conversione nelle celle
fotovoltaiche è arrivata al 40,8%, battendo il precedente record
di 40,7%. Il piccolo aumento è considerato molto importante,
anche se rimangono alcune perplessità sulle modalità
del suo raggiungimento.
Il record è stato stabilito negli Stati Uniti, presso il National
Renewable Energy Laboratory (NREL). È stata utilizzata una
cella a tripla giunzione progettata, fabbricata e testata presso il
NREL, con strati costituiti da fosfuri e arseniuri di Gallio e Indio.
Il processo produttivo è stato denominato IMM (Inverted Metamorphic
Multi-juntions) o Multigiunzione Metamorfica Invertito. Questa cella
consente di sfruttare una gamma maggiore di frequenze dello spettro
solare e di conseguenza utilizzare più energia da convertire
in elettricità.
La cella è stata testata in un sistema con concentrazione solare
pari a 386 soli, cioè 386 volte la radiazione che arriva sulla
superficie della terra. I ricercatori prevedono di ottenere un’efficienza
di conversione da 42% a 45% con i sistemi a concentrazione a terra
(500x-1500x) e 33% nello spazio.
Lo stratagemma che potrebbe aver fatto aumentare progressivamente
il rendimento di conversione è in parte dovuto all'aumento
della concentrazione della radiazione solare durante le prove. In
tutte le comunicazioni e articoli scientifici precedenti (e nelle
news del NREL) si può osservare, infatti, che i rendimenti
sono stati rilevati progressivamente a concentrazioni maggiori. Il
record dichiarato il 14 agosto è stato rilevato a 386x mentre
quello precedente dichiarato nel luglio del 2007 era stato rilevato
a 240x.
Ad ogni modo il risultato ottenuto è stato segnalato dalla
rivista R&D Magazine come una delle 100 più innovative
scoperte del 2008. Dal punto di vista pratico questa nuova cella potrà
essere utilizzata nello spazio per i satelliti o nei sistemi a concentrazione
con lenti ad hoc. La società Emcore pensa di utilizzarla a
livello commerciale nei prossimi due anni con costi inferiori del
10-20%.
La tecnologia della concentrazione solare fotovoltaica (CPV) è
ritenuta molto importante per le sue potenzialità nella riduzione
del costo dell’elettricità solare. L’attenzione
della comunità scientifica sull’argomento è segnalata
dal fatto che già a luglio i ricercatori del Fraunhofer Institute
for Solar Energy Systems di Friburgo avevano annunciato il record
di efficienza in laboratorio pari al 37,6% per una cella a multigiunzione,
sulla quale era stata concentrata la luce solare fino a 2.000 volte
la sua intensità normale su una superficie di pochi millimetri
quadrati. Anche qui sono stati utilizzati strati di semiconduttori
come fosfuro di indio-gallio (GaInP), arseniuro di indio-gallio (GaInAs)
e germanio (Ge).
L’obiettivo raggiungibile per i prossimi anni potrebbe essere
del 45% per le celle e del 35% per i moduli CPV, un’innovazione
che farebbe raggiungere rapidamente la cosiddetta grid parity del
fotovoltaico (costo del kWh fotovoltaico uguale al kWh convenzionale).

L’Italia
vuole ritrattare il pacchetto 20-20-20
L’andamento negativo
dell’economia nazionale e internazionale sembra spingere il
governo italiano verso la revisione degli obiettivi di salvaguardia
dell’ambiente stabiliti in ambito europeo. I ministri dell’Ambiente
e dello Sviluppo economico hanno deciso di avviare immediatamente
un’azione, concertata con la Presidenza del consiglio e il ministero
degli Esteri, nei confronti di tutti gli interlocutori europei (presidenza
della Ue, commissione Ue, Parlamento europeo, partner comunitari)
in modo da raggiungere un duplice obiettivo.
La manovra politica messa in atto dal governo italiano vuole evitare
passaggi automatici dal 20% al 30% delle riduzioni in caso di accordo
internazionale di Kyoto e l’introduzione di obiettivi intermedi
vincolanti.
Per il Governo Italiano, spalleggiato da Confindustria, la direttiva
20-20-20 - che prevede entro la data del 2020 una riduzione delle
emissioni di anidride carbonica, da parte dei paesi europei, del 20%
- sarebbe troppo gravosa, anzi, sarebbe addirittura insostenibile
per le industrie italiane, con costi calcolati tra i 20 e i 30 miliardi
di euro l’anno.
Molto critica Legambiente che si chiede secondo quali stime sono stati
fatti i calcoli e perché il Governo non rende pubblici i dati
alla base di questi calcoli.
“I numeri forniti dalla commissione Ue sono altri e assolutamente
differenti da quelli sparati dal Governo in questi giorni”,
sostiene Edoardo Zanchini, responsabile Energia di Legambiente. “Secondo
la commissione europea infatti l’adeguamento alla direttiva
20-20-20 costerà all’Italia 8 miliardi di euro l’anno,
senza contare i vantaggi in termini di riduzioni delle importazioni
e di risparmio rispetto alle attuali spese per i danni da inquinamento,
oltre ai benefici relativi all’efficienza e all’ammodernamento
industriale. Un totale quindi di gran lunga inferiore ai 20-30 miliardi
di euro l’anno citati recentemente anche dal Ministro Prestigiacomo
e mai esplicitati pubblicamente”.
I calcoli della commissione europea, resi noti nel gennaio 2008, si
basano sui costi di investimento previsti per lo sviluppo di rinnovabili,
abbattimento dei gas a effetto serra, efficienza energetica e sulle
riforme strutturali del sistema elettrico necessarie, senza considerare
però i benefici economici del pacchetto, che vengono stimati
a parte. A fronte dei 92 miliardi di spesa previsti per l’intera
Ue, la commissione stima anche un risparmio di circa 50 miliardi di
euro dovuto alla riduzione delle importazioni di gas e petrolio, e
un risparmio di 10 miliardi rispetto alle attuali spese per i danni
prodotti dall'inquinamento atmosferico, senza contare i benefici in
termini di efficienza e ammodernamento industriale.
“In proporzione - ha sottolineato Zanchini - per l’Italia
si può stimare un risparmio di 4,4 miliardi di euro per i costi
degli idrocarburi e di 0,9 miliardi di euro per i costi dell’inquinamento.
I costi effettivi quindi scendono fino a un decimo delle stime paventate
per l’Italia. Senza contare che già oggi i ritardi nell’adeguamento
al protocollo di Kyoto ci stanno costando 1 miliardo e 100 milioni
l’anno senza alcun beneficio in termini ambientali e di sviluppo
economico, e che al 2012, i costi sulle spalle dei contribuenti potrebbero
arrivare a 7 miliardi di euro”.
“E’ evidente la strategia che vuole portare a rivedere
gli impegni sul clima – conclude Zanchini -, ma certo non è
accettabile farlo utilizzando dati non verificabili pubblicamente.
Le uniche stime certe sono quelle fornite dalla commissione Ue e bene
farebbe il governo ad acquisirle per cercare di adeguarsi al più
presto alla direttiva, come stanno facendo tutti gli altri paesi europei,
invece di continuare a pietire sconti imbarazzanti”.

Aggiornati gli incentivi al mini-idro
L'Autorità per l'energia elettrica
e il gas ha aggiornato i prezzi minimi garantiti per l'energia elettrica
prodotta nel 2008 da impianti mini-idroelettrici in base alla delibera
n.280/07. In questo provvedimento sono previste tariffe incentivanti
destinate ai produttori da fonti idroelettriche di piccola taglia
e l’introduzione di alcune novità importanti che riguardano
l'introduzione di un nuovo scaglione fino a 250.000 kWh annui. Il
provvedimento assicura la remunerazione anche degli impianti di produzione
mini-idro, con potenze fino ad 1 MW, che non hanno i requisiti e la
capacità di accedere direttamente al mercato.
Le tariffe previste sono, nel caso di impianti idroelettrici di potenza
nominale media annua fino a 1 MW, pari a 136 euro/MWh fino a 250.000
kWh annui; 104 euro/MWh (anziché 96,4 euro/MWh fino a 500.000
kWh annui) da oltre 250.000 fino a 500.000 kWh annui. Per lo scaglione
da oltre 500.000 kWh fino a 1.000.000 kWh annui le tariffe sono state
variate da 81,2 a 84 euro/MWh; mentre da 1.000.000 a 2.000.000 kWh
annui saranno riconosciuti 78 euro/MWh anziché 71. Per quanto
riguarda gli impianti di potenza nominale fino a 1 MW da fonti rinnovabili
diverse da quella idrica, per l'anno 2008, restano confermati i prezzi
minimi garantiti. L'attuale schema di ''ritiro dedicato'', con procedure
uniformi per tutti i produttori, operativo dal 1 gennaio 2008, sostituisce
il sistema precedentemente in vigore, in base al quale il ritiro veniva
gestito dalle varie imprese di distribuzione.
Il Gestore del Sistema Elettrico (Gse) resta l'unico soggetto incaricato
di fare da intermediario commerciale sotto il controllo dell'Autorità
e di provvedere al ritiro dell'energia prodotta.

Europarlamento
boccia la proposta a favore del nucleare e punta sulle rinnovabili
La
commissione Industria, Ricerca Energia (Itre) del Parlamento europeo
ha bocciato, a Bruxelles l’11 settembre scorso, un emendamento
alla direttiva Ue sulle energie rinnovabili che avrebbe inserito surrettiziamente
il nucleare fra le fonti energetiche da promuovere nel contesto della
lotta al cambiamento climatico, praticamente alla stessa stregua del
solare, dell'eolico o delle biomasse. Proposto dal tedesco Werner
Langen (Cdu-Ppe), l'emendamento, che non menzionava esplicitamente
il nucleare, ma chiedeva di "introdurre un piano europeo per
lo sviluppo di tutte le fonti energetiche a basse emissioni di carbonio
in Europa", è stato respinto con 27 voti contro 22.
La direttiva sulle rinnovabili, che fa parte dell'ambizioso pacchetto
legislativo Ue su clima ed energia, dovrebbe essere approvata dalla
Plenaria dell'Europarlamento e dal Consiglio Ue entro la fine dell'anno.
Un tentativo analogo delle lobby pro nucleari, sostenute dalla Francia,
era stato sconfitto già durante il Consiglio europeo di Bruxelles
che nel marzo 2007, sotto la presidenza del cancelliere tedesco Angela
Merkel, aveva fissato gli obiettivi del conseguimento, entro il 2020,
del 20% della riduzione di emissioni di gas serra e della copertura
del 20% del fabbisogno energetico primario dell'Ue con le fonti rinnovabili.
“E’ un passo importante nella giusta direzione –
commenta il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. L’atomo
non è la soluzione contro l’effetto serra e a dirlo oggi
non sono gli ambientalisti ma la Commissione industria del Parlamento
europeo, che con il voto odierno migliora, inoltre, sensibilmente
la direttiva sulle rinnovabili proposta dalla Commissione europea”.
Due i punti salienti introdotti in materia di rinnovabili: una maggiore
flessibilità del mercato dei certificati verdi che tutela le
politiche nazionali di sostegno alle rinnovabili e l’innalzamento
al 45% dell’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 per
i biocarburanti.
“E’ giunto il momento che anche il nostro governo prenda
atto che il nucleare non è la soluzione al conseguimento degli
obiettivi di Kyoto” conclude Vittorio Cogliati Dezza.

A
tutto vento. Nel 2030 l’eolico soddisferà il 28% della
domanda elettrica europea
Il
mercato della produzione elettrica da fonte eolica è in forte
e continua ascesa. Secondo l’European technology platform for
wind energy (TPWind), l’energia eolica potrebbe coprire entro
il 2020 il 12-14% dell’intero fabbisogno di elettricità
dell'Unione europea, con una potenza installata totale di 180 GW.
TPWind ha redatto uno studio (Strategic Research Agenda) in cui stima
che l’energia proveniente dal vento potrebbe, nel 2030, coprire
circa un terzo (28%) del fabbisogno europeo, con 300 MW di potenza
installata. Si tratta di una stima al rialzo rispetto a quella effettuata,
solo quattro mesi fa, dalla Ewea (European Wind Energy Association)
che parlava del 25,5%.
Il nuovo studio analizza lo sviluppo dell'energia eolica in tre fasi
ben definite: a corto, medio e lungo termine. Nella prima fase (fino
al 2020) il mercato si svilupperà anche nei paesi dell'Europa
centrale ed orientale. Gli esperti della TPWind prevedono un mercato
ancora più competitivo per la concorrenza esercitata dai paesi
con bassi costi del lavoro.
Secondo le previsioni si diffonderà molto l'uso di parchi eolici
marini, aumentando anche le dimensioni degli impianti. L'offshore
arriverà a rappresentare una capacità di 40GW sui 180
GW totali installati. La valutazione del TPWind anche in questo caso
rivede al rialzo di 5GW le stime fatte da Ewea (35 GW) sulle installazioni
offshore.
Anche nel medio termine, tra il 2020 e il 2030, il settore continuerà
a crescere, sia per le installazioni su terraferma che in mare. Sono
attesi progressi sul fronte dei costi, destinati a ridursi ulteriormente,
e sulla diffusione di nuove tecnologie. Gli esperti del TPWind prevedono
che in futuro costruire centrali offshore in acque profonde non costituirà
più un problema e la tecnologia per realizzare questi particolari
parchi si svilupperà su scala industriale. Il mercato continuerà
ad essere promettente per l'industria europea con esportazioni in
crescita. La capacità installata raggiungerà nel 2030
i 300 GW con una nuova potenzialità annuale media valutata
in 20GW.
Secondo TPWind dal 2030 al 2050 l'eolico continuerà a svilupparsi
nel settore dell'offshore e parallelamente nella sostituzione di vecchi
impianti. L'industria europea continuerà a essere leader del
settore a livello mondiale, assicurandosi un grosso volume di esportazioni.

Nel 2030 oltre 4 miliardi di persone
avranno accesso all’elettricità grazie al fotovoltaico
Il rapporto “Solar Generation”, redatto da Epia (European
Photovoltaic Industry Association) in collaborazione con Greenpeace,
giunto alla sua quinta edizione, prevede che entro il 2030 il solare
fotovoltaico fornirà energia elettrica a due terzi della popolazione
mondiale (oltre 4 miliardi di persone).
Il Presidente di Epia, Ernesto Macias, prevede “un’imponente
crescita del fotovoltaico nel mondo e sostiene che, con adeguate politiche
di sostegno, il fotovoltaico possa divenire una delle maggiori fonti
energetiche su cui contare”.
Secondo il rapporto di ricerca, entro il 2030 saranno installati 1.800
GW di pannelli solari nel mondo, capaci di generare 2.600 miliardi
di chilowattora pari al 14% circa del fabbisogno mondiale di elettricità,
oltre il doppio di quanto fornito oggi dal nucleare e senza i pericolosi
effetti collaterali relativi alla gestione delle scorie. La crescita
del fotovoltaico porterà energia pulita a 1,3 miliardi di persone
in regioni urbanizzate e a oltre 3 miliardi in aree non ancora raggiunte
dall’elettricità.
Secondo i dati di “Solar Generation”, produrre energia
fotovoltaica diventerà economicamente competitivo rispetto
alle fonti fossili tradizionali già dal 2015 nei paesi dell’Europa
meridionale, e dal 2020 nell’intero continente. La rivoluzione
solare permetterà di tagliare 1.600 milioni di tonnellate di
CO2 nel 2030, pari alle emissioni attuali di Italia e Germania, e
creare milioni di nuovi posti di lavoro.
Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace,
sostiene che, nonostante il boom che sta avendo questa tecnologia,
in Italia si potrebbe fare di più. Ancora oggi, infatti, oltre
l’82% degli incentivi alla produzione di energia elettrica vanno
a impianti a base fossile e non alle fonti rinnovabili. Nel 2007 in
Italia sono stati elargiti alle fonti fossili “assimilate”,
attraverso il meccanismo CIP6, circa 3,7 miliardi di euro, mentre
il solare fotovoltaico ha ricevuto appena 26 milioni di euro, meno
dell’1%.

Meglio tardi che mai! Al via gli incentivi
per il solare termodinamico
L'Autorità per l'energia, con la delibera n. 95 del 2008, ha
reso pubbliche le istruzioni per accedere ai nuovi incentivi erogati
a favore degli impianti solari termodinamici, previsti dal decreto
dell’11 aprile. La delibera stabilisce le modalità operative
per il riconoscimento della tariffa costante e della durata di 25
anni, con i criteri per l'incentivazione della produzione elettrica
da fonte solare mediante cicli termodinamici.
Le procedure sono del tutto analoghe a quelle del conto energia, adottate
con successo dal 2005 per la valorizzazione e la diffusione del solare-fotovoltaico.
L'obiettivo fissato dal decreto ministeriale 11 aprile 2008 è
quello di raggiungere 2 milioni di mq di superficie captante cumulativa
entro il 2016. La Delibera fissa le condizioni per l'ammissibilità
agli incentivi e le relative modalità e condizioni di erogazione,
stabilendo che l'incentivo venga corrisposto, con frequenza mensile,
per una durata di 25 anni a partire dalla data di entrata in esercizio
dell'impianto. Nel caso di impianti ibridi, l'incentivo è erogato
a titolo di acconto, salvo conguaglio da effettuarsi al termine dell'anno
solare, in conseguenza della frazione di integrazione, della quota
di produzione netta, cioè non attribuibile alla fonte solare.
Il testo dell’Autorità definisce anche gli obblighi da
rispettare a cura del soggetto responsabile e stabilisce la gestione
delle verifiche sugli impianti ammessi all'incentivo da parte del
Gestore servizio elettrico (Gse).
Tutti i dettagli all’indirizzo: http://www.autorita.energia.it/docs/08/095-08argall.pdf
Vedo e prevedo. Secondo il Kyoto Club entro il 2010 l’Italia
conterà su 1.500 MW di fotovoltaico
L'Italia potrà raggiungere entro il 2010 la potenza di 1.500
MW di installazioni fotovoltaiche. Se si pensa che a fine 2006 la
potenza totale installata nel paese ammontava solo a 50 MW, questo
risultato può essere valutato positivamente. È quanto
sostiene Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club,
che ha condotto un'analisi basata sulla valutazione dell'evoluzione
del mercato solare fotovoltaico nazionale e internazionale. I risultati
dell'indagine sono stati presentati a Valencia, nel corso della conferenza
europea sul fotovoltaico. Le stime di crescita, secondo il direttore
scientifico del Kyoto Club, si basano su quattro fattori: la riduzione
dei costi dei moduli, che si accentuerà nei prossimi anni;
le numerose richieste di studi per la connessione di centrali multi-megawatt,
indice di una forte disponibilità ad investire; la ridefinizione
delle tariffe in prossimità del raggiungimento del tetto dei
1.200 MW; il taglio degli incentivi in Germania e Spagna, che renderà
particolarmente interessanti gli investimenti nel nostro paese. Secondo
Silvestrini è necessaria un'immediata accelerazione negli investimenti
diretti alla creazione di un'industria italiana del fotovoltaico.
Se ciò avverrà, nel medio periodo, sarà possibile
soddisfare il mercato anche con incentivi decisamente più bassi.
Ortis: con i certificati bianchi risparmiati
2 milioni di tep
Il Presidente dell'autorità per l'energia elettrica ed il gas,
Alessandro Ortis, intervenuto alla presentazione del Rapporto Enea
su energia e ambiente, ha detto che il meccanismo dei “certificati
bianchi” ha permesso di risparmiare due milioni di tonnellate
di petrolio equivalente (tep), in due anni e mezzo di funzionamento,
con un vantaggio economico che è di 1 a 8 di quanto pagato
in bolletta a sostegno del risparmio energetico
I risparmi energetici realizzati equivalgono al consumo domestico
annuo di una città di oltre 2 milioni e mezzo di abitanti,
alla produzione elettrica annua di 3 centrali termoelettriche di media
grandezza ed hanno permesso di evitare emissioni per circa 5,3 milioni
di tonnellate di anidride carbonica. Ortis ha inoltre aggiunto che
si tratta di un meccanismo efficace e da sostenere, poiché
consente di raggiungere traguardi di risparmio energetico concreti,
che si traducono anche in minori spese per il consumatore. Secondo
il Presidente, inoltre, i costi di questo sistema sono compensati
da vantaggi sei volte superiori in termini economici.

I
paesi industrializzati devono tagliare le emissioni dell’80%
I paesi industrializzati hanno le potenzialità per tagliare le
emissioni dell'80% entro il 2050 portandole a 2 tonnellate annue per
persona in Europa. A sostenerlo è Nicholas Stern, ex-vicepresidente
della Banca Mondiale. L’esperto durante il congresso della Economic
european Association (Eea) e dalla Econometric society (Esem) organizzato
all’Università Bocconi di Milano venerdì scorso.
L'obiettivo, secondo Stern, è ambizioso ma realizzabile e necessario
perchè porterebbe a un taglio di circa il 50% delle emissioni
mondiali entro quella data. Per realizzarlo si dovrà “arrivare
a un accordo globale a Copenaghen - ha detto Stern in riferimento al
summit su clima che si svolgera' nel 2009 nella capitale danese - e
i paesi ricchi devono aprire la strada. L'obiettivo di un taglio delle
emissioni dell'80% nel 2050 porterebbe l'Europa a una riduzione delle
emissioni di due tonnellate per persona e a una cifra ancora maggiore
per gli Usa".
“Bisogna capire la posizione dei paesi emergenti - ha spiegato
Stern - perchè il 70% delle emissioni di gas serra arrivano dalle
nazioni del primo mondo. Entro 25 anni però la Cina avrà
emissioni pari a quelle degli Stati Uniti”.
Sono tre gli obiettivi che le nazioni industrializzare devono seguire
per abbassare il livello di anidride carbonica nell'ambiente: smettere
di produrre elettricità con sistemi inquinanti e usare trasporti
a basse emissioni, fermare la deforestazione e infine studiare un sistema
di scambio dei diritti di emissione che incentivi le nazioni più
povere. “Questo - ha aggiunto Stern - è un pacchetto completo
da contrattare per intero e con tutte le nazioni altrimenti il fallimento
sarebbe distruttivo. Cina e India lo capiscono”.

Le
rinnovabili sposano il modello coop
Molte piccole
cooperative, che producono energia idroelettrica fra il Friuli e la
Valle d’Aosta, hanno deciso di unirsi in un consorzio per creare
un gruppo specializzato nelle energie rinnovabili, in grado di competere,
sviluppare nuovi business, ma soprattutto di portare il modello del
socio-produttore nel settore energetico. Il progetto è stato
sostenuto da Confcooperative, che punta a esportarlo in altre zone del
Paese.
Il consorzio si chiama Rev e il suo scopo è esattamente quello
di unire la maggior parte delle cooperative energetiche e lanciare in
grande stile in Italia questo modello mutualistico che sta facendo proseliti
in tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Spagna.
Le 40 cooperative elettriche che aderiscono a Federconsumo, concentrate
soprattutto in Trentino-Alto Adige ma presenti anche in Valle d’Aosta,
Piemonte, Lombardia e Friuli, producono 400 milioni di kWh all’anno,
esclusivamente da fonte idrica, e servono 60 comuni, 65 mila utenti
tra famiglie e imprese (30 mila dei quali sono soci delle coop), per
una popolazione servita di oltre 300 mila abitanti. Le cooperative stanno
puntando molto sul modello socio-cliente tipico dei supermercati e ipermercati
Coop. In pratica il socio con l’adesione alla cooperativa autoproduce
l’energia che consuma e, come socio-cliente, la paga a se stesso.
Se poi la cooperativa registra un utile, questo viene ripartito fra
i soci in forma di sconto sulle successive bollette. Immediati i vantaggi
economici, poiché i soci pagano bollette inferiori anche del
40% rispetto a quelle della media degli italiani.
L’idea di creare il consorzio è finalizzata anche a coprire
i buchi di produzione di una delle cooperative e permette di programmare
strategie future per lo sviluppo di altre fonti rinnovabili, diverse
dall’idroelettrico. Un esempio è il teleriscaldamento (sviluppato
dalla coop di Morbegno dove sono servite circa 15 mila utenze).
Negli Usa l’energia mutualistica serve 37 milioni di persone.
Si tratta quasi esclusivamente di aree rurali dove le grandi compagnie
non trovano conveniente investire. Un altro esempio viene dalla Spagna
dove a Crevillente, cittadina di 25mila abitanti nell’entroterra
della Costa Blanca, il 97% della popolazione e il 70% delle imprese
utilizzano l’energia prodotta dalla cooperativa locale, con i
soci-utenti che risparmiano il 15 per cento rispetto al prezzo pagato
dagli altri spagnoli.

Bella
idea! In Toscana gli ospedali risparmiano energia e sfruttano il solare
Le Aziende ospedaliere toscane hanno messo a punto un progetto pilota
che prevede di contenere i consumi energetici e produrre energia elettrica
pulita per oltre 4 milioni di chilowattora. L’investimento previsto
è di circa 20 milioni di euro e consentirà un risparmio
di 750.000 euro l’anno nelle bollette, tramite interventi di isolamento
termico e a oltre 31.000 metri quadrati di pannelli solari installati
sui tetti degli ospedali, nei parcheggi di servizio e nelle sedi di
sei aziende ospedaliere.
L’assessore regionale al Diritto alla salute, Enrico Rossi sostiene
che il progetto è la naturale continuazione del programma di
razionalizzazione e risparmio, alla base della costituzione dei Consorzi
di area vasta, che ha permesso alla Toscana, nei primi due anni di applicazione,
di risparmiare 72 milioni di euro e di mantenere in pareggio il sistema
sanitario toscano, senza gravare sulle tasche dei cittadini.
Il progetto, presentato a Pisa, prevede interventi sulle strutture dell’Estav
(Consorzio di area vasta), delle Asl 1 di Massa Carrara, della 2 di
Lucca, della 5 di Pisa, della 6 di Livorno, della 12 della Versilia,
dell’Azienda ospedaliera universitaria pisana, oltre che sulla
Rsa di Campiglia marittima, sul distretto di Donoratico e sull’ospedale
di Cecina.
Anna Rita Bramerini, assessore regionale all’Energia, ha spiegato
che il settore pubblico è tenuto a dare il buon esempio e che
il progetto va in questa direzione poiché ha effetti positivi
sul risparmio di anidride carbonica in atmosfera (oltre 2.300 tonnellate
l’anno) e sui costi della bolletta energetica che sarà
più leggera.
Dal punto di vista esecutivo, si prevedono due modalità di intervento:
l’installazione di pannelli fotovoltaici e lavori di isolamento
termico degli edifici. Il direttore generale dell’Estav nord ovest,
Mauro Pallini, ha spiegato che oltre ad installare i pannelli solari,
gli ospedali saranno coibentati tramite il cosiddetto “cappotto”,
un sistema di isolamento termico che permette di ridurre la dispersione
di calore d’inverno e di aria fresca d’estate.
Per raggiungere questi obiettivi la Regione dovrà accendere un
mutuo ventennale presso l’istituto di credito che si aggiudicherà
la gara.
Il piano finanziario prevede complessivamente il pagamento di 1,5 milioni
di euro l’anno per le rate del mutuo, entrate per 1,8 milioni
di euro grazie agli incentivi previsti dal conto energia e un risparmio
di altri 450.000 euro sulle bollette energetiche delle Aziende.

Google
investe 10 milioni di dollari nel geotermico di terza generazione
Google, il noto motore di
ricerca, ha deciso di investire 10 milioni di dollari nel geotermico.
Il progetto sarà realizzato attraverso la società controllata,
Google.org, che opera nel no-profit con l'obiettivo di rendere l'elettricità
prodotta da fonti rinnovabili più economica di quella prodotta
sfruttando il carbone. L’azienda americana ha già speso
centinaia di milioni di dollari nelle cosiddette fonti energetiche alternative,
o “verdi”, come l’energia solare, l’eolica e
ora quella geotermica.
Google.org prevede di investire nello sviluppo di una nuova tecnologia
geotermica, molto differente da quelle tradizionali, chiamata Enhanced
geothermal systems (Egs).
«È disponibile
24 ore su 24 sette giorni su sette ed è potenzialmente sviluppabile
in tutto il mondo. Pensiamo davvero che potrebbe essere un “killer
app” nel settore energetico», dice Dan Reicher, capo delle
iniziative energetiche di Google. L'Egs non sfrutta il calore della
Terra a poche centinaia di metri nel sottosuolo, ma quello che si trova
a qualche chilometro di profondità. Viene prodotto vapore gettando
dell'acqua sulle rocce sotterranee incandescenti. Questo mette in movimento
una turbina che produce energia elettrica. Secondo un recente rapporto
del Mit il 2% del calore che si trova tra i 3 e i 10 chilometri di profondità
sotto il continente americano, se sfruttato, potrebbe produrre un'energia
2500 volte più abbondante di quella necessaria per ricoprire
il fabbisogno energetico del Paese.
Il progetto, anche detto geotermico “artificiale” o di terza
generazione, richiede lo sviluppo di tecnologie d'avanguardia L'investimento
di Google sarà quindi centrato sulla ricerca e lo sviluppo di
tecnologie in grado di raggiungere un obiettivo tanto ambizioso.
Gli investimenti passati di Google in energie “verdi” comprendono
20 milioni di dollari per due compagnie di energia solare, la eSolar
Inc e la BrightSource Energy Inc. Altri 10 milioni di dollari sono stati
investiti nella compagnia di energia eolica Makani Power Inec.

Il
futuro dell’edilizia è il solare ad alta integrazione architettonica
Il settore
dei sistemi fotovoltaici ad alta integrazione architettonica (BIPV -
Building Integrated PhotoVoltaics) è in forte crescita in un
mercato alla ricerca di materiali per l’edilizia sempre più
focalizzato al risparmio energetico. Nel 2007, il mercato fotovoltaico
ha raggiunto il valore di circa 6.24 miliardi di euro, con un ritmo
di crescita del 46%. Il BIPV ha contribuito al totale del mercato fotovoltaico
con circa 149 milioni di euro e un ritmo di crescita del 33%. L’attenzione
dei consumatori e la preoccupazione per l’ambiente hanno contribuito
all’introduzione di metodi alternativi per la generazione di energia.
Akhil Sivanandan, analista di Frost & Sullivan del Gruppo Building
Technologies, sostiene che gli operatori europei dovranno trovare nuovi
modi di gestire i due problemi principali di questo tipo di impianti:
l’estetica da una parte, finanziamento e proprietà dall’altra.
Negli ultimi anni, diversi tipi di sistemi BIPV sono stati utilizzati
per vari fini e varie applicazioni estetiche. I sistemi integrati per
tetti incorporano i moduli fotovoltaici nelle stesse tegole, mentre
quelli di facciata possono agire da schermi per la pioggia e quindi
sostituire altri costi di costruzione. I sistemi semitrasparenti e a
totale trasparenza possono permettere il passaggio della luce, mentre
i sistemi che vengono implementati in fasi successive presentano problemi
maggiori dal punto di vista estetico, rendendo il risultato finale meno
attraente. Infine, possono essere utilizzati per fornire ombra sia se
utilizzati in fase di costruzione che nelle fasi successive. Esempi
recenti dell’uso dei BIPV in architetture ad alto valore estetico
sono il progetto OpTIC in Galles e la Stillwell Avenue Station a New
York.
La sfida maggiore della tecnologia BIPV è legata a fattori economici.
Grazie ai sussidi e incentivi fiscali dell’Unione Europea, i prezzi
di questi costosi sistemi si stanno riducendo.
I sistemi BIPV hanno avuto un notevole supporto politico. L’Unione
Europea è da molto tempo alla ricerca di forme pulite di energia
alternativa ed è un forte promotore di questa nuova tecnologia.
Anche se il mercato dei sistemi BIPV è ancora limitato, gli analisti
di mercato pensano che questa tecnologia abbia buone potenzialità
quale fonte di energia verde.

Energia
eolica per il futuro energetico di New York
Michael Bloomberg,
sindaco di New York, lancia l’idea di installare impianti eolici
non solo off-shore, ma anche sul ponte di Brooklyn o sui più
importanti grattacieli come l’Empire State Building per uscire
dall’impasse energetico che toccherà la metropoli americana
tra qualche anno. La proposta si inserisce nella battaglia del sindaco
per migliorare la qualità dell’ambiente New York. Dopo
aver cominciato a installare i pannelli solari sugli uffici del comune,
a piantare il milione di alberi promessi, dopo aver messo le cozze nel
fiume Hudson per ripulirlo e aver inaugurato decine di nuovi parchi
giochi per far respirare i bambini, Bloomberg ha quindi annunciato di
voler mettere le pale eoliche sopra ponti e grattacieli di New York.
Si tratta di una proposta: mancano, infatti, studi di fattibilità,
permessi e finanziamenti. L’idea sembra però trovare il
favore dei cittadini della Grande Mela. Uno dei due quotidiani cittadini,
il Daily News, ha lanciato un sondaggio online da cui emerge che circa
il 75% dei lettori è favorevole a questa idea. Il giudizio positivo
deriva anche dal fatto che le turbine a vento potrebbero garantire a
New York il 10% del suo bisogno energetico, cancellando le paure di
black out che ne hanno segnato la storia.
La proposta del Sindaco ha solo 18 mesi di tempo per essere attuata.
Tanto manca alla fine del suo mandato e non è escluso che tutto
il ginepraio di permessi da richiedere alle varie agenzie federali non
possano che allungare i tempi per l’installazione degli impianti.
Il progetto di Bloomberg va nel senso opposto rispetto alle politiche
perseguite dal governo americano. Il Presidente degli Stati Uniti punta
infatti sulle trivellazioni off-shore a largo delle coste americane
Le questioni ambientali stanno coinvolgendo anche la campagna elettorale.
Il candidato John McCain appoggia la linea di Bush, mentre Barack Obama
punta sulle energie alternative, a partire dal eolico e solare, convinto
che possano essere anche un volano per nuova occupazione.
Incurante di sondaggi e programmi elettorali, fuori dalla competizione
elettorale, Bloomberg si può permettere di essere il grande sperimentatore
dell’ambientalismo americano.

Entro
il 2020 la Svezia utilizzerà il 49% di energia prodotta da fonti
rinnovabili
Entro il
2020 la Svezia coprirà quasi il cinquanta per cento del proprio
fabbisogno di energia da fonti rinnovabili. Il paese mira così
a mettere in atti il programma adottato dall'Unione europea per contenere
le emissioni di anidride carbonica.
Maud Olofsson, ministro svedese dell'Energia e dell'impresa, ha detto
che il suo Paese il piano europeo significa passare dall'attuale 40%
al 49% di energia rinnovabile. "Si tratta della percentuale più
elevata in tutto il mondo", ha detto Oloffson. "Oggi la Svezia
ha un sistema energetico quasi indipendente dai combustibili fossili,
fatta eccezione per il settore dei trasporti. L'energia rinnovabile
rappresenta il 40% dei nostri consumi energetici. La quota di energia
prodotta dal petrolio è inferiore a un terzo e continuerà
a diminuire”
L'obiettivo dell'Unione europea è per una riduzione del 30% delle
emissioni di gas serra entro il 2020. Un portavoce del ministero di
Olofsson ha informato che gli organi competenti sono già impegnati
a predisporre i necessari provvedimenti di legge per conseguire l'obiettivo.
La Svezia è stata il primo Paese europeo ad adottare una legislazione
specifica e grazie ai fortissimi investimenti nel nucleare e nelle rinnovabili
può contare su un sistema elettrico che praticamente non fa uso
di combustibili fossili. Oggi è uno dei Paesi europei che investe
di più nelle energie alternative e sta per avviare un gigantesco
impianto eolico offshore che fornirà ogni anno tre terawattora.
|