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L'Europa stabilisce criteri comuni di sostenibilita' per le biomasse

La Commissione europea, colmando la lacuna della Direttiva sulle energie rinnovabili, ha reso noti criteri da adottare rispetto alla sostenibilità delle biomasse per la produzione di elettricità e riscaldamento/raffreddamento. Anche le biomasse solide e gassose (biogas) quindi dovranno rispettare criteri di sostenibilità come i biocarburanti. Le indicazioni della Commissione sono facoltative e gli Stati membri potranno inserirle nei rispettivi Piani d’azione per le rinnovabili. La Commissione valuterà nel 2011 se aggiungere norme obbligatorie.
La relazione è accompagnata da una valutazione d'impatto, dalla quale si evidenzia che criteri vincolanti comporterebbero costi ingenti per gli operatori economici europei, tenendo presente che almeno il 95% della biomassa consumata nell'Unione Europea proviene da residui forestali e da sottoprodotti di altre industrie. La relazione giunge pertanto alla conclusione che in questa fase non sia necessario imporre una legislazione più dettagliata.
La relazione raccomanda che gli Stati membri adottino modelli tecnologici analoghi e, soprattutto, si attengano ai criteri di sostenibilità delineati nella relazione. In tal modo si ridurrà il rischio dell'introduzione di criteri nazionali diversi e potenzialmente incompatibili, che ostacolerebbero il commercio limitando lo sviluppo del settore delle bioenergie.
I criteri raccomandati includono un divieto generale di utilizzo della biomassa da terreni provenienti da zone forestali, ad alto contenuto di carbonio e caratterizzati da elevata biodiversità. È consigliato un metodo comune per il calcolo delle emissioni di gas a effetto serra per garantire una riduzione di almeno il 35% delle emissioni di gas a effetto serra (dato che dovrebbe raggiungere il 50% nel 2017 e 60% nel 2018 per i nuovi impianti) grazie all'uso delle biomasse rispetto all'energia prodotta da fonti fossili nell'Ue. Importanti anche la differenziazione dei regimi di sostegno nazionali a favore di impianti che consentono elevati rendimenti di conversione dell'energia e il controllo della provenienza della biomassa.
Günther Oettinger, responsabile europeo per il settore dell'energia, commenta: "La biomassa è una delle risorse più importanti per raggiungere i nostri obiettivi in termini di energia prodotta da fonti rinnovabili. Questa fonte di energia pulita, sicura e competitiva, contribuisce già per oltre il 50% del consumo di energie rinnovabili nell'Unione europea. Con la presente relazione, la Commissione formula raccomandazioni agli Stati membri in materia di criteri di sostenibilità ambientale per le biomasse in forma solida e gassosa. Tra un anno e mezzo effettueremo una revisione della relazione per verificare la necessità di modifiche al regime, ivi compresa l'introduzione di norme vincolanti".
(15/03/10)




Energia, cartellino giallo per l'Italia

L’Italia è sotto indagine per gli incentivi alla produzione di energia elettrica. È quanto si apprende leggendo un documento fatto pervenire al governo con cui si apre una procedura d'infrazione (2003/2246) concernente alcuni aspetti della tassazione dell'elettricità in Italia.
La Commissione Ue ha compiuto una complessa analisi dei rimborsi e degli incentivi, pagati in bolletta dagli italiani e che lo Stato italiano riconosce poi ad alcune società elettriche dopo l'uscita dal nucleare. Dalle indagini realizzate da Bruxelles risulta che con questo sistema sono state penalizzazione le produzioni estere.
Le tasse pagate dagli utenti italiani gravano sulle bollette di energia elettrica di tutto il paese, indipendentemente dal luogo di produzione, mentre i rimborsi vengono riconosciuti solo ai produttori italiani. Una misura distorsiva che risulta contraria ai principi del mercato europeo.
Secondo la ricostruzione fatta, inoltre, i rimborsi decisi dallo Stato italiano in favore delle aziende che hanno dovuto interrompere la produzione di energia nucleare sono troppo generosi. La Commissione rileva che "una parte dei costi inerenti alla gestione dei rifiuti avrebbe dovuto essere sostenuta dagli operatori nucleari prima della chiusura definitiva degli impianti" e che "in funzione dell'ampiezza del beneficio concesso agli operatori nazionali" la componente tariffaria non è compatibile con l'articolo 30 e l'articolo 110 del Trattato”.
Un altro esempio di distorsione del mecato è il caso del Cip6, il provvedimento con cui si decise il sostegno alle fonti rinnovabili e assimiliate. Il finanziamento, si legge nella lettera spedita da Bruxelles, "assume la forma di acquisti garantiti di elettricità da parte dello Stato ad un prezzo superiore a quello di mercato per un periodo di 8 anni". La differenza, che pagano i consumatori con il sovrapprezzo della componente tariffaria A3, va però solo ai produttori italiani.
L'Unione europea chiede infine di essere informata anche sui finanziamenti alla ricerca del campo dell'energia elettrica per capire se anche per questa via non si sia creata una distorsione nel mercato.
Secondo, la Ue ad avvantaggiarsi sono 23 imprese, fra le quali Enel, Edison, ERG Rosen Rosignano energia. La Ue stima che solo nel 2005 gli incentivi alle rinnovabili sono ammontati a 1,7 miliardi e alle assimilate a 4 miliardi. Soldi il cui prelievo o distribuzione dovrà essere ripensato se l'Italia verrà condannata dalla Ue.
Il governo italiano ha ora 2 mesi per rispondere ai rilievi mossi dalla commissione fornendo anche informazioni sull'entità dei contributi raccolti con le tariffe e la quantità di risorse versate ai produttori nazionali.
(24/02/10)




In Italia arriva il sistema di certificazione Leed

Arriva in Italia il Leed (Leadership in Energy and Environmental Design), il sistema di rating più diffuso al mondo. Il metodo di certificazione è uno standard applicato in oltre 100 Paesi, sviluppato dall’U.S. Green Building Council (Usgbc), associazione no profit che promuove e fornisce un approccio globale alla sostenibilità, dando un riconoscimento alle performance virtuose in aree chiave della salute umana ed ambientale.
Per la presentazione ufficiale bisogna attendere il prossimo 14 aprile 2010, quando al teatro Sociale di Trento verrà illustrata la versione italiana del protocollo di certificazione di sostenibilità ambientale degli edifici. Il passo importante però è stato già mosso lo scorso 25 gennaio, quando a Washington si è riunito il Leed Steering Committee (Lsc) di Usgbc e ha approvato Leed Italia 2009 Nuove Costruzioni - Ristrutturazioni.
Il presidente di Gbc Italia Mario Zoccatelli ha espresso la sua soddisfazione: "ci possiamo concedere un momento di legittimo orgoglio per questo risultato, unico nel panorama internazionale".
Il percorso è stato lungo: i primi passi di Leed Italia si sono mossi nel 2008, quando per iniziativa del socio promotore Distretto Tecnologico Trentino, insieme a 46 soci fondatori, si è costituita Gbc Italia. Nel marzo 2008 sono stati costituiti il comitato Leed (affidato alla presidenza di Maurizio Ratti) e il comitato scientifico, guidato dal Frattari dell'Università di Trento, che si sono cimentati nel compito di adattare il protocollo statunitense alla situazione italiana. Pertanto i crediti definiti dal sistema a punteggio del protocollo sono stati ricalibrati e soppesati per la realtà nazionale, un grande sforzo che ha portato all'edizione 2009 dello standard Leed Italia.
Leed è un sistema volontario e basato sul consenso, per la progettazione, costruzione e gestione di edifici sostenibili ad alte prestazioni e che si sta sviluppando sempre più a livello internazionale; può essere utilizzato su ogni tipologia di edificio e promuove un sistema di progettazione integrata che riguarda l’intero edificio. Da aprile quindi ci saranno i primi edifici certificati con lo standard italiano.
(10/02/10)



Sicilia: finanziati i progetti verdi

La Regione Sicilia ha dato il via libera a progetti di sostegno nel settore energetico. La commissione Attività produttive ha infatti approvato il decreto di attuazione relativo alle proposte di contratto regionale per lo sviluppo e le attività industriali nel settore energetico per l'attivazione di filiere produttive tecnologiche, agroenergetiche e biocarburanti. Il provvedimento è pensato per supportare le piccole e medie imprese, dando vita a filiere produttive regionali per la realizzazione di progetti ed interventi nel settore del solare termico, fotovoltaico, biomasse, ecoefficienza, biocarburanti e bioelettrico. Salvino Caputo, presidente della Commissione, sostiene che "si tratta di una serie di misure destinate alla piccole e medie imprese siciliane che consentiranno di attivare interventi con il regime del cofinanziamento al 40-50% per oltre 700 milioni di euro. E' una misura di particolare importanza destinata al settore energetico, nella sua complessità, che potrà essere utilizzata per migliorare il sistema energetico siciliano nel rispetto della tutela ambientale”. L'accordo di programma regionale per la prima applicazione prevede di stanziare 120 milioni di euro per interventi del Programma Operativo Fesr (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) 2007/2013.(30/01/10)



In Sicilia si produce il bioetanolo italiano

L’IMA (Industria Meridionale Alcolici) ha costruito vicino al porto di Trapani una fabbrica per la produzione di bioetanolo. L’azienda ha iniziato le proprie attività circa 20 anni fa ed è l’unica in Italia a distillare bioetanolo per funzione di carburante. Lo stabilimento possiede un parco di 20 serbatoi per lo stoccaggio di alcool, per la capacità complessiva di 30mila mc. L’impianto è in grado di produrre alcol carburante a 99,9 gradi, quasi privo di acqua. L’azienda, collocata in posizione strategica per il passaggio delle navi, è collegata direttamente alla banchina del porto con due pipelines che permettono un rapido carico/scarico dalle navi.
L'IMA utilizza materie prime (alcool o sottoprodotti di distilleria) provenienti per l'80% dall'Italia e per il 20% dal Brasile. Ultimamente l’azienda siciliana ha deciso di puntare sulla sostenibilità ambientale del bioetanolo e ha quindi iniziato a sperimentare la produzione a partire da materia prima vegetale coltivata in loco. L’obiettivo è attivare una propria filiera energetica a chilometro zero, che abbia anche un minor impatto ambientale. La pianta utilizzata è il sorgo zuccherino, un vegetale che veniva destinato a foraggio, caratterizzato dall'alto contenuto di zucchero (circa 18-22%). I raccolti stanno dando risultati superiori alle aspettative, permettendo di ricavare oltre 2mila quintali di materia per ogni ettaro piantato, in un ciclo di crescita che dura quattro mesi e permette più raccolti in un anno. Il bioetanolo ottenuto viene poi venduto alle compagnie petrolifere che producono carburanti e costituisce l'elemento ‘verde’ delle benzine.
L’esperienza maturata dall’IMA ha attirato l’attenzione delle case automobilistiche in cerca di nuove strategie nel campo della sostenibilità ambientale. Per questo motivo il BMW Sustainability Press Experience ha recentemente visitato l'impianto siciliano.
(12/01/10)


Copenaghen, uno pseudo-accordo senza impegni vincolanti

Si è chiuso sabato scorso, dopo 13 giorni, il vertice di Copenaghen (COP15) delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. L’ennesima conferenza deludente sfociata di fatto in un accordo né legalmente né politicamente vincolante. Dopo una 24 ore di lavori senza pausa, la Conferenza ha partorito un “sì” fortemente condizionato.
Alla vigilia dei lavori il mondo si aspettava un accordo globale e storico per salvare il Pianeta dalla crisi climatica ma così non è stato.
Durante la sessione Plenaria, la Conferenza Onu ha "preso nota" dell'accordo per uscire dall'impasse e rendere operativo un testo politico. Un accordo senza cifre sulle riduzioni della CO2, con il riconoscimento dei dati scientifici che stabiliscono a 2 gradi il massimo di aumento della temperatura, e con una certezza solo sui fondi, 30 miliardi di dollari nel triennio 2010-2012 e 100 miliardi di dollari l'anno entro il 2020. A vincere è la Cina che aveva rifiutato il target di emissioni globali al 2050 del 50% per tutti i paesi.
La decisione comprenderà la lista dei paesi che si sono detti a favore dell'intesa e quelli, invece, dichiaratisi contrari. Per avere un accordo vincolante l'Assemblea doveva invece votare per consenso il testo. Una formula che si è resa necessaria dopo la 'rivolta' notturna guidata dal primo ministro dello Stato insulare del Pacifico, Tuvalu, che ha annunciato il proprio voto contrario aprendo un vaso di Pandora. Durissimi gli interventi successivi del Venezuela e del 'blocco' dei paesi di America Latina e Centrale come Bolivia, Cuba, Costa Rica e Nicaragua. L'Accordo è l'espressione di Usa più quattro paesi, Cina, India, Sudafrica e Brasile. L'Ue ha detto sì anche se in modo tiepido e la delusione dei 27 è trapelata con evidenza.
Nel dettaglio il testo è composto da 12 punti, scompare l'obiettivo 2016 di 1,5 gradi che accontentava le piccole isole, e appare il 2015 come data utile per completare il processo e implementare l'accordo. Le cifre dovranno essere definite entro il primo febbraio 2010 - per i paesi in via di sviluppo attuare azioni di mitigazione in base alle loro specifiche caratteristiche nazionali. Ogni due anni questi paesi dovranno fare rapporto sui risultati degli interventi - completamento e implementazione entro il 2015. Il documento contiene anche le griglie dove i paesi devono mettere i target ma anche delle tabelle che riguardano gli impegni approvati o dichiarati dai singoli stati. L'Europa è l'unica ad avere una legge. Per quanto riguarda i 'fast start', ovvero le risorse economiche da subito disponibili, una tabella riassume la situazione: 10,6 miliardi di dollari dall'Ue; 11 miliardi di dollari dal Giappone e 3,6 miliardi di dollari dagli Stati Uniti.
"Faremo di tutto perché l'accordo diventi legalmente vincolante entro il 2010", ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon al termine della maratona notturna. "E' una prima tappa essenziale" ha aggiunto.
"Grande delusione" per il risultato raggiunto a Copenaghen che dimostra come sia necessario "riformare il metodo di lavoro dell'Onu con urgenza". Questa la reazione del Parlamento Ue, presente a Copenaghen con una delegazione, al termine della conferenza sul clima. Il presidente francese, Nicolas Sarkozy esprime "delusione" per il mancato riferimento al taglio delle emissioni globali. La nuova Conferenza delle parti si terrà a Bonn entro 6 mesi.
Barack Obama, arrivando a Copenaghen, aveva subito precisato: "Siamo qui non per parlare ma per agire" chiamando il mondo a un accordo anche "se imperfetto". Obama aveva anche detto che "l'America è pronta a prendersi le sue responsabilità in quanto leader". "Non sareste qui se non foste convinti che il pericolo è reale. Il cambiamento climatico non è fantascienza, ma è scienza, è reale". Alla fine l'applauso è freddo e più di cortesia che di giubilo.
Alla conferenza hanno partecipato 193 paesi, oltre 100 capi di stato e premier e sono state registrate 45.000 richieste di accrediti.


A seguire le reazioni di alcuni leader presenti a Copenaghen, dopo l’annuncio ufficiale dell'accordo:

Barack Obama: Un "accordo significativo e senza precedenti, che tuttavia non basta per la lotta al cambiamento climatico". E' il commento del presidente americano, secondo cui "un accordo vincolante" sarà molto difficile da raggiungere e "richiederà altro tempo".
Gordon Brown: Secondo il premier inglese il compromesso "è un inizio", nonostante le ambizioni che hanno preceduto il summit sul clima. "Ora bisogna garantire rapidamente un accordo legalmente vincolante”, ha aggiunto Brown.
Nicolas Sarkozy: Il presidente francese ha ammesso che "il testo dell'accordo non è perfetto". Aggiungendo però che "se non ci fosse stato un accordo, due Paesi importanti come Cina e India sarebbero stati liberati da ogni tipo di contratto, così come gli Stati Uniti, che non figurano nel protocollo di Kyoto".
Angela Merkel: "E' stata una decisione difficile", ha detto la cancelliera tedesca, secondo cui però "è stato fatto un primo passo, ora ci auguriamo che ne siano fatti altri".
Commissione Ue: "Un accordo è sempre meglio che un non accordo", dice il portavoce della Commissione europea, secondo cui quanto deciso a Copenaghen "è lontano dalle nostre aspettative, ma permette la sopravvivenza dei nostri obiettivi e delle nostre ambizioni". Ed è un accordo che "affronta le necessità dei Paesi in via di sviluppo", aggiunge il portavoce della Commissione, secondo cui "questo era il solo accordo possibile" nella capitale danese".
Cina: Il capo della delegazione cinese a Copenaghen Xie Zhenhua ha invece giudicato "positivo" il risultato raggiunto nella capitale danese. "Tutti dovrebbero essere felici", ha aggiunto Xie.

Nettamente differente la posizione delle associazioni ambientaliste e dei paesi coinvolti in prima persona dagli effetti dei cambiamenti climatici.
Brasile: Secondo l'ambasciatore brasiliano del clima, Sergio Serra, è "un accordo molto deludente ma non è un fallimento se tutti noi ci incontreremo di nuovo per affrontare i temi in sospeso".
G77: Il gruppo che raccoglie i paesi più poveri e in via di sviluppo protesta. L'accordo raggiunto "è il peggiore della storia" dei vertici dell'Onu.
WWF: “Copenaghen è stato sull’orlo del fallimento a causa di una sfavorevole combinazione tra scarsa leadership, interessi nazionali e di potentissime lobby e basso livello di ambizione – ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, che ha seguito i negoziati a Copenaghen – Impegni a parole, ma solo parzialmente sentiti, per proteggere il nostro Pianeta da un pericolosissimo cambiamento climatico, non sono sufficienti per affrontare una crisi che richiede modi completamente nuovi di collaborazione tra Paesi ricchi e Paesi poveri.”
Greenpeace: I nostri leader non hanno agito come tali. Non hanno portato a termine il loro compito.Il risultato non è equo, né ambizioso e legalmente vincolante. Oggi, i potenti della Terra hanno fallito l’obiettivo di impedire cambiamenti climatici disastrosi.
La città di Copenhagen è la scena di un crimine climatico, con i colpevoli che scappano verso l’aeroporto, coperti di vergogna. I leader mondiali hanno avuto un’occasione unica per cambiare il pianeta in meglio, evitando i cambiamenti climatici. Alla fine hanno prodotto un debole accordo, pieno di lacune, abbastanza grandi da farci passare dentro tutto l’Air Force One.
Legambiente: "E' stata persa un'occasione storica". Così Edoardo Zanchini, responsabile energia e clima di Legambiente, ha commentato l'esito del vertice Onu sul clima conclusosi nella notte a Copenaghen."L'accordo raggiunto non risponde alla crisi climatica, non si è arrivati a impegni vincolanti in materia di riduzione delle emissioni di gas serra, di controllo e verifica di tali riduzioni e a scadenze precise per la sottoscrizione di un trattato internazionale. Purtroppo i leader politici non sono stati all'altezza della sfida, nonostante due anni di trattative, lanciate a Bali a dicembre 2007, e benché negli ultimi giorni fossero stati fatti passi avanti in materia di sostegno finanziario agli interventi di mitigazione e adattamento nei Paesi poveri, sia nel breve che nel medio periodo ".
Roberto Della Seta e Francesco Ferrante: I due parlamentari del Pd presenti a Copenhagen, hanno commentato così l’esito della conferenza sul clima. “Il documento finale è largamente al di sotto delle attese e delle necessità. La scienza continua ad ammonire che bisogna agire subito, mentre nell’accordo non c’è nessun obiettivo condiviso di riduzione delle emissioni, né al 2020 né al 2050, nessuna scadenza per la firma di un vero trattato, nessuna forma di controllo internazionale sulle azioni e i risultati dei singoli Paesi. Anche per il modo nel quale è maturato, questo atto finale è deludente e segna un fallimento dell’Onu, che ha gestito in modo pessimo la conferenza a partire dalla scelta inaccettabile di espellere dai lavori le Ong e ha confermato la sua crisi e con essa l’urgenza di una riforma radicale del suo statuto e delle sue modalità di lavoro”.
(23/12/09)



Anche Rubbia contro il nucleare

Nucleare e combustibili fossili rischiano di rovinare il nostro pianeta, bisogna quindi cambiare rotta. A sostenerlo in un intervista a Repubblica è il premio Nobel Carlo Rubbia. “Con i combustibili fossili, abbiamo i problemi ambientali che minacciano di farci gran brutti scherzi. E dall'altro, se guardiamo al nucleare, ci accorgiamo che siamo di fronte alle stesse difficoltà irrisolte di un quarto di secolo fa. La strada promettente è piuttosto il solare, che sta crescendo al ritmo del 40% ogni anno nel mondo e dimostra di saper superare gli ostacoli tecnici che gli capitano davanti. Ovviamente non parlo dell'Italia. I paesi in cui si concentrano i progressi sono altri: Spagna, Cile, Messico, Cina, India Germania. Stati Uniti”.
Lo scienziato critica decisamente anche la scelta del governo italiano di tornare al nucleare. Rubbia si chiede, infatti, “Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni? Ci si rende conto che quattro o otto centrali sono come una rondine in primavera e non risolvono il problema, perché la Francia per esempio va avanti con più di cinquanta impianti? E che gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia delle centrali Epr, tanto che si preferisce ristrutturare i reattori vecchi piuttosto che costruirne di nuovi? Se non c'è risposta a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare italiano”.
Il premio Nobel commenta senza troppo entusiasmo anche la costrizione della prima centrale a energia solare termodinamica realizzata a Priolo (Siracusa) e sviluppata quando era alla guida dell'Enea. Il nuovo impianto “sarà in grado di produrre 4 megawatt di energia, mentre la Spagna ha già in via di realizzazione impianti per 14mila megawatt e si è dimostrata capace di avviare una grossa centrale solare nell'arco di 18 mesi. Tutto questo mentre noi passiamo il tempo a ipotizzare reattori nucleari che avranno bisogno di un decennio di lavori. Dei passi avanti nel solare li sta muovendo anche l'amministrazione americana, insieme alle nazioni latino-americane, asiatiche, a Israele e molti paesi arabi. L'unico dubbio ormai non è se l'energia solare si svilupperà, ma se a vincere la gara saranno cinesi o statunitensi”.
Il ritardo italiano è ancor più grave se si tiene conto che il solare termodinamico di Rubbia è in grado di risolvere un grosso problema delle rinnovabili ovvero l’accumulo di energia. Lo scienziato sostiene infatti che “il solare termodinamico è capace di accumulare l'energia raccolta durante le ore di sole. La soluzione di sali fusi utilizzata al posto della semplice acqua riesce infatti a raggiungere i 600 gradi e il calore viene rilasciato durante le ore di buio o di nuvole. In fondo, il successo dell'idroelettrico come unica vera fonte rinnovabile è dovuto al fatto che una diga ci permette di ammassare l'energia e regolarne il suo rilascio. Anche gli impianti solari termodinamici - a differenza di pale eoliche e pannelli fotovoltaici - sono in grado di risolvere il problema dell'accumulo”.
(18/12/09)




La diretta web di Legambiente per il vertice di Copenaghen

In occasione dell’attesa Conferenza delle Parti organizzata dalle Nazioni Unite per dare seguito agli accordi internazionali sui Cambiamenti Climatici (7 – 18 dicembre a Copenaghen), Legambiente ha organizzato una diretta interattiva tra Copenhagen, Roma e Milano. In questo modo si potrà prendere parte a questo evento storico grazie ad un fitto calendario di iniziative: in primo luogo grazie alla diretta via web tv da Milano e Roma, ospitata nelle sedi della Commissione Europea dove ci sarà una interlocuzione diretta e continua con le delegazioni italiane e straniere presenti a Copenaghen, in particolare durante gli ultimi 3 giorni della Conferenza. Ci saranno, inoltre, gruppi di ascolto e partecipazione in centinaia di altre sedi: associazioni, istituzioni locali, scuole ed Università, piazze, bar e negozi. L’appuntamento per tutti è anche sul web: il sito www.stopthefever.org ospiterà la diretta “dentro” la Conferenza ufficiale e del controvertice delle ONG, degli eventi collaterali, di costume e culturali e dei vari contenuti video, audio e dei documenti informativi e di approfondimento (26/11/09)







Regolamenti edilizi comunali al servizio dell'ambiente

Quasi seicento comuni italiani (577) hanno adottato linee guida e regolamenti ad hoc per risparmiare energia e diminuire le emissioni inquinanti. È quanto emerge da uno studio sull’innovazione energetica realizzato da Legambiente e Cresme in collaborazione con Saie Energia, inserito nel rapporto “L’innovazione energetica nei regolamenti edilizi comunali”. Il quadro delineato dall’analisi dei regolamenti edilizi è quello di un paese in fermento, dove le rinnovabili e l’innovazione energetica continuano a diffondersi.
432 Comuni prevedono infatti obblighi, promozione e/o incentivi sull’isolamento termico degli edifici, ma anche il ricorso a tetti verdi e a serramenti ad alta efficienza. L’utilizzo di fonti rinnovabili, tra solare termico per la produzione di acqua calda sanitaria e di fotovoltaico per l’energia elettrica è richiesto in 406 Comuni. L’impiego di tecnologie per l’efficienza energetica coinvolge 208 Comuni, soprattutto al Nord, che prevedono incentivi, promozioni o obbligo di allacciamento ad una rete di teleriscaldamento, l’uso delle pompe di calore o il collegamento ad impianti di cogenerazione per il riscaldamento invernale e la climatizzazione estiva delle case.
Sono 277 i regolamenti edilizi che contemplano l’indicazione di orientare l’edificio lungo l’asse Est-Ovest, per consentire una maggiore illuminazione naturale. 266 amministrazioni pongono l’accento su materiali di costruzione locali e riciclabili. Sono invece 321 i comuni che impongono il risparmio idrico con l’uso di riduttori di flusso e altre tecnologie o il recupero delle acque meteoriche per gli usi compatibili.
I Comuni all’avanguardia sulle tematiche energetiche sono diffusi in quasi tutto il Paese anche se con una maggiore concentrazione nelle regioni del Centro-Nord, e in particolare in Toscana, Emilia Romagna e Lombardia.
“Proprio i 577 Comuni ‘rinnovabili’ – ha detto Edoardo Zanchini, responsabile energia e infrastrutture di Legambiente - dimostrano come sia oggi possibile coinvolgere il settore edilizio nella lotta ai cambiamenti climatici, mentre l'esperienza concreta di case costruite e recuperate con questi obiettivi conferma come tali criteri possano migliorare il comfort abitativo, aumentando la stima degli edifici sul mercato e contribuendo alla riduzione, fino al 50%, dei consumi energetici e quindi dei costi in bolletta per i cittadini. Per promuovere questo processo virtuoso però è necessario che il Governo e le Regioni aiutino questa rivoluzione verde con criteri e regole chiare”.
Dall’analisi effettuata emerge che larga parte delle indicazioni dei regolamenti riguarda le nuove costruzioni, mentre minori (o assenti) sono i vincoli sulle abitazioni già presenti sul territorio. È quindi prioritario ragionare su come intervenire sul patrimonio edilizio esistente.
(16/11/09)



Nucleare un affare per pochi

Nucleare ed energie rinnovabili rappresentano due modelli di sviluppo diversi. Secondo Filiberto Zaratti, assessore all'Ambiente e alla cooperazione tra i popoli della Regione Lazio l'energia nucleare è un business per sole cinque multinazionali nel mondo, mentre il settore delle fonti rinnovabili può essere sviluppato da moltissime piccole e medie imprese. Il pensiero è stato espresso nel corso di una tavola rotonda su energie rinnovabili ed efficienza energetica.
Il settore delle energie rinnovabili ha inoltre grosse ricadute sull’occupazione. Secondo l’assessore infatti nel Lazio potrà creare almeno 10 mila nuovi posti di lavoro entro il 2013. Zaratti ha sottolineato che “con i programmi per le fonti rinnovabili facciamo bene per l'ambiente e anche per le nostre aziende. Entro il 2013 avremo oltre 10 mila nuovi occupati in questo settore, a vario titolo: nella produzione, nella commercializzazione, nella manutenzione e nello smaltimento. Stiamo destinando fondi per la ricerca e la formazione con l'obiettivo di far diventare il Lazio una regione esportatrice di tecnologie d'avanguardia. Tor Vergata, con il Polo solare organico, è già un concreto esempio".
L’assessore ha ricordato che la Regione è attualmente tra le più attive in Italia e in Europa nel settore delle rinnovabili. Entro metà dicembre, infatti, a Montalto di Castro sarà attiva una centrale fotovoltaica da 24 MW di potenza che sarà il più grande d'Europa. Entro febbraio il Lazio diventerà regione leader nel settore a livello nazionale, con una quota di 100 MW prodotti ed entro il giugno del 2010 entrerà in funzione il parco eolico di Piansano da 66 MW. L'obiettivo della Regione Lazio è 2,5 GW di energia da fonti rinnovabili entro il 2020.
Zaratti ha anche auspicato che il governo possa rinnovare il sistema di incentivi attualmente esistente e che le regioni lavorino insieme per favorire l'operato dell’esecutivo.
L'assessore ha precisato che “il Lazio sta vivendo una fase di rinascimento energetico che ha prodotto profitto e occupazione, ma ciò rischia di scemare nel prossimo anno e diventare una bolla di sapone se il governo non rinnoverà gli incentivi nazionali del Conto energia. Senza questi, infatti, lo sviluppo nel settore delle energie rinnovabili della Regione Lazio non sarebbe possibile. Vogliamo che il Conto energia venga esteso anche per i prossimi 3 anni e che il governo dia un segnale chiaro agli imprenditori del settore, per far sì che possano programmare i loro investimenti".
Secondo Zaratti questo settore economico, che coinvolge le piccole e medie imprese, ha bisogno di una sinergia tra aziende, sindacati, lavoratori e cittadini per un cambiamento importante nella nostra vita quotidiana
(02/11/09)



La crisi economica potrebbe aiutare l'ambiente

Alla fine dell’anno, le emissioni di CO2 potrebbero diminuire di 3 punti percentuali. Sarebbe il calo più alto degli ultimi 40 anni. È quanto evidenzia l'Agenzia internazionale dell'energia (Aie) nel suo nuovo studio che dovrebbe rivedere al ribasso del 5% le previsioni sulle emissioni per il 2020 rilasciate 12 mesi fa.
Il rallentamento dell'economia, spiega l'Aie in una nota stampa, ha dato possibilità al sistema energetico mondiale di arrivare a una stabilizzazione delle concentrazioni dei gas ad effetto serra a livelli di 450 parti per milione (ppm) di CO2-equivalenti, in linea con l'aumento della temperatura globale di circa 2 gradi Celsius.
Nobuo Tanaka, direttore esecutivo dell'Agenzia, presentando il documento ai colloqui sui cambiamenti climatici dell'Unfccc a Bangkok, ha sostenuto che “ciò ci dà la possibilità di fare progressi reali verso un futuro energetico pulito, ma solo se le politiche giuste saranno messe in atto rapidamente. Il successo del processo Unfccc è fondamentale a questo riguardo”. “Il messaggio è chiaro e semplice” – ha spiegato Tanaka - se il mondo continua sulla base delle politiche energetiche e climatiche attuali, le conseguenze del cambiamento climatico saranno gravi. L'energia è il cuore del problema, e quindi deve costituire il nucleo della soluzione”.
Lo scenario 450 ppm dell'Aie vede un picco nell'uso di combustibili fossili prima del 2020, e le emissioni di CO2 legate all'energia aumentate del 6% nel 2020 rispetto al 2007. Rispetto a uno scenario di riferimento delle politiche attuali, le emissioni nei prossimi 11 anni dovrebbero essere globalmente ridotte di 3,8 miliardi di tonnellate (Gt). Buona parte (1,6 Gt) di questa riduzione deve verificarsi nei paesi Ocse, mentre le misure adottate dal governo cinese dovrebbero portare a 1 Gt di riduzione. Per raggiungere questa rivoluzione energetica, sarà necessario un incremento di investimenti di 10 mila miliardi di dollari tra il 2010 e il 2030 nel settore dell'energia, pari allo 0,5% del Pil mondiale nel 2020, salendo all'1,1% nel 2030.
Particolare attenzione dovrà essere data ai paesi in via di sviluppo. Secondo Tanaka infatti “nel 2020, il settore energetico nei paesi non Ocse avrebbe bisogno di investire 200 miliardi di dollari supplementari nell'energia pulita, misure di efficienza energetica per il settore industriale e edilizio e veicoli elettrici ed ibridi di ultima generazione. Per questo, i paesi in via di sviluppo avranno bisogno di un sostegno finanziario da parte di paesi Ocse”.
Tanaka infine lancia l’allarme sulla celerità dei applicazione delle misure: “ogni anno di ritardo aggiunge un extra di 500 miliardi di dollari per gli investimenti necessari tra il 2010 e il 2030 nel settore”.
(17/10/09)




Pessima idea. Il Governo vuole cancellare gli incentivi per l'efficienza energetica e il solare termico

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. A un anno di distanza il governo Berlusconi torna alla carica e riprova a cancellare dalla finanziaria gli stanziamenti previsti per gli eco-incentivi, ovvero le detrazioni del 55% per interventi di efficienza energetica e l’installazione di pannelli solari termici.
Di fatto il Governo non ha individuato i soldi in Finanziaria per gli incentivi che verranno utilizzati nel 2010. In pratica se andrà bene il rientro di capitali dall’estero legato alla scudo fiscale, generando così entrate pubbliche, si potrà rifinanziare il provvedimento del 55%, come altri provvedimenti. In caso contrario si dovranno ridurre già nel 2010 o addirittura cancellare i fondi previsti per il bonus fiscale del 55%.
“Un anno dopo il Governo ci riprova. E come allora daremo dura battaglia per contrastare questa scelta insensata”. Così Legambiente commenta la notizia della decisione del Governo di cancellare il bonus fiscale del 55% per il solare termico e l’efficienza energetica, che consente alle famiglie e alle imprese di installare impianti per l’energia solare termica e l’efficienza energetica con sostanziosi vantaggi per l’ambiente e per le tasche dei contribuenti. “E’ evidente - ha detto Edoardo Zanchini, responsabile energia dell’associazione - che il segnale che si manda ai cittadini e alle imprese di un settore così importante è sbagliato perché mette in crisi la certezza degli investimenti”. “Cancellando il bonus che ha consentito la riduzione dei costi delle bollette e le emissioni di Co2 – prosegue Zanchini, – si colpisce concretamente tutto quel settore dell’industria più innovativa condannando il Paese ad un pericoloso passo indietro che ci indebolisce ancora di più di fronte alla sfida dei cambiamenti climatici. Tutto questo è inaccettabile: invitiamo cittadini e associazioni, consumatori e imprese a battersi affinché, come lo scorso anno, il Governo sia costretto a ritirare questa proposta scellerata”.
Sulla stessa linea anche Ermete Realacci, responsabile ambiente del Pd. “Come al solito da Berlusconi solo parole. Mentre all'Onu si spende in grandi dichiarazioni di sintonia con Obama, sull'importanza di combattere i mutamenti climatici e puntare sulla green economy come chiave per uscire dalla crisi, in Italia dimostra la solita miopia e arretratezza- accusa Realacci -. Il bonus del 55% è stata una misura che ha ottenuto degli effetti ingenti e importanti. Lo hanno utilizzato centinaia di migliaia di famiglie e ha messo in moto un volano di affari superiore ai 3 miliardi di euro che ha favorito l'emersione del sommerso e l'attivazione di una nuova economia”.
Ma non solo, il provvedimento sarebbe un colpo anche per il sistema delle piccole e medie imprese, che attraverso l'edilizia di qualità si qualificano in un mercato avanzato e in linea con gli altri Paesi europei... e in tempi di crisi economica non sarebbe un’idea particolarmente brillante.
(30/09/09)




Prove tecniche di bolletta trasparente

Alcuni operatori energetici hanno iniziato a mandare ai propri utenti la bolletta elettrica trasparente. Nella fattura è, infatti, indicato dove e come è prodotta la corrente che è stata consumata. La scelta delle aziende avviene a seguito del decreto del ministro dello Sviluppo economico, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, che dà attuazione alla legge 125 del 2007, secondo cui gli operatori del settore elettrico devono fornire nelle loro comunicazioni le informazioni sulla composizione del mix energetico utilizzato per la produzione dell’energia elettrica. Nel calcolare il mix, gli operatori devono considerare anche la composizione dell’energia prodotta all’estero e importata in Italia. Dal 2011, ogni anno, le aziende elettriche dovranno comunicare al Gestore dei servizi elettrici tutti i dettagli sulla provenienza della corrente venduta.
I nuovi dispositivi permetteranno ai clienti, anche in fase pre-contrattuale, di confrontare in maniera completa le offerte. Gli utenti, dunque, potranno scegliere l’operatore non solo sulla base dell’offerta economicamente più conveniente, ma anche in base alla qualità dell’elettricità prodotta eventualmente favorendo le rinnovabili, piuttosto che il carbone o il nucleare. Secondo il ministro Scajola, il decreto tiene conto del “sempre maggiore interesse che l’utente finale mostra in merito alle tematiche di natura ambientale e all’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili”.
Per agevolare le scelte dei consumatori nel numero di settembre de La nuova ecologia si trova un vademecum sulle tariffe. Secondo gli editori si tratta di una bussola per orientarsi tra le offerte del mercato elettrico, svelando gli enigmi della bolletta energetica degli italiani andando a scovare la proposta più efficiente tra offerte intricate e garanzie verdi. Secondo Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente ed esperto di stili di vita sostenibili, “prima di scegliere se cambiare operatore è utile studiare i propri consumi e valutare se non convenga investire nell’efficienza”.
(18/09/09)




Legambiente: il nucleare non serve per ridurre le emissioni di gas serra

“Il ritorno al nucleare comporta solo grandi rischi, alti costi e nessun vantaggio per il clima”. È il commento di Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, alle recenti dichiarazioni del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola.
Scajola, in occasione del convegno sul nucleare al Meeting di Rimini, ha infatti rilanciato la tecnologia dell’atomo, sostenendo che “il governo ha fatto una scelta di responsabilità” ed era necessario muoversi con assoluta urgenza. Per il ministro in Italia “oggi soffriamo troppo” sul fronte dell'energia: il Paese “era rimasto fermo a Mattei”. Scajola ha poi ribadito l'obiettivo di ridurre al 50% la produzione di energia dal fossile “con una discesa verticale dall'attuale 80%”, per poi dividere il restante 50% in due quote uguali tra nucleare ed energie rinnovabili.
Diversa la posizione di Legambiente, secondo cui il nucleare non porterà nessun vantaggio nella riduzione di emissioni in atmosfera. Nel 2020, infatti, se tutto va bene sarà operativa una sola centrale che sarà in grado di ridurre le emissioni per poco più di 4 milioni di tonnellate. Una goccia (pari allo 0,7%) se si pensa che la produzione odierna italiana è pari a 552,8 milioni di tonnellate annue di CO2. Tutto ciò al netto della produzione di CO2 di tutta la filiera. Secondo alcuni recenti studi, infatti, se si considera tutto il ciclo di lavorazione del nucleare, per ogni kwh di produzione con il nucleare si emette la stessa quantità di CO2 di un kwh prodotto con il ciclo combinato. Il nucleare servirà poi solo alla produzione di elettricità, settore responsabile delle emissioni di CO2 per il 18-20% del totale, non servirà quindi a migliorare la situazione in altri settori cruciali come trasporti e residenzialità.
“Questa scelta energetica- spiega Cogliati Dezza – potrà solo esporre il Paese ad un grosso rischio, perché anche con il massimo controllo non sarà possibile eliminare in modo assoluto la possibilità di incidenti. È assurdo pertanto mettere a repentaglio la sicurezza del Paese per un’energia che non offrirà vantaggi economici e ambientali, mentre abbiamo a disposizione l’energia del vento e del sole, risposta immediata e reale ai cambiamenti climatici e ai costi in bolletta degli italiani”.
(04/09/09)





Rinnovabili made in Italy: nel 2008 sono stati installati 23.859 MW

A fine 2008, in Italia, sono stati installati 23.859 MW di potenza da fonte rinnovabile per una produzione complessiva di 58.164 GWh. È quanto emerge dal rapporto del Gse “Statistiche sulle fonti rinnovabili in Italia – Anno 2008” che delinea il quadro della situazione attuale e sull’evoluzione delle fonti rinnovabili in Italia.
Lo studio è stato redatto considerando le disposizioni comunitarie in merito al calcolo di alcuni indicatori, in particolare per la quota rinnovabile dei rifiuti, e alla suddivisione delle biomasse e rifiuti in biomasse–bioliquidi, rifiuti (biodegradabili) e biogas.
Secondo il rapporto l’incremento di produzione rinnovabile dal 2007 al 2008 è stato di oltre il 21% ed è imputabile in larga parte al consistente aumento della produzione idroelettrica, che è aumentata di circa il 27%. La fonte solare ha visto un incremento in termini di capacità di circa il 400%, passando da un valore di 87 MW nel 2007 a 431 MW nel 2008. Degni di nota anche gli evidenti incrementi di capacità delle fonti eolica e biomasse che sono cresciute dal 2007 al 2008 rispettivamente del 30% e del 16%.
Inoltre è stato evidenziato il rapporto fra la produzione rinnovabile e il consumo interno lordo di energia elettrica per ciascuna regione italiana, rilevandone il potenziale contributo.
In base ai dati contenuti nel rapporto del Gse, la distribuzione della produzione rinnovabile 2008 per aree geografiche ha evidenziato che nell’Italia settentrionale si concentra più del 75% della produzione nazionale, in particolare in Lombardia e in Trentino Alto Adige, che esprimono, rispettivamente il 20,4% e il 16,1% del totale nazionale. Tra le Regioni dell’Italia centrale è l’Abruzzo a detenere il primato con il 2,7%, mentre tra le Regioni meridionali la Puglia, con quasi il 4%, predomina sulle altre. La Sicilia e la Sardegna assieme raggiungono circa il 4% del totale nazionale.
A livello europeo (Ue 15) lo scorso anno l’Italia, in termini di produzione di energia da fonte rinnovabile, si è posizionata al quinto posto, dopo Germania, Svezia, Francia e Spagna.
(20/08/09)







Troppo tardi. G8: taglio 50% CO2 entro il 2050

I leader del G8 si impegnano a "raggiungere un accordo globale, ambizioso e onnicompresivo a Copenhagen" sul cambiamento climatico. È quanto si legge nel documento finale approvato dagli Otto Grandi a L'Aquila in cui si ribadiscono gli obiettivi Onu di ridurre di almeno il 50% le emissioni di gas serra entro il 2050. I firmatari contemplano anche la possibilità che questo impegno per i paesi industrializzati possa arrivare a una riduzione dell'80% o più entro il 2050. Inoltre, secondo quanto emerge dal testo finale del meeting aquilano, si riconosce l'approccio scientifico del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico dell'Onu (Iccp) secondo cui l'aumento medio globale della temperatura al di sopra dei livelli pre-industriali non dovrà eccedere i 2 gradi centigradi. Obiettivi a lungo termine che dovranno essere affiancati da una serie di azioni forti e di riduzioni delle emissioni a medio termine.
Nel documento finale si parla di una sfida decisa e convinta al cambiamento climatico con un occhio particolare ai paesi più poveri che avranno bisogno di assistenza finanziaria e un obiettivo: raddoppiare gli investimenti in tecnologie verdi entro il 2015. Nessuna cifra però sul taglio delle emissioni entro il 2050. I leader di Australia, Brasile, Canada, Cina, Unione Europea, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Corea del Sud, Messico, Russia, Sudafrica, Regno Unito e Stati Uniti affermano che il cambiamento climatico “è una delle più grandi sfide del nostro tempo". Per questo intendono "reagire in maniera decisa a questa sfida, convinti che il cambiamento climatico rappresenti un pericolo evidente che richiede una risposta globale straordinaria" e che "la necessità e lo sviluppo di tecnologie energetiche pulite al minimo costo possibile sia urgente".
Perplessità sulle conclusioni del vertice è stata espressa da Legambiente secondo cui “rimandare gli obiettivi della riduzione delle emissioni al 2050 vuol dire solo non affrontare il problema”, fa sapere Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente. “Siamo di fronte a un’emergenza climatica, strettamente connessa a quella economica, rispetto alla quale non si può più aspettare – commenta Gubbiotti -. Come dimostrano i 6 milioni di profughi ambientali ogni anno in fuga dalle proprie terre per le conseguenze del surriscaldamento globale, il fenomeno dei cambiamenti climatici è in rapida accelerazione e la minaccia di impatti irreversibili è molto più concreta di quello che si immaginava appena due anni fa. Il tempo utile per evitare conseguenze catastrofiche sta dunque velocemente svanendo”.
Il 2050 – si legge nella nota stampa di Legambiente - è assolutamente troppo lontano per la necessaria riduzione delle emissioni. Bisogna stabilire fin da ora obiettivi intermedi, in grado di arrestare il global warming.
(21/07/09)



Emissioni: in Europa si riducono. Italia in ritardo.

Secondo gli ultimi dati resi noti dalla Commissione europea le emissioni di CO2 equivalenti sono diminuite nel 2007 dell’1,6% rispetto al 2006. Si tratta del terzo calo consecutivo: nel 2005, infatti, erano scese dello 0,9% mentre nel 2006 il calo si era attestato sullo 0,6%.
I dati sono stati analizzati dall'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA) e presentati alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc), nel recentissimo report Annual European Community greenhouse gas inventory 1990–2007.
L'inventario delle emissioni compilato dalla EEA per il 2007, l'ultimo anno per il quale sono disponibili dati completi, si riferisce alle emissioni nell'UE-15. I numeri presentati hanno un’importanza particolare perché evidenziano come, in Europa, il calo delle emissioni non sia legato esclusivamente al ciclo economico. Nel 2007, infatti, il Pil è cresciuto del 2,7% a dimostrazione di come nell’Unione si sia riusciti a disgiungere la crescita delle emissioni da quella economica.
Il dato è stato accolto positivamente anche perché rappresenta un ulteriore passo di avvicinamento agli obiettivi del Protocollo di Kyoto, vale a dire ridurre le emissioni medie dell'8% nel periodo 2008-2012. Con questo risultato le emissioni nell'UE-15 scendono del 5% rispetto al 1990.
Il principale fattore di riduzione delle emissioni nel 2007, pari a 64 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, è da attribuirsi al calo delle emissioni degli utenti domestici anche grazie alle temperature più miti, ma anche delle industrie manifatturiere e del settore siderurgico. Refrigerazione e condizionamento hanno invece determinato un aumento della produzione di gas serra.
Nella maggior parte dei settori è stata registrata una riduzione delle emissioni: la CO2 del comparto industriale è diminuita del 14,1%, quella del settore dell'energia, esclusi i trasporti, del 7,4%. Per quanto riguarda le emissioni legate all'uso di solventi e di altri prodotti la loro riduzione è stata del 23,7%, per l’agricoltura dell'11,3%, mentre le emissioni generate dai rifiuti sono diminuite del 38,9%. Sono invece aumentate del 23,7% le emissioni causate in generale dai trasporti e del 24,7% quelle provocate dai trasporti su strada.
Secondo Stavros Dimas, commissario europeo responsabile dell'Ambiente, “le recenti riduzioni delle emissioni nell'UE-15 confermano che saremo in grado di raggiungere l'obiettivo previsto dal protocollo di Kyoto". Dimas spera anche che questo risultato possa “far concentrare tutti gli sforzi sulla conclusione di un ambizioso accordo globale sul clima per il periodo successivo al 2012 nell'ambito della conferenza di Copenaghen in dicembre”. "La tendenza al calo delle emissioni nell’Ue a 15 negli ultimi tre anni indica che iniziano a dare frutti le politiche e le misure proattive in materia di clima adottate a livello nazionale e dell'Ue in seguito a Kyoto – ha concluso il commissario UE all'Ambiente - il pacchetto su clima ed energia approvato il mese scorso garantirà negli anni a venire riduzioni ancora più rilevanti".
Se allarghiamo il quadro all’EU-27, scopriamo che le emissioni sono calate dell'1,2% nel corso dell'anno 2007 e risultano diminuite del 12,5% rispetto all'anno di riferimento, che per alcuni Stati membri non è il 1990, e del 9,3% rispetto ai livelli del 1990.
La riduzione rispetto al 2006, pari a 59,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, è in larga misura attribuibile agli stessi motivi indicati per l'UE-15.
Per quanto riguarda l’Italia, la situazione non è del tutto soddisfacente. Il nostro Paese ha registrato nel 2007 una riduzione delle emissioni pari all’1,8% rispetto al 2006, rimane quindi in netto ritardo rispetto all’obiettivo di Kyoto. Per raggiungere i target di riduzione si dovrebbe arrivare a un contenimento delle emissioni del 6,5% rispetto all’anno base (1990), valutate in 516,9 milioni di tonnellate. Per il 2007 risulta invece che le emissioni di CO2 equivalenti ammontino ancora a 552,8 milioni di tonnellate che rappresentano un aumento, rispetto al 1990, del 6,9%. Secondo alcune stime ufficiose anche nel 2008 le emissioni dell’Italia si sono ridotte, e per il quarto anno consecutivo. Si può ritenere che siano state circa del 6% più alte rispetto al 1990. È probabile che anche nel 2009, a seguito della crisi, si avrà un’ulteriore riduzione delle emissioni, ma teniamo sempre presente che il nostro paese dovrà portarle a 483 Mt CO2 eq entro il 2012, un risultato ancora molto distante.
(24/06/09)



Pessima idea. Il Senato approva il ritorno al nucleare

Legambiente e Greenpeace criticano duramente le ultime decisioni del Parlamento in campo energetico. Con l’approvazione da parte del Senato degli articoli sul nucleare, contenuti nel ddl sviluppo, si da il via libera a un imponente piano di nuclearizzazione del paese. “Ci vorrebbero almeno 7 reattori nucleari da 1600 megawatt, poi servirebbero i depositi per le scorie e gli impianti per la fabbricazione del combustibile. In sintesi, l’Italia diverrebbe un unico grande cantiere per almeno 20 anni e si ritroverebbe diffuse sul territorio strutture imponenti e insicure, per realizzare le quali bisognerebbe affossare ogni altra forma di produzione energetica, come le rinnovabili, condannando il paese all’arretratezza e rinunciando a tutte le opportunità occupazionali (250mila posti di lavoro solo in Germania), tecnologiche e di sostenibilità che le rinnovabili invece garantiscono”.
“La scelta del governo sul nucleare è autoritaria e centralista: le Regioni si ribellino e non rinuncino all’esercizio del potere”. Le due associazioni ambientaliste invitano le Regioni italiane a non cedere sulle loro prerogative di governo e criticano severamente il ritorno all’atomo approvato dal Senato con gli articoli 14, 15, 16 e 17 del ddl Sviluppo ed energia che prevede, tra l’altro, il potere sostitutivo dello Stato sugli enti locali in caso di mancato accordo sulla localizzazione delle future centrali.
Legambiente e Greenpeace sottolineano che “la competenza delle amministrazioni regionali in materia d’energia è sancita dalla costituzione. Ma alla concertazione e alla trasparenza il governo preferisce l’autoritarismo e il segreto militare, con il rischio quasi certo di far piombare il Paese in un ginepraio di conflitti sul territorio: esattamente il contrario di quello che occorre all’Italia per risollevarsi dalla crisi economica e per contrastare il cambiamento climatico. Persino nella nuclearissima Francia sono previste procedure ben più trasparenti e democratiche, mentre quello che si presenta qui con l'approvazione del testo di legge è quasi un "golpe nucleare" con l'idea di militarizzare il territorio per imporre un sistema energetico”. Secondo gli ultimi sondaggi di Eurispes e Ipsos la maggioranza degli italiani non vuole la costruzione di nuovi impianti nel nostro Paese.
Le due associazioni aggiungono che “l’Italia non può permettersi di tornare indietro, deve guardare al futuro del sistema energetico distribuito, fondato sull'efficienza nella produzione e negli usi finali e sullo sviluppo delle rinnovabili. Questo voto sul nucleare è totalmente privo di lungimiranza, anche perché non risolleverà le sorti dell'economia nazionale in uno scenario di crisi dalle dimensioni mondiali”.
La scelta del nucleare è controproducente: è una tecnologia vecchia, inquinante, insicura e costosa. Le nuove centrali non risolveranno i problemi energetici del Paese, non serviranno a mantenere gli impegni europei di riduzione delle emissioni di gas serra e non faranno abbassare la bolletta dei cittadini.
(22/05/09)




Il fotovoltaico italiano continua a stupire

Italian Pv Summit, il convegno internazionale sul fotovoltaico organizzato nell’ambito di Solarexpo & Greenbuilding ha evidenziato le prospettive di rendimenti positivi e di discesa dei costi della tecnologia solare.
La nota più positiva è la rilevante crescita del mercato italiano che a fine 2009 potrebbe raggiungere la quota di 900 MW installati (oggi 450 MW) per arrivare a 2.200 MW nel 2011. Nei prossimi mesi si giocherà la partita della definizione della nuova tariffa in conto energia che dovrebbe partire dal 2011 e che tutte le associazioni di categoria (Gifi e Assosolare) guardano con attenzione specialmente per strutturare gli investimenti futuri. La richiesta degli operatori al governo è di praticare riduzioni graduali, senza strappi, che accompagnino il settore verso la completa maturità.
La parità del costo di produzione da fotovoltaico (grid parity) con l’energia immessa in rete sembra essere più vicina, soprattutto per le regioni meridionali italiane. Si ipotizza, infatti, che dopo una fase di transizione di durata variabile potrà affermarsi definitivamente.
L’obiettivo del settore è anche diminuire i costi, andando sotto il dollaro per watt prodotto. Una tappa fondamentale, che molti osservatori si aspettavano di raggiungere più in là nel tempo, ma che invece sembra molto vicina. Arturo Lorenzoni, dell’Università di Padova & IEFE (Bocconi) e rapporteur della conferenza, ha infatti ricordato che andare sotto il dollaro per watt di picco già oggi è possibile per alcune celle fotovoltaiche e che per il 2012 è possibile arrivare anche sotto 0,7 $/W: una “curva di apprendimento” rapidissima.
Oltre alla diminuzione dei costi è in atto un aumento degli investimenti. Interessante è la spinta che stanno dando le grandi utility, tradizionalmente mai troppo impegnate nello sviluppo delle rinnovabili. Imprese storiche della manifattura italiana, inoltre, hanno diversificato le proprie attività ottenendo buoni successi in questo settore. “Quando grandi operatori industriali entrano nel settore significa che si sta passando dalla fase pioneristica a quella consolidata” ha spiegato Lorenzoni. Ma ci sono soprattutto le nuove imprese che stanno dando dimostrazione di come si possa riuscire nel mercato credendo fermamente in questa tecnologia. Tutto ciò sta dando interessanti frutti come la creazione di nuovi posti di lavoro. Sono lavori che rimangono nel lungo periodo e sul territorio. Oggi per ogni megawatt installato si creano 2 posti di lavoro per venti anni e per ogni megawatt prodotto se ne crea uno.
Come molti settori anche nel fotovoltaico si riscontrano diverse difficoltà che si possono definire fisiologiche o di crescita. Una di questa è l’incertezza sul futuro del mercato, ma anche la presenza di prezzi ancora elevati, spesso causati da rendite di intermediazione, che sono minori in mercati più maturi come quello tedesco. Altro problema è la cosiddetta “corsa” alla realizzazione degli impianti che spesso porta a fare domande senza alcuna certezza dell’effettiva realizzazione dell’impianto. Un aspetto che a livello amministrativo causa lungaggini e intasamento degli uffici che devono valutare le domande.
Inoltre la variabilità dei processi autorizzativi nelle diverse regioni italiane è sotto accusa e la mancanza di un’autorizzazione unica (come richiesta dal Dlgs 387) porta a non standardizzare l’approccio al mercato da parte delle aziende. Una situazione che al tempo stesso limita l’accesso di nuovi operatori nel mercato.
Da non dimenticare anche la spinta verso la ricerca e la sua sinergia con il mondo produttivo per l’innovazione in questi campi, come il caso del programma “Industria 2015” che fa capo al Ministero dello Sviluppo Economico.
“L’industria italiana del fotovoltaico esiste e ha dimostrato che può iniziare a coprire tutta la filiera tecnologica”, hanno detto molti dei relatori presenti. Si tratta di un settore industriale che si sta consolidando e ha buone prospettive tanto che “non si è visto in nessun altro settore industriale del nostro paese una crescita così elevata”. Questo è il punto di partenza che dovrebbe guidare imprese e decision makers ad una visione ottimistica per gli anni a venire per questo settore.
(22/05/09)


 

I grandi fiumi si stanno prosciugando

Secondo uno studio americano condotto dal National Center for Atmospheric Research (NCAR) i fiumi più estesi del mondo, dal Niger, in Africa, al Gange, in India, al Fiume Giallo, in Cina, sono a rischio inaridimento. Da 50 anni i grandi fiumi continuano a perdere portata, minacciando le popolazioni che abitano intorno alle loro rive. Migliaia di abitanti rischiano ora la povertà, non potendo più provvedere a cibo e a risorse idriche sufficienti. Simmetricamente, nelle regioni intono all’Oceano Artico, i canali aumentano per lo scioglimento dei ghiacci circostanti, anche se in misura minore. Lo studio rivela che, nella maggior parte dei casi, il fenomeno dell’inaridimento è associato ai cambiamenti climatici, che alterano le precipitazioni e aumentano il tasso di evaporazione.
Gli scienziati hanno esaminato la portata dei corsi d’acqua dal 1948 al 2004 e hanno formulato una mappa del rischio, che evidenzia cambiamenti significativi in circa un terzo dei fiumi più grandi del mondo. Il rapporto fra i corsi che perdono acqua e quelli che aumentano la propria emissione è di 2,5 a 1. Sono stati analizzati i flussi dei 925 fiumi più grandi del mondo durante 56 anni e complessivamente è stato scoperto che in media ogni anno, lo scarico di acqua fresca nell’Oceano Pacifico diminuisce del 6%, pari a 526 chilometri cubici. Invece, l’emissione annuale nell’Oceano Indiano ha avuto un crollo del 3%, ovvero 140 chilometri cubici di acqua. Viceversa, nell’Oceano Artico i fiumi scaricano il 10% in più di acqua, pari a 460 chilometri cubici.
In controtendenza ci sono alcuni corsi d’acqua, come il Brahmaputra, nel sud dell’Asia, o lo Yangtze, in Cina, che mostrano un incremento stabile della portata. Tuttavia, avvertono gli studiosi, questi fiumi potrebbero subire la stessa sorte di impoverimento delle acqua, visto che i ghiacciai dell’ Himalaya, che finora li hanno rinvigoriti, stanno perdendo volume. Il primo autore della ricerca, il professor Aiuguo Dai della NCAR, è convinto che il fenomeno sia preoccupante, “perché il bisogno di acqua aumenta in tutto il mondo, specialmente in queste popolazioni a forte incremento demografico”. Toni ancora più allarmati giungono dal coautore della ricerca, Kevin Trenberth, che sostiene che “se il fenomeno dei cambiamenti climatici continuerà nei prossimi decenni, così come sembra, ci dovremo preparare a un preoccupante impatto sulle risorse d’acqua per queste popolazioni”.
(5/05/09)



Incentivi in calo per il fotovoltaico

La prossima estate le tariffe incentivanti del fotovoltaico saranno riviste al ribasso. E’ quanto sostiene Luciano Barra, capo segreteria tecnica della direzione per l'Energia e le risorse minerarie del Ministero dello sviluppo economico. Barra, in occasione del convegno di “Solar Revolution Summit”, ha risposto ai principali attori del settore fotovoltaico italiano, che sostengono che l’entità degli incentivi in Italia è giustificata dalle lentezze burocratiche del nostro Paese. Secondo Barra invece “incentivi così elevati erano un modo per rianimare questo settore” dopo anni in cui non vi era stato alcun intervento pubblico.
Gli incentivi sono ritenuti alti anche perché “i prezzi dei moduli stanno calando”. Secondo i dati di Solarbuzz, infatti, da agosto 2008 ad oggi il prezzo dei pannelli è calato da 4,71 a 4,54 euro/Watt .
Il ministero sostiene che “si può pensare a un graduale abbassamento delle tariffe”, anche perché “incentivi troppo alti possono provocare danni”, come “in Spagna dove c'è stato un boom che ha provocato anche licenziamenti”. Oltretutto possono anche tenere elevati i prezzi artificialmente, “favorendo il mantenimento di posizioni di rendita piuttosto che l'evoluzione tecnologica”. Dunque “è meglio avere incentivi equi ma durevoli, piuttosto che alti ma soggetti a picchi e crolli”.
Barra ha quindi annunciato che il lavoro di revisione degli incentivi è già iniziato e che probabilmente verrà concluso entro l'estate.
(5/05/09)



Rinnovabili: ricavi a gonfie vele nonostante la crisi

Il 2008 è stato un anno record per le rinnovabili, con una crescita del 50% dei ricavi di fotovoltaico, eolico e biocarburanti passati da quasi 76 miliardi di euro a 115,9 miliardi. È quanto si apprende dal rapporto Clean energy trends di Clean Edge, società californiana di ricerca sulle rinnovabili. La crescita dello scorso anno è stata sostenuta da due fattori: una forte espansione dei mercati di riferimento e una crescita dei costi di sviluppo degli impianti eolici, legata a una domanda superiore all’offerta. Tra i trend più interessanti emerge quello del comparto eolico, che ha superato cinquanta miliardi di dollari. I nuovi investimenti in tecnologie di energia pulita, compresi il venture capital, il project financing e la ricerca, sono aumentati del 4,7% a 155,4 miliardi.
Più nel dettaglio, la ricerca di Clean Edge rileva che i ricavi da biocarburanti hanno raggiunto i 34,8 miliardi di dollari nel 2008 e dovrebbero arrivare a 105,4 miliardi nel 2018. Nel 2008 il mercato globale dei biofuel è consistito in oltre 17 miliardi di galloni di etanolo e 2,5 miliardi di galloni di biodiesel. Altro dato importante: per la prima volta, in Brasile, il bioetanolo ha superato il 50% del totale dei carburanti per trasporto. L’eolico è cresciuto a 51,4 miliardi nel 2008 con una previsione a 139,1 miliardi nel giro di dieci anni. Lo scorso anno gli impianti eolici hanno toccato in record di 27mila megawatt. Il solare fotovoltaico passerà dai 29,6 miliardi dello scorso anno agli 80,6 miliardi del 2018. Insieme, queste tre tecnologie, che valevano 115,9 miliardi nel 2008, cresceranno a 325,1 miliardi nel giro di un decennio.
La crisi finanziaria e le difficoltà dei mercati del credito hanno cominciato tuttavia a farsi sentire a fine 2008 e inizio 2009. Sono state diverse le società attive nell’energia pulita che hanno rinviato piani d’investimento, operato licenziamenti o rinunciato a progetti.
Per Clean Edge il 2009 sarà comunque un anno di ripensamento e consolidamento per molte aziende, mentre nel medio e lungo termine la crescita del settore delle rinnovabili proseguirà
(7/04/09).




Fotovoltaico è boom: arrivano altri 500MW di potenza.

Il Gse prevede che nel corso del 2009 saranno installati ulteriori 500 MW di potenza fotovoltaica, pari al doppio della potenza entrata in esercizio nello scorso anno. L’ha detto Gerardo Montanino, direttore operativo GSE, nel corso del convegno “L’incentivazione dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e il conto energia” tenutosi presso la sede di Assolombarda a Milano.
Le domande di ammissione agli incentivi del Conto Energia evidenziano un trend di forte crescita della potenza fotovoltaica installata. Secondo i dati in possesso dal Gse, l'incremento della potenza installata (comunicata agli uffici competenti) è di 40 MW nel mese di gennaio 2009, 60 MW a febbraio 2009 e presumibilmente oltre 80 MW in tutto il mese di marzo. A oggi sono pervenute al GSE complessivamente oltre 33mila domande di ammissione agli incentivi, per una potenza di circa 430 MW.
Per quanto riguarda gli incentivi, invece, il Gestore dei Servizi Elettrici ha già erogato, in totale, circa 100 milioni di euro.
Montanino ha ricordato inoltre che il GSE, come deciso dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, ha prorogato di ulteriori tre mesi, fino al 30 giugno 2009, il termine per la presentazione e la stipula della convenzione per lo scambio sul posto
(7/04/09).




Investire nelle energie rinnovabili conviene

Gli investimenti in impianti a energie rinnovabili sono redditizi per le imprese sia che esse siano fornitrici di energia alla rete elettrica nazionale, sia che esse utilizzino direttamente l’energia prodotta. È quanto emerge dalla ricerca “Investire in energie rinnovabili – La convenienza economica per le imprese”. Lo studio è stata coordinato da Alessandro Nova, docente dell’Università Bocconi di Milano ed è stato realizzato in collaborazione con Centrobanca. L’aspetto innovativo dello studio è rappresentato dal tentativo di quantificare gli effetti economico-finanziari degli investimenti in energie rinnovabili sia nell’ipotesi di cessione dell’energia prodotta alla rete elettrica nazionale sia in quella di un utilizzo nell’ambito dei processi produttivi delle imprese finanziatrici.
In tempi di grande attenzione per l’impatto che la produzione industriale ed energetica ha sull’ambiente e di dibattito sulla dipendenza italiana dall’estero per l’energia elettrica, cresce l’attesa per le prospettive di sviluppo delle energie rinnovabili. Secondo Nova “tutta una serie di condizioni spingono, nel nostro paese, verso gli investimenti in questo tipo di energie. L’Italia è il secondo importatore al mondo di energia elettrica, ma non figura tra i primi 10 produttori, e il prezzo medio per kWh è tra i più alti in Europa. Siamo fortemente dipendenti dall’estero e dalla volatilità dei prezzi che si determina sul mercato mondiale. Investire nelle energie rinnovabili potrebbe significare limitare tale dipendenza. Non solo: la riduzione del costo del kW per le imprese rappresenta un importantissimo elemento di competitività per il sistema, oggi imprescindibile, soprattutto nei settori ad alta intensità energetica”.
La ricerca fornisce anche una mappatura dei consumi energetici in Italia, identificando così le 100 combinazioni provincia/settore industriale caratterizzate dalla maggiore attrattività sia per i produttori di impianti ad energia rinnovabile sia per attività di finanziamento delle iniziative. Tenendo conto che la realizzazione di impianti idroelettrici, fotovoltaici, eolici o a biomasse è conveniente là dove ci sono industrie a grande assorbimento di energia è stata redatta una classifica in base all’indice di ‘rilevanza energetica relativa’ delle province, ovvero in base alla spesa energetica nell’area rispetto alla spesa complessiva italiana. I risultati evidenziano che Milano è quella che appare più volte (13), seguita da Torino (7), Bergamo, Brescia e Vicenza (6), Treviso e Varese (5), Modena (4). Otto province che da sole occupano 52 posizioni e il 62% del ‘potenziale elettrico’ delle top 100.
Ma quanto conviene a un’impresa investire nelle fonti rinnovabili? Un impianto idroelettrico ad esempio che sia in grado di produrre 2 milioni di kWh l’anno e con una vita utile di 30 anni, è capace di assicurare un tasso interno di rendimento (l’indice che i ricercatori hanno posto come misura della profittabilità dell’investimento) superiore al costo del capitale investito, sia che l’energia sia completamente utilizzata per i processi produttivi industriali, sia che parte di essa (o al limite, tutta) sia venduta alla rete nazionale. In questo tipo di investimento, nel caso del 100% di autoconsumo, il tasso interno di rendimento raggiungerebbe il 18,3%, rispetto al 7,5% del costo del capitale, con una rilevante generazione di valore per gli investitori. Il periodo di rientro dell’investimento sarebbe di 8 anni nell’ipotesi di completo utilizzo dell’energia prodotta all’interno dei propri processi produttivi e si prolungherebbe di un solo anno se la metà dell’energia prodotta fosse venduta alla rete.
Secondo Nova si tratta di un investimento conveniente che, dal punto di vista industriale, “trae origine dal differenziale tra prezzo-costo dell’energia acquistata e costo di produzione dell’energia, integrato però dagli incentivi economici che caratterizzano questi progetti. Le iniziative legate a energie rinnovabili si confermano come investimenti estremamente interessanti sotto il profilo dei rendimenti economici ma soprattutto caratterizzati da una rischiosità sostanzialmente contenuta, caratteristica sempre più rara nel panorama industriale contemporaneo”.
Nova ricorda infine che l’attenzione per le produzioni pulite rappresenta per il paese non soltanto un’opportunità ma anche un vincolo: l’Europa si è posta come obiettivo il raggiungimento del 20% di quote di mercato per le energie rinnovabili entro il 2020
(9/03/09).






In Inghilterra si pensa a pre-pensionare il nucleare di Sellafield

Sellafield è il nome di un storico sito nucleare inglese situato sulla costa del mare d'Irlanda in Inghilterra. Ospita sia la ex centrale nucleare di Calder Hall, dotata di reattore Magnox che fu il primo impianto commerciale di produzione elettronucleare al mondo, sia impianti di ritrattamento del combustibile nucleare.
Dopo soli 10 anni di attività, quest’ultimo è a rischio chiusura. Lo annuncia un documento pubblicato dal Nuclear Decommissioning Authority (NDA), organo preposto alla gestione degli impianti dismessi. La NDA posto l’attenzione su un eventuale malfunzionamento della centrale fin dal giorno in cui è stata inaugurata. L’impianto produce Mox (Mixed oxid fuels), una miscela naturale di uranio e plutonio ottenuta dal riprocessamento del plutonio per creare combustibili nucleari. La chiusura della centrale comporterà lo stoccaggio di oltre 100 tonnellate di plutonio altamente radioattivo fino a quando l’impianto non sarà completamente inattivo e il materiale non verrà convertito in nuovo carburante.
Per ora l’NDA non commenta la notizia e sottolinea che la decisione finale sulla chiusura dovrà essere assunta dal Governo di Gordon Brown. Inutile dire che la dismissione dell’impianto è fonte di imbarazzo politico, secondo quanto riporta la stampa inglese, proprio perché esce nel momento in cui alcuni ministri stanno cercando di persuadere gli scettici del fatto che una nuova generazione di centrali potrebbe essere una soluzione energetica da adottare in tempi e in modi relativamente economici.
L’impianto e’ costato 470 milioni di sterline (circa 600 milioni di euro al cambio attuale) e avrebbe dovuto, secondo i piani iniziali, ripagarsi grazie al combustibile prodotto per le altre centrali. Ma delle 120 tonnellate l’anno che avrebbe dovuto produrre, a malapena ne ha prodotte 2,6 tonnellate (dati 2002-2007).
La National Decomissioning Authority sostiene che l’impianto non ha né la capacità né la durata per gestire il riprocesamento del materiale.
Jean McSorley, esponente di Greenpeace, ha dichiarato che la centrale di Sellafield è stata un drammatico fallimento.” L’impianto dimostra le differenze fra le speranze e la realtà dell’industria nucleare”.
L’impianto era stato anche teatro di proteste sindacali: centinaia di lavoratori della centrale hanno proclamato uno sciopero di 24 ore per protestare contro l'utilizzo di operai italiani e portoghesi nella raffineria di Lindsey.
(9/03/09)





Speciale Kyoto: a che punto siamo?

La Conferenza Onu sui Cambiamenti Climatici di Poznan (Polonia) del dicembre scorso ha messo al centro delle discussioni la questione forestale e, in particolare la riduzione delle emissioni dalla deforestazione e degrado forestale (Redd) nei paesi in via di sviluppo, le future regole per l’utilizzo delle attività agro-forestali da parte dei paesi industrializzati e la potenziale modifica di alcune regole di eligibilità e/o addizionalità relative ai progetti forestali (afforestazione e riforestazione) per il meccanismo dei Cdm.
Il tema della lotta alla deforestazione è al centro del processo negoziale in previsione della Conferenza di Copenaghen di fine 2009. In termini di emissioni in atmosfera, la deforestazione, soprattutto al livello tropicale, contribuisce per circa il 20% sul totale delle emissioni antropiche. La questione del Redd nei Paesi in via di sviluppo era stata affrontata già nel 2005 soprattutto per quello che riguarda le modalità per ridurre le emissioni causate dalle attività di deforestazione. Dopo due anni di incontri a livello tecnico, si formalizza l’introduzione del tema Redd nel Piano di Azione adottato a Bali nel 2007 con evidenti potenziali vantaggi per i paesi in via di sviluppo (Pvs) che dimostreranno di aver ridotto le loro emissioni da deforestazione e degrado forestale rispetto a dei livelli di riferimento. I Pvs, in sostanza, potranno ricevere un incentivo economico attraverso dei fondi specifici oppure attraverso l’ingresso nel mercato del carbonio.
Ma Poznan ha segnato una battuta di arresto dovuto al fatto che alcuni paesi, soprattutto il Brasile, non concordano sulle metodologie che hanno come esclusiva di riferimento le Linee Guida dell’Ipcc, in particolare quelle adottate nel 2003. Il programma di lavoro approvato per il 2009 prevede quindi di continuare ad analizzare tali aspetti metodologici focalizzando l’attenzione: sui livelli di riferimento delle emissioni da adottare per la deforestazione e il degrado forestale; sul ruolo della conservazione, gestione forestale sostenibile, variazione della copertura forestale e carbon stocks associati e i relativi livelli di riferimento delle emissioni.
Ma sul tavolo del negoziato c’è anche la questione del coinvolgimento delle popolazioni indigene sul tema della Redd. Alcuni paesi, in particolare Nuova Zelanda, Australia, Canada e Usa, hanno mostrato difficoltà, a causa di una stringente legislazione a livello nazionale, nel ravvisare un qualsiasi riconoscimento legale sui potenziali diritti (e, quindi, benefici economici) derivanti dalle attività di Redd verso tali popolazioni.
Vista la situazione non sarà facile giungere ad una soluzione ideale sotto tutti i punti di vista, ma l’importante è che da Copenaghen esca un accordo che faccia partire il meccanismo per la Redd. Proteggere le foreste tropicali con un meccanismo che riconosca un valore economico al carbonio in esse contenuto e legato agli obiettivi di mitigazione dei cambiamenti climatici di tutti i paesi, in particolare quelli industrializzati, risulta senza dubbio l’azione più concreta e facilmente raggiungibile alla COP15 di Copenaghen.
Altro punto fondamentale sono le attività agro-forestali da parte dei paesi industrializzati nel post-2012. Il Protocollo di Kyoto permette ai paesi industrializzati di poter utilizzare le capacità di accumulo di carbonio attraverso le attività agro-forestali per il raggiungimento dei propri impegni di riduzione delle emissioni nel periodo 2008-2012. Tale flessibilità viene richiesta anche per il periodo post-2012, ma gli addetti ai lavori sperano in una semplificazione delle regole oggi in vigore.
In fine, nell’ambito del Cdm (Clean Developement Mechanism), fino al 2012, le uniche attività consentite per il rilascio di crediti eligibili sono quelle legate alle attività di Afforestazione e Riforestazione ma con una serie di limitazioni per quanto riguarda l’utilizzo di tali crediti da parte dei paesi industrializzati.
Intanto la Commissione Ue sta preparando la sua proposta in vista dell’incontro di Copenaghen. Bruxelles prevede entro il 2015 l'istituzione di un mercato del carbonio che coprirà tutti i paesi dell'Ocse e lo sviluppo di fonti di finanziamento internazionali innovative basate sulle emissioni dei paesi e sulle loro capacità finanziarie. Per contenere l'aumento della temperatura al di sotto della soglia di 2°C i paesi sviluppati e le istituzioni multilaterali dovranno stanziare finanziamenti molto più consistenti a favore dei paesi in via di sviluppo per aiutarli a sostenere i costi del loro contributo alla lotta ai cambiamenti climatici. La proposta dovrà ora essere discussa dal Parlamento e dal Consiglio europeo, nel mese di marzo.
I paesi sviluppati dovranno svolgere un ruolo di guida e ridurre globalmente entro il 2020 le emissioni del 30% rispetto ai livelli del 1990. La comunicazione propone parametri specifici per assicurare che gli obiettivi nazionali prevedano uno sforzo comparabile. Tutti i paesi dell'Ocse, gli Stati membri, i paesi candidati all'adesione e i candidati potenziali dovrebbero impegnarsi a rispettare questi obiettivi in materia di emissioni.
Inoltre, secondo la proposta della Commissione i paesi in via di sviluppo, tranne i più poveri, dovrebbero limitare entro il 2020 la crescita delle emissioni collettive al 15-30% al di sotto dei livelli che si registrerebbero se la situazione rimanesse immutata. Le misure in questione dovrebbero includere una rapida diminuzione delle emissioni prodotte dalla deforestazione tropicale.
In termini di costi, per ridurre le emissioni le stime indicano che potrebbe essere necessario aumentare fino al 2020 gli investimenti netti globali di circa 175 miliardi di euro all'anno. Oltre la metà di questa somma sarà necessaria nei paesi in via di sviluppo.
L'accordo di Copenaghen dovrebbe istituire anche un quadro di riferimento per aiutare i paesi ad adattarsi ai cambiamenti climatici inevitabili. Tutti i paesi sviluppati e in via di sviluppo dovrebbero elaborare strategie nazionali per l'adattamento. I paesi in via di sviluppo più vulnerabili così come i piccoli stati insulari dovranno ricevere aiuto per l'adattamento ai cambiamenti climatici.
In fine, per ridurre l'impatto dei cambiamenti climatici e raccogliere fondi per finanziare le misure previste, l'Ue dovrebbe cercare di costituire entro il 2015 un mercato del carbonio a copertura dell'Ocse collegando il sistema di scambio delle quote di emissione dell'Ue ad altri sistemi comparabili del tipo "cap and trade", che fissano un tetto massimo di emissioni ma ne consentono lo scambio. Un mercato che entro il 2020 dovrebbe includere le principali economie emergenti con l'intento di istituire un mercato globale del carbonio.
(10/02/09)




Rinnovabili per uscire dalla crisi


Il settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica ha le potenzialità per creare 37 milioni di posti di lavoro con proventi stimati in 4,29 miliardi di dollari entro il 2030. I numeri sono contenuti nell’ultimo rapporto dell’American Solar Energy Society, intitolato“Green Collar Jobs” e che esamina la dimensione economica delle compagnie operanti nel settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica (Re&Ee).
Ases), Ong statunitense nata nel 1954 per promuovere l’energia solare, le rinnovabili in generale e l’efficienza energetica negli Usa.
I 37 milioni di posti di lavoro sono le stime relative allo scenario più ottimistico. L’associazione americana precisa, infatti, che il raggiungimento di tale traguardo si realizzerà solamente se la politica prenderà decisioni ambiziose in merito ai piani di sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. Ogni rimando comprometterà la crescita di lungo termine di questa industria e ritarderà la creazione indispensabile, tanto più in questo momento di grave difficoltà dell’economia statunitense e mondiale, di nuovi posti di lavoro ben retribuiti e che nella gran parte dei casi non sono soggetti all’outsourcing verso l’estero.
Solo nel 2007 l’industria delle rinnovabili e dell’efficienza energetica ha creato nove milioni di posti di lavoro e un miliardo di dollari in profitti. La crescita del settore industriale delle rinnovabili è stata di tre volte superiore alla crescita dell’economia statunitense. I settori guida sono stati il solare termico, fotovoltaico, biodiesel e l’etanolo che hanno fatto registrare un aumento dei proventi annui in media del 25%.
L’occupazione creata dalle industrie dei settori rinnovabili ed efficienza rientra nell’ambito delle stesse figure professionali di altre industrie già esistenti. Nelle conclusioni dello studio vengono identificate anche le misure più importanti ai fini del sostegno alla crescita del settore Re&Ee: formulazione di uno standard riguardante il mix di fonti rinnovabili a livello nazionale; estensione a lungo termine degli incentivi alla produzione da fonti rinnovabili; formulazione di politiche efficaci di net-metering; miglioramento dell’accesso alle reti elettriche.
Intanto Obama, in vista del prossimo Governors’ Climate Global Summit di novembre, ha annunciato la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, la crescita del peso delle fonti rinnovabili, (fino al 10 % del fabbisogno energetico nel 2012 e del 25% nel 2025). Investimenti di 150 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni per lo sviluppo di produzione energetica non inquinanti (previsti 5 milioni di posti di lavoro), un milione di auto ibride entro il 2025 e, soprattutto, la taglio dell’80% delle emissioni di gas serra entro il 2050
(28/01/09)






Detrazione 55%. Il governo ci ripensa e mantiene le agevolazioni

Dopo mesi di proteste e richieste di ripensamento al governo, sembra tornare il sereno attorno alle detrazioni del 55% per gli interventi di efficienza energetica. A spazzare via dubbi e timori ci ha pensato il disegno di legge di conversione del decreto anti-crisi (Dl 185/2008), approvato dalla Camera e ora all'esame del Senato. La nuova formulazione dell'articolo 29 ha cancellato tutte le principali limitazioni emerse in prima stesura. Nei fatti il 55% resta sostanzialmente com'era. Questa buona notizia dovrebbe tranquillizzare anche i contribuenti che alla fine del 2008 si erano precipitati a presentare le richieste, nella paura di perdere il diritto alle detrazioni. In questo periodo di incertezza infatti l’Enea, ente delegato a ricevere la documentazione, ha registrato un boom delle domande. Nell’ultima settimana del 2008 sono arrivate ben 30mila richieste che portano il dato annuo a 185mila domande. Una crescita del 40% rispetto al 2007.
Cosa cambia nel concreto nella normativa? Per le spese di risparmio energetico sostenute dal 1° gennaio 2009, lo sconto del 55% va diviso in cinque rate annuali. Per le spese fino al 31 dicembre 2008 si può ancora scegliere se ripartire il bonus fiscale da tre a dieci rate.
La parziale rigidità del nuovo meccanismo dovrebbe però consentire all'agenzia delle Entrate di calcolare esattamente l'esborso annuo per il Fisco. Al contempo il nuovo sistema non dovrebbe causare disagi alla gran parte dei cittadini interessati. Molti contribuenti, infatti, con il regime precedente sceglievano la rateazione in tre anni per sfruttare al massimo la detrazione. Solo per gli interventi più costosi o per chi aveva redditi molto bassi, poteva essere più vantaggioso spalmare il bonus su dieci annualità. Con la nuova normativa in alcuni casi potrà esserci anche la cosiddetta incapienza fiscale, cioè la situazione in cui l'imposta dovuta è minore della detrazione e una parte dello sconto andrà quindi perduta. Secondo alcune stime però questi rischi riguardano pochi contribuenti.
Legambiente ha accolto positivamente la notizia. “Il governo si è reso conto del grave errore in cui si stava incorrendo e ha fatto bene a correre ai ripari ripristinando, seppur con qualche modifica, un provvedimento che aveva in questi anni mostrato tutta la sua validità. Il merito però va anche alle tante voci di protesta che si sono levate e tramutate in una vera e propria mobilitazione spontanea”. “Va ricordato infatti - continua Legambiente - che tanti cittadini insieme al mondo dell'impresa, delle associazioni di categoria, degli ambientalisti, da subito hanno condotto una battaglia di civiltà per chiedere che il Governo facesse marcia indietro su questa assurda decisione e questo è servito. Lo sgravio fiscale del 55, già utilizzato da migliaia di famiglie è una misura determinante per affrontare sia gli obiettivi di riduzione di CO2 che la crisi economica e occupazionale. Infatti - conclude Legambiente - grazie alla possibilità di detrarre una parte delle spese per interventi di efficienza si è messo in moto un giro d'affari superiore ai 3 miliardi di euro che ha facilitato l'emersione del sommerso e reso possibile un significativo risparmio energetico"
(28/01/09)





Accertato il legame inquinamento e cambiamento climatico

Uno studio dimostra l’esistenza di un legame fra inquinamento e clima. Il riscaldamento globale del pianeta accelera la formazione di nubi molto alte nell'atmosfera, ritenute le prime responsabili di tempeste, piogge violente e grandinate. Per decenni alcuni modelli climatici avevano ipotizzato questo collegamento, ma soltanto adesso arrivano i dati che lo dimostrano.
Il fenomeno è stato misurato per la prima volta sulla base dello studio condotto dal Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa. I dati sono stati raccolti negli ultimi cinque anni dal satellite americano per l'osservazione della Terra, Aqua, lanciato nel 2002. I risultati, presentati nel convegno dell'Unione Geofisica Americana in corso negli Stati Uniti, a San Francisco, sono pubblicati nella rivista Geophysical Research Letters.
La ricerca spiega che la formazione di nubi molto alte in corrispondenza dei Tropici, ritenute le maggiori responsabili di piogge torrenziali e delle tempeste più violente, è in aumento costante a causa del riscaldamento globale. I risultati dello studio sono coerenti con quelli di un altro studio della Nasa condotto da Frank Wentz nel 2005, che mostrava un aumento nelle precipitazioni globali pari all'1,5% per decade su un periodo di 18 anni, circa cinque volte maggiore al valore stimato dai modelli climatici utilizzati nel rapporto 2007 dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc). Il responsabile della nuova ricerca del Jpl, Hartmut Aumann, calcola che ad ogni grado di aumento della temperatura superficiale degli oceani corrisponde un aumento del 45% della formazione delle nubi associate a tempeste violente. I dati sui quali si fonda questa conclusione si basano sulle rilevazioni di uno degli strumenti a bordo del satellite Aqua, l'Airs (Atmospheric Infrared Sounder), che ogni giorno ha raccolto misure relative a circa 6.000 nubi tropicali.
Aumann ha scoperto così una forte correlazione tra la frequenza di queste nubi e le variazioni stagionali nella temperatura media della superficie degli oceani tropicali. L'esperto calcola che al tasso attuale del riscaldamento globale, pari a 0,13 gradi ogni dieci anni, la frequenza delle tempeste potrebbe aumentare del 6% nello stesso arco di tempo.
(13/01/09)





Operativo il decreto per piccole rinnovabili: tariffa fissa omnicomprensiva e scambio sul posto

Sono attive le nuove facilitazioni a sostegno della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili con impianti di piccola taglia (fino a 1 MW di potenza). L’Autorità ha infatti introdotto un nuovo regime semplificato per l’energia elettrica prodotta ed immessa in rete che prevede un unico prezzo fisso incentivante, la cosiddetta tariffa fissa onnicomprensiva ed un interlocutore unico con il quale stipulare le convenzioni.
La tariffa fissa onnicomprensiva comprenderà sia le componenti remunerative di mercato sia quelle di incentivazione vere e proprie. Tale tariffa sarà garantita da un unico soggetto nazionale, il Gse (il Gestore dei Servizi Elettrici), e non più dai diversi distributori territoriali, in maniera frammentata. I produttori, potranno concludere con il Gse una convenzione di ritiro dell’energia elettrica immessa secondo procedure uniche per tutto il sistema elettrico nazionale, basate su specifiche tecniche verificate dall’Autorità.
La tariffa fissa onnicomprensiva non si applica al fotovoltaico che usufruisce già da tempo di altri sistemi di incentivazione.
L’Autorità, inoltre, ha esteso la possibilità di aderire al meccanismo di scambio sul posto agli impianti di potenza fino a 200 kW entrati in esercizio dopo il 31 dicembre 2007 ai quali si applicheranno le regole già in vigore dal 1° gennaio 2009 per gli impianti da fonti rinnovabili di potenza fino a 20 kW.
Il servizio di scambio sul posto consiste nel realizzare una particolare forma di autoconsumo in sito consentendo che l’energia elettrica prodotta e immessa in rete possa essere prelevata e consumata in un momento differente da quello in cui avviene la produzione, utilizzando quindi il sistema elettrico quale strumento per l’immagazzinamento virtuale dell’energia elettrica prodotta, ma non contestualmente autoconsumata.
Con il provvedimento dell’Autorità diventa operativo il quadro normativo previsto dalle leggi n. 222/07 e n.244/07 e attuato dal decreto interministeriale del 18 dicembre 2008.
È possibile leggere tutte le indicazioni dell’Autorità nella delibera ARG/elt 1/09 (disponibile sul sito www.autorita.energia.it).
(13/01/09)





Pessima idea! Il Governo cancella le detrazioni del 55%

È tempo di crisi e così il Governo pensa bene di spazzare via tutto ciò che gli sembra “ingombrante”, anche se funziona. Con il decreto anti-crisi (DL.29.11.2008, n. 185) sono stati messi non pochi ostacoli alle detrazioni Irpef/Irpeg del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica sugli edifici per il 2008-2009-2010, introdotti con la Finanziaria 2007.
Fino ad ora la legge consentiva a chiunque avesse requisiti di ottenere i benefici fiscali della detrazione del 55%. Cosa che ha permesso a molti cittadini italiani di poter realizzare lavori da cui hanno tratto vantaggi economici per il maggior risparmio energetico ottenuto, a fronte di spese notevoli sostenute, rese però più sopportabili dalla prospettiva di avere uno sconto sulle tasse. La novità introdotta dal Decreto Legge 185/2008 (art. 29 comma 7), consiste nell’introduzione di un tetto di spesa per coprire tali agevolazioni, stabilito in 82,7 milioni di euro per il 2008; 185,9 milioni per il 2009 e 314,8 milioni per il 2010.
Alla luce delle novità normative, ora non basta più inviare all’Enea la documentazione per accedere agli incentivi, ma si deve preventivamente presentare istanza all’Agenzia delle Entrate e attenderne l’assenso. In altre parole dopo aver effettuato le spese, il contribuente dovrà inviare domanda per via telematica al sito dell’Agenzia delle Entrate. Se entro 30 giorni dall’invio non si riceverà assenso alla richiesta, essa si dovrà intendere respinta per il meccanismo del silenzio-rifiuto. Le modalità di presentazione dell’istanza sono ad oggi ignote, si attende la pubblicazione della circolare sul sito dell’Agenzia delle entrate.
Per le spese sostenute nel periodo d’imposta successivo al 31 dicembre 2007 la domanda dovrà essere inviata tra il 15 gennaio e il 27 febbraio 2009. Per i due periodi d’imposta successivi, andrà inviata tra il 1° giugno e il 31 dicembre di ciascun anno.
Il decreto stabilisce anche che i contribuenti che ricevessero provvedimento di diniego potranno comunque beneficiare di una detrazione d’imposta del 36% delle spese sostenute solo fino all’ammontare della somma di 48.000 euro, da ripartire in 10 rate annuali di pari importo.
Esiste il rischio che, il 15 gennaio 2009, il sito dell’Agenzia delle entrate possa andare in tilt, a causa di tutti gli utenti che si precipiteranno ad inoltrare le richieste, visto che queste saranno esaminate in ordine cronologico.
Ad oggi, per tutti coloro che hanno sostenuto spese per interventi durante il 2008, non è chiaro se è possibile poter ottenere le detrazioni. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha annunciato in un’audizione alla Camera, che il Parlamento provvederà ad eliminare la retroattività della norma che introduce modifiche alla detrazione fiscale del 55% per il risparmio energetico.
Il provvedimento è un Decreto Legge e dovrà, quindi, essere convertito in Legge entro 60 giorni. Ci si augura che il decreto possa essere modificato mantenendo una maggiore incentivazione a favore degli interventi di efficienza energetica.
Intanto Legambiente ha annunciato battaglia, insieme ai cittadini e alle associazioni delle rinnovabili contro le modifiche al bonus fiscale del 55% approvato la scorsa settimana dal Governo. “Altro che provvedimento di rilancio che guarda alle persone e allo sviluppo. In tema di rinnovabili ed efficienza energetica il Governo va contro le famiglie e le aziende”. Quello che era un sistema di incentivo semplice, trasparente e sicuro per i cittadini infatti, diventa ora uno strumento complicato, discrezionale, limitato a pochi. “Non si comprende – ha detto Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente - la ragione per la quale si è deciso di cambiare un provvedimento che ha avuto un grande successo e che permetteva alle famiglie di risparmiare sulle bollette elettriche e termiche grazie alla possibilità di installare impianti solari termici, caldaie a condensazione, interventi di efficienza energetica. A meno di voler proprio limitare il ricorso a questo tipo di incentivi”.
“Con questa norma – ha aggiunto Zanchini – si condanna concretamente tutto quel settore dell’industria più innovativa, capace di garantire occupazione e sviluppo rappresentato dalle aziende delle rinnovabili. Ma non solo”. Per il solo 2008 sono attese infatti circa 130mila istanze di detrazione, pari ad altrettanti interventi mirati a ridurre gli sprechi e la nostra dipendenza dalle fonti fossili. Cancellando gli incentivi scompariranno anche per le casse pubbliche gli introiti delle tasse che si sono generati nei due anni di incentivo. “È assurdo che mentre Francia, Germania e Spagna continuano ad investire nel settore dell’efficienza energetica per rilanciare l’economia e contemporaneamente ridurre le emissioni di gas serra, il governo italiano insista nella sua battaglia solitaria contro l’innovazione e l’ambiente, relegandoci in una odiosa posizione di retroguardia”. (10/12/2008)

Firma l’appello

• Leggi dal sito www.viviconstile.org e scarica il mini dossier.pdf sulle detrazioni del 55%.





Anche il Papa “si converte” al fotovoltaico!

La Città del Vaticano si è dotata di un impianto fotovoltaico. È recente l’inaugurazione di un grande impianto sulla copertura dell'Aula delle Udienze intitolata a Paolo VI. L’impianto è stato donato da SolarWorld, società tedesca che opera nella costruzione di pannelli solari.
La d

ecisione dello Stato del Vaticano di realizzare un impianto di conversione dell'energia solare è stata resa possibile dalla compatibilità architettonica dell’edificio moderno, decisamente rara nel tessuto edilizio della Città del Vaticano, dal suo orientamento rispetto agli assi cardinali, dalla configurazione della sua copertura e dall'ampiezza della superficie disponibile, pari a circa 5.000 mq.
L’impianto ha una potenza di picco di 221 KW ed è stato installato da SolarWorld sulla copertura dell'aula in una quindicina di giorni. I 2.400 moduli che lo compongono sono rivolti a sud e sono stati installati in sostituzione dei pannelli in calcestruzzo. I pannelli fungono così da rivestimento protettivo dell'edificio dall'irraggiamento e da generatori di energia elettrica.
I 300 MWh annui di elettricità prodotta verranno immessi nella rete elettrica vaticana, coprendo parzialmente i consumi dell’Aula e dei palazzi limitrofi. Questo intervento consentirà di evitare le emissioni di 225.000 kg di anidride carbonica e risparmiare circa 80 tonnellate equivalenti di petrolio.
Frank Asbeck, Presidente ed Amministratore Delegato di SolarWorld AG è particolarmente orgoglioso per la realizzazione di questo progetto: “L’iniziativa è nata dall’impegno preso dallo Stato Vaticano nell’uso responsabile delle risorse naturali. Con questa realizzazione intendiamo lanciare un segnale chiaro e visibile per un impegno verso la produzione di energia pulita”
(10/12/2008)





Nuovo record di efficienza (40,8%) per il fotovoltaico

L'efficienza di conversione nelle celle fotovoltaiche è arrivata al 40,8%, battendo il precedente record di 40,7%. Il piccolo aumento è considerato molto importante, anche se rimangono alcune perplessità sulle modalità del suo raggiungimento.
Il record è stato stabilito negli Stati Uniti, presso il National Renewable Energy Laboratory (NREL). È stata utilizzata una cella a tripla giunzione progettata, fabbricata e testata presso il NREL, con strati costituiti da fosfuri e arseniuri di Gallio e Indio. Il processo produttivo è stato denominato IMM (Inverted Metamorphic Multi-juntions) o Multigiunzione Metamorfica Invertito. Questa cella consente di sfruttare una gamma maggiore di frequenze dello spettro solare e di conseguenza utilizzare più energia da convertire in elettricità.
La cella è stata testata in un sistema con concentrazione solare pari a 386 soli, cioè 386 volte la radiazione che arriva sulla superficie della terra. I ricercatori prevedono di ottenere un’efficienza di conversione da 42% a 45% con i sistemi a concentrazione a terra (500x-1500x) e 33% nello spazio.
Lo stratagemma che potrebbe aver fatto aumentare progressivamente il rendimento di conversione è in parte dovuto all'aumento della concentrazione della radiazione solare durante le prove. In tutte le comunicazioni e articoli scientifici precedenti (e nelle news del NREL) si può osservare, infatti, che i rendimenti sono stati rilevati progressivamente a concentrazioni maggiori. Il record dichiarato il 14 agosto è stato rilevato a 386x mentre quello precedente dichiarato nel luglio del 2007 era stato rilevato a 240x.
Ad ogni modo il risultato ottenuto è stato segnalato dalla rivista R&D Magazine come una delle 100 più innovative scoperte del 2008. Dal punto di vista pratico questa nuova cella potrà essere utilizzata nello spazio per i satelliti o nei sistemi a concentrazione con lenti ad hoc. La società Emcore pensa di utilizzarla a livello commerciale nei prossimi due anni con costi inferiori del 10-20%.
La tecnologia della concentrazione solare fotovoltaica (CPV) è ritenuta molto importante per le sue potenzialità nella riduzione del costo dell’elettricità solare. L’attenzione della comunità scientifica sull’argomento è segnalata dal fatto che già a luglio i ricercatori del Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems di Friburgo avevano annunciato il record di efficienza in laboratorio pari al 37,6% per una cella a multigiunzione, sulla quale era stata concentrata la luce solare fino a 2.000 volte la sua intensità normale su una superficie di pochi millimetri quadrati. Anche qui sono stati utilizzati strati di semiconduttori come fosfuro di indio-gallio (GaInP), arseniuro di indio-gallio (GaInAs) e germanio (Ge).
L’obiettivo raggiungibile per i prossimi anni potrebbe essere del 45% per le celle e del 35% per i moduli CPV, un’innovazione che farebbe raggiungere rapidamente la cosiddetta grid parity del fotovoltaico (costo del kWh fotovoltaico uguale al kWh convenzionale).






L’Italia vuole ritrattare il pacchetto 20-20-20

L’andamento negativo dell’economia nazionale e internazionale sembra spingere il governo italiano verso la revisione degli obiettivi di salvaguardia dell’ambiente stabiliti in ambito europeo. I ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico hanno deciso di avviare immediatamente un’azione, concertata con la Presidenza del consiglio e il ministero degli Esteri, nei confronti di tutti gli interlocutori europei (presidenza della Ue, commissione Ue, Parlamento europeo, partner comunitari) in modo da raggiungere un duplice obiettivo.
La manovra politica messa in atto dal governo italiano vuole evitare passaggi automatici dal 20% al 30% delle riduzioni in caso di accordo internazionale di Kyoto e l’introduzione di obiettivi intermedi vincolanti.
Per il Governo Italiano, spalleggiato da Confindustria, la direttiva 20-20-20 - che prevede entro la data del 2020 una riduzione delle emissioni di anidride carbonica, da parte dei paesi europei, del 20% - sarebbe troppo gravosa, anzi, sarebbe addirittura insostenibile per le industrie italiane, con costi calcolati tra i 20 e i 30 miliardi di euro l’anno.
Molto critica Legambiente che si chiede secondo quali stime sono stati fatti i calcoli e perché il Governo non rende pubblici i dati alla base di questi calcoli.
“I numeri forniti dalla commissione Ue sono altri e assolutamente differenti da quelli sparati dal Governo in questi giorni”, sostiene Edoardo Zanchini, responsabile Energia di Legambiente. “Secondo la commissione europea infatti l’adeguamento alla direttiva 20-20-20 costerà all’Italia 8 miliardi di euro l’anno, senza contare i vantaggi in termini di riduzioni delle importazioni e di risparmio rispetto alle attuali spese per i danni da inquinamento, oltre ai benefici relativi all’efficienza e all’ammodernamento industriale. Un totale quindi di gran lunga inferiore ai 20-30 miliardi di euro l’anno citati recentemente anche dal Ministro Prestigiacomo e mai esplicitati pubblicamente”.
I calcoli della commissione europea, resi noti nel gennaio 2008, si basano sui costi di investimento previsti per lo sviluppo di rinnovabili, abbattimento dei gas a effetto serra, efficienza energetica e sulle riforme strutturali del sistema elettrico necessarie, senza considerare però i benefici economici del pacchetto, che vengono stimati a parte. A fronte dei 92 miliardi di spesa previsti per l’intera Ue, la commissione stima anche un risparmio di circa 50 miliardi di euro dovuto alla riduzione delle importazioni di gas e petrolio, e un risparmio di 10 miliardi rispetto alle attuali spese per i danni prodotti dall'inquinamento atmosferico, senza contare i benefici in termini di efficienza e ammodernamento industriale.
“In proporzione - ha sottolineato Zanchini - per l’Italia si può stimare un risparmio di 4,4 miliardi di euro per i costi degli idrocarburi e di 0,9 miliardi di euro per i costi dell’inquinamento. I costi effettivi quindi scendono fino a un decimo delle stime paventate per l’Italia. Senza contare che già oggi i ritardi nell’adeguamento al protocollo di Kyoto ci stanno costando 1 miliardo e 100 milioni l’anno senza alcun beneficio in termini ambientali e di sviluppo economico, e che al 2012, i costi sulle spalle dei contribuenti potrebbero arrivare a 7 miliardi di euro”.
“E’ evidente la strategia che vuole portare a rivedere gli impegni sul clima – conclude Zanchini -, ma certo non è accettabile farlo utilizzando dati non verificabili pubblicamente. Le uniche stime certe sono quelle fornite dalla commissione Ue e bene farebbe il governo ad acquisirle per cercare di adeguarsi al più presto alla direttiva, come stanno facendo tutti gli altri paesi europei, invece di continuare a pietire sconti imbarazzanti”.






Aggiornati gli incentivi al mini-idro

L'Autorità per l'energia elettrica e il gas ha aggiornato i prezzi minimi garantiti per l'energia elettrica prodotta nel 2008 da impianti mini-idroelettrici in base alla delibera n.280/07. In questo provvedimento sono previste tariffe incentivanti destinate ai produttori da fonti idroelettriche di piccola taglia e l’introduzione di alcune novità importanti che riguardano l'introduzione di un nuovo scaglione fino a 250.000 kWh annui. Il provvedimento assicura la remunerazione anche degli impianti di produzione mini-idro, con potenze fino ad 1 MW, che non hanno i requisiti e la capacità di accedere direttamente al mercato.
Le tariffe previste sono, nel caso di impianti idroelettrici di potenza nominale media annua fino a 1 MW, pari a 136 euro/MWh fino a 250.000 kWh annui; 104 euro/MWh (anziché 96,4 euro/MWh fino a 500.000 kWh annui) da oltre 250.000 fino a 500.000 kWh annui. Per lo scaglione da oltre 500.000 kWh fino a 1.000.000 kWh annui le tariffe sono state variate da 81,2 a 84 euro/MWh; mentre da 1.000.000 a 2.000.000 kWh annui saranno riconosciuti 78 euro/MWh anziché 71. Per quanto riguarda gli impianti di potenza nominale fino a 1 MW da fonti rinnovabili diverse da quella idrica, per l'anno 2008, restano confermati i prezzi minimi garantiti. L'attuale schema di ''ritiro dedicato'', con procedure uniformi per tutti i produttori, operativo dal 1 gennaio 2008, sostituisce il sistema precedentemente in vigore, in base al quale il ritiro veniva gestito dalle varie imprese di distribuzione.
Il Gestore del Sistema Elettrico (Gse) resta l'unico soggetto incaricato di fare da intermediario commerciale sotto il controllo dell'Autorità e di provvedere al ritiro dell'energia prodotta.






Europarlamento boccia la proposta a favore del nucleare e punta sulle rinnovabili

La commissione Industria, Ricerca Energia (Itre) del Parlamento europeo ha bocciato, a Bruxelles l’11 settembre scorso, un emendamento alla direttiva Ue sulle energie rinnovabili che avrebbe inserito surrettiziamente il nucleare fra le fonti energetiche da promuovere nel contesto della lotta al cambiamento climatico, praticamente alla stessa stregua del solare, dell'eolico o delle biomasse. Proposto dal tedesco Werner Langen (Cdu-Ppe), l'emendamento, che non menzionava esplicitamente il nucleare, ma chiedeva di "introdurre un piano europeo per lo sviluppo di tutte le fonti energetiche a basse emissioni di carbonio in Europa", è stato respinto con 27 voti contro 22.
La direttiva sulle rinnovabili, che fa parte dell'ambizioso pacchetto legislativo Ue su clima ed energia, dovrebbe essere approvata dalla Plenaria dell'Europarlamento e dal Consiglio Ue entro la fine dell'anno.
Un tentativo analogo delle lobby pro nucleari, sostenute dalla Francia, era stato sconfitto già durante il Consiglio europeo di Bruxelles che nel marzo 2007, sotto la presidenza del cancelliere tedesco Angela Merkel, aveva fissato gli obiettivi del conseguimento, entro il 2020, del 20% della riduzione di emissioni di gas serra e della copertura del 20% del fabbisogno energetico primario dell'Ue con le fonti rinnovabili.
“E’ un passo importante nella giusta direzione – commenta il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. L’atomo non è la soluzione contro l’effetto serra e a dirlo oggi non sono gli ambientalisti ma la Commissione industria del Parlamento europeo, che con il voto odierno migliora, inoltre, sensibilmente la direttiva sulle rinnovabili proposta dalla Commissione europea”.
Due i punti salienti introdotti in materia di rinnovabili: una maggiore flessibilità del mercato dei certificati verdi che tutela le politiche nazionali di sostegno alle rinnovabili e l’innalzamento al 45% dell’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 per i biocarburanti.
“E’ giunto il momento che anche il nostro governo prenda atto che il nucleare non è la soluzione al conseguimento degli obiettivi di Kyoto” conclude Vittorio Cogliati Dezza.





A tutto vento. Nel 2030 l’eolico soddisferà il 28% della domanda elettrica europea

Il mercato della produzione elettrica da fonte eolica è in forte e continua ascesa. Secondo l’European technology platform for wind energy (TPWind), l’energia eolica potrebbe coprire entro il 2020 il 12-14% dell’intero fabbisogno di elettricità dell'Unione europea, con una potenza installata totale di 180 GW. TPWind ha redatto uno studio (Strategic Research Agenda) in cui stima che l’energia proveniente dal vento potrebbe, nel 2030, coprire circa un terzo (28%) del fabbisogno europeo, con 300 MW di potenza installata. Si tratta di una stima al rialzo rispetto a quella effettuata, solo quattro mesi fa, dalla Ewea (European Wind Energy Association) che parlava del 25,5%.
Il nuovo studio analizza lo sviluppo dell'energia eolica in tre fasi ben definite: a corto, medio e lungo termine. Nella prima fase (fino al 2020) il mercato si svilupperà anche nei paesi dell'Europa centrale ed orientale. Gli esperti della TPWind prevedono un mercato ancora più competitivo per la concorrenza esercitata dai paesi con bassi costi del lavoro.
Secondo le previsioni si diffonderà molto l'uso di parchi eolici marini, aumentando anche le dimensioni degli impianti. L'offshore arriverà a rappresentare una capacità di 40GW sui 180 GW totali installati. La valutazione del TPWind anche in questo caso rivede al rialzo di 5GW le stime fatte da Ewea (35 GW) sulle installazioni offshore.
Anche nel medio termine, tra il 2020 e il 2030, il settore continuerà a crescere, sia per le installazioni su terraferma che in mare. Sono attesi progressi sul fronte dei costi, destinati a ridursi ulteriormente, e sulla diffusione di nuove tecnologie. Gli esperti del TPWind prevedono che in futuro costruire centrali offshore in acque profonde non costituirà più un problema e la tecnologia per realizzare questi particolari parchi si svilupperà su scala industriale. Il mercato continuerà ad essere promettente per l'industria europea con esportazioni in crescita. La capacità installata raggiungerà nel 2030 i 300 GW con una nuova potenzialità annuale media valutata in 20GW.
Secondo TPWind dal 2030 al 2050 l'eolico continuerà a svilupparsi nel settore dell'offshore e parallelamente nella sostituzione di vecchi impianti. L'industria europea continuerà a essere leader del settore a livello mondiale, assicurandosi un grosso volume di esportazioni.





Nel 2030 oltre 4 miliardi di persone avranno accesso all’elettricità grazie al fotovoltaico

Il rapporto “Solar Generation”, redatto da Epia (European Photovoltaic Industry Association) in collaborazione con Greenpeace, giunto alla sua quinta edizione, prevede che entro il 2030 il solare fotovoltaico fornirà energia elettrica a due terzi della popolazione mondiale (oltre 4 miliardi di persone).
Il Presidente di Epia, Ernesto Macias, prevede “un’imponente crescita del fotovoltaico nel mondo e sostiene che, con adeguate politiche di sostegno, il fotovoltaico possa divenire una delle maggiori fonti energetiche su cui contare”.
Secondo il rapporto di ricerca, entro il 2030 saranno installati 1.800 GW di pannelli solari nel mondo, capaci di generare 2.600 miliardi di chilowattora pari al 14% circa del fabbisogno mondiale di elettricità, oltre il doppio di quanto fornito oggi dal nucleare e senza i pericolosi effetti collaterali relativi alla gestione delle scorie. La crescita del fotovoltaico porterà energia pulita a 1,3 miliardi di persone in regioni urbanizzate e a oltre 3 miliardi in aree non ancora raggiunte dall’elettricità.
Secondo i dati di “Solar Generation”, produrre energia fotovoltaica diventerà economicamente competitivo rispetto alle fonti fossili tradizionali già dal 2015 nei paesi dell’Europa meridionale, e dal 2020 nell’intero continente. La rivoluzione solare permetterà di tagliare 1.600 milioni di tonnellate di CO2 nel 2030, pari alle emissioni attuali di Italia e Germania, e creare milioni di nuovi posti di lavoro.
Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace, sostiene che, nonostante il boom che sta avendo questa tecnologia, in Italia si potrebbe fare di più. Ancora oggi, infatti, oltre l’82% degli incentivi alla produzione di energia elettrica vanno a impianti a base fossile e non alle fonti rinnovabili. Nel 2007 in Italia sono stati elargiti alle fonti fossili “assimilate”, attraverso il meccanismo CIP6, circa 3,7 miliardi di euro, mentre il solare fotovoltaico ha ricevuto appena 26 milioni di euro, meno dell’1%.





Meglio tardi che mai! Al via gli incentivi per il solare termodinamico

L'Autorità per l'energia, con la delibera n. 95 del 2008, ha reso pubbliche le istruzioni per accedere ai nuovi incentivi erogati a favore degli impianti solari termodinamici, previsti dal decreto dell’11 aprile. La delibera stabilisce le modalità operative per il riconoscimento della tariffa costante e della durata di 25 anni, con i criteri per l'incentivazione della produzione elettrica da fonte solare mediante cicli termodinamici.
Le procedure sono del tutto analoghe a quelle del conto energia, adottate con successo dal 2005 per la valorizzazione e la diffusione del solare-fotovoltaico. L'obiettivo fissato dal decreto ministeriale 11 aprile 2008 è quello di raggiungere 2 milioni di mq di superficie captante cumulativa entro il 2016. La Delibera fissa le condizioni per l'ammissibilità agli incentivi e le relative modalità e condizioni di erogazione, stabilendo che l'incentivo venga corrisposto, con frequenza mensile, per una durata di 25 anni a partire dalla data di entrata in esercizio dell'impianto. Nel caso di impianti ibridi, l'incentivo è erogato a titolo di acconto, salvo conguaglio da effettuarsi al termine dell'anno solare, in conseguenza della frazione di integrazione, della quota di produzione netta, cioè non attribuibile alla fonte solare. Il testo dell’Autorità definisce anche gli obblighi da rispettare a cura del soggetto responsabile e stabilisce la gestione delle verifiche sugli impianti ammessi all'incentivo da parte del Gestore servizio elettrico (Gse).
Tutti i dettagli all’indirizzo: http://www.autorita.energia.it/docs/08/095-08argall.pdf
Vedo e prevedo. Secondo il Kyoto Club entro il 2010 l’Italia conterà su 1.500 MW di fotovoltaico
L'Italia potrà raggiungere entro il 2010 la potenza di 1.500 MW di installazioni fotovoltaiche. Se si pensa che a fine 2006 la potenza totale installata nel paese ammontava solo a 50 MW, questo risultato può essere valutato positivamente. È quanto sostiene Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club, che ha condotto un'analisi basata sulla valutazione dell'evoluzione del mercato solare fotovoltaico nazionale e internazionale. I risultati dell'indagine sono stati presentati a Valencia, nel corso della conferenza europea sul fotovoltaico. Le stime di crescita, secondo il direttore scientifico del Kyoto Club, si basano su quattro fattori: la riduzione dei costi dei moduli, che si accentuerà nei prossimi anni; le numerose richieste di studi per la connessione di centrali multi-megawatt, indice di una forte disponibilità ad investire; la ridefinizione delle tariffe in prossimità del raggiungimento del tetto dei 1.200 MW; il taglio degli incentivi in Germania e Spagna, che renderà particolarmente interessanti gli investimenti nel nostro paese. Secondo Silvestrini è necessaria un'immediata accelerazione negli investimenti diretti alla creazione di un'industria italiana del fotovoltaico. Se ciò avverrà, nel medio periodo, sarà possibile soddisfare il mercato anche con incentivi decisamente più bassi.




Ortis: con i certificati bianchi risparmiati 2 milioni di tep

Il Presidente dell'autorità per l'energia elettrica ed il gas, Alessandro Ortis, intervenuto alla presentazione del Rapporto Enea su energia e ambiente, ha detto che il meccanismo dei “certificati bianchi” ha permesso di risparmiare due milioni di tonnellate di petrolio equivalente (tep), in due anni e mezzo di funzionamento, con un vantaggio economico che è di 1 a 8 di quanto pagato in bolletta a sostegno del risparmio energetico
I risparmi energetici realizzati equivalgono al consumo domestico annuo di una città di oltre 2 milioni e mezzo di abitanti, alla produzione elettrica annua di 3 centrali termoelettriche di media grandezza ed hanno permesso di evitare emissioni per circa 5,3 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Ortis ha inoltre aggiunto che si tratta di un meccanismo efficace e da sostenere, poiché consente di raggiungere traguardi di risparmio energetico concreti, che si traducono anche in minori spese per il consumatore. Secondo il Presidente, inoltre, i costi di questo sistema sono compensati da vantaggi sei volte superiori in termini economici.


I paesi industrializzati devono tagliare le emissioni dell’80%

I paesi industrializzati hanno le potenzialità per tagliare le emissioni dell'80% entro il 2050 portandole a 2 tonnellate annue per persona in Europa. A sostenerlo è Nicholas Stern, ex-vicepresidente della Banca Mondiale. L’esperto durante il congresso della Economic european Association (Eea) e dalla Econometric society (Esem) organizzato all’Università Bocconi di Milano venerdì scorso.
L'obiettivo, secondo Stern, è ambizioso ma realizzabile e necessario perchè porterebbe a un taglio di circa il 50% delle emissioni mondiali entro quella data. Per realizzarlo si dovrà “arrivare a un accordo globale a Copenaghen - ha detto Stern in riferimento al summit su clima che si svolgera' nel 2009 nella capitale danese - e i paesi ricchi devono aprire la strada. L'obiettivo di un taglio delle emissioni dell'80% nel 2050 porterebbe l'Europa a una riduzione delle emissioni di due tonnellate per persona e a una cifra ancora maggiore per gli Usa".
“Bisogna capire la posizione dei paesi emergenti - ha spiegato Stern - perchè il 70% delle emissioni di gas serra arrivano dalle nazioni del primo mondo. Entro 25 anni però la Cina avrà emissioni pari a quelle degli Stati Uniti”.
Sono tre gli obiettivi che le nazioni industrializzare devono seguire per abbassare il livello di anidride carbonica nell'ambiente: smettere di produrre elettricità con sistemi inquinanti e usare trasporti a basse emissioni, fermare la deforestazione e infine studiare un sistema di scambio dei diritti di emissione che incentivi le nazioni più povere. “Questo - ha aggiunto Stern - è un pacchetto completo da contrattare per intero e con tutte le nazioni altrimenti il fallimento sarebbe distruttivo. Cina e India lo capiscono”.


Le rinnovabili sposano il modello coop

Molte piccole cooperative, che producono energia idroelettrica fra il Friuli e la Valle d’Aosta, hanno deciso di unirsi in un consorzio per creare un gruppo specializzato nelle energie rinnovabili, in grado di competere, sviluppare nuovi business, ma soprattutto di portare il modello del socio-produttore nel settore energetico. Il progetto è stato sostenuto da Confcooperative, che punta a esportarlo in altre zone del Paese.
Il consorzio si chiama Rev e il suo scopo è esattamente quello di unire la maggior parte delle cooperative energetiche e lanciare in grande stile in Italia questo modello mutualistico che sta facendo proseliti in tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Spagna.
Le 40 cooperative elettriche che aderiscono a Federconsumo, concentrate soprattutto in Trentino-Alto Adige ma presenti anche in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Friuli, producono 400 milioni di kWh all’anno, esclusivamente da fonte idrica, e servono 60 comuni, 65 mila utenti tra famiglie e imprese (30 mila dei quali sono soci delle coop), per una popolazione servita di oltre 300 mila abitanti. Le cooperative stanno puntando molto sul modello socio-cliente tipico dei supermercati e ipermercati Coop. In pratica il socio con l’adesione alla cooperativa autoproduce l’energia che consuma e, come socio-cliente, la paga a se stesso. Se poi la cooperativa registra un utile, questo viene ripartito fra i soci in forma di sconto sulle successive bollette. Immediati i vantaggi economici, poiché i soci pagano bollette inferiori anche del 40% rispetto a quelle della media degli italiani.
L’idea di creare il consorzio è finalizzata anche a coprire i buchi di produzione di una delle cooperative e permette di programmare strategie future per lo sviluppo di altre fonti rinnovabili, diverse dall’idroelettrico. Un esempio è il teleriscaldamento (sviluppato dalla coop di Morbegno dove sono servite circa 15 mila utenze).
Negli Usa l’energia mutualistica serve 37 milioni di persone. Si tratta quasi esclusivamente di aree rurali dove le grandi compagnie non trovano conveniente investire. Un altro esempio viene dalla Spagna dove a Crevillente, cittadina di 25mila abitanti nell’entroterra della Costa Blanca, il 97% della popolazione e il 70% delle imprese utilizzano l’energia prodotta dalla cooperativa locale, con i soci-utenti che risparmiano il 15 per cento rispetto al prezzo pagato dagli altri spagnoli.





Bella idea! In Toscana gli ospedali risparmiano energia e sfruttano il solare

Le Aziende ospedaliere toscane hanno messo a punto un progetto pilota che prevede di contenere i consumi energetici e produrre energia elettrica pulita per oltre 4 milioni di chilowattora. L’investimento previsto è di circa 20 milioni di euro e consentirà un risparmio di 750.000 euro l’anno nelle bollette, tramite interventi di isolamento termico e a oltre 31.000 metri quadrati di pannelli solari installati sui tetti degli ospedali, nei parcheggi di servizio e nelle sedi di sei aziende ospedaliere.
L’assessore regionale al Diritto alla salute, Enrico Rossi sostiene che il progetto è la naturale continuazione del programma di razionalizzazione e risparmio, alla base della costituzione dei Consorzi di area vasta, che ha permesso alla Toscana, nei primi due anni di applicazione, di risparmiare 72 milioni di euro e di mantenere in pareggio il sistema sanitario toscano, senza gravare sulle tasche dei cittadini.
Il progetto, presentato a Pisa, prevede interventi sulle strutture dell’Estav (Consorzio di area vasta), delle Asl 1 di Massa Carrara, della 2 di Lucca, della 5 di Pisa, della 6 di Livorno, della 12 della Versilia, dell’Azienda ospedaliera universitaria pisana, oltre che sulla Rsa di Campiglia marittima, sul distretto di Donoratico e sull’ospedale di Cecina.
Anna Rita Bramerini, assessore regionale all’Energia, ha spiegato che il settore pubblico è tenuto a dare il buon esempio e che il progetto va in questa direzione poiché ha effetti positivi sul risparmio di anidride carbonica in atmosfera (oltre 2.300 tonnellate l’anno) e sui costi della bolletta energetica che sarà più leggera.
Dal punto di vista esecutivo, si prevedono due modalità di intervento: l’installazione di pannelli fotovoltaici e lavori di isolamento termico degli edifici. Il direttore generale dell’Estav nord ovest, Mauro Pallini, ha spiegato che oltre ad installare i pannelli solari, gli ospedali saranno coibentati tramite il cosiddetto “cappotto”, un sistema di isolamento termico che permette di ridurre la dispersione di calore d’inverno e di aria fresca d’estate.
Per raggiungere questi obiettivi la Regione dovrà accendere un mutuo ventennale presso l’istituto di credito che si aggiudicherà la gara.
Il piano finanziario prevede complessivamente il pagamento di 1,5 milioni di euro l’anno per le rate del mutuo, entrate per 1,8 milioni di euro grazie agli incentivi previsti dal conto energia e un risparmio di altri 450.000 euro sulle bollette energetiche delle Aziende.




Google investe 10 milioni di dollari nel geotermico di terza generazione

Google, il noto motore di ricerca, ha deciso di investire 10 milioni di dollari nel geotermico. Il progetto sarà realizzato attraverso la società controllata, Google.org, che opera nel no-profit con l'obiettivo di rendere l'elettricità prodotta da fonti rinnovabili più economica di quella prodotta sfruttando il carbone. L’azienda americana ha già speso centinaia di milioni di dollari nelle cosiddette fonti energetiche alternative, o “verdi”, come l’energia solare, l’eolica e ora quella geotermica.
Google.org prevede di investire nello sviluppo di una nuova tecnologia geotermica, molto differente da quelle tradizionali, chiamata Enhanced geothermal systems (Egs).
«È disponibile 24 ore su 24 sette giorni su sette ed è potenzialmente sviluppabile in tutto il mondo. Pensiamo davvero che potrebbe essere un “killer app” nel settore energetico», dice Dan Reicher, capo delle iniziative energetiche di Google. L'Egs non sfrutta il calore della Terra a poche centinaia di metri nel sottosuolo, ma quello che si trova a qualche chilometro di profondità. Viene prodotto vapore gettando dell'acqua sulle rocce sotterranee incandescenti. Questo mette in movimento una turbina che produce energia elettrica. Secondo un recente rapporto del Mit il 2% del calore che si trova tra i 3 e i 10 chilometri di profondità sotto il continente americano, se sfruttato, potrebbe produrre un'energia 2500 volte più abbondante di quella necessaria per ricoprire il fabbisogno energetico del Paese.
Il progetto, anche detto geotermico “artificiale” o di terza generazione, richiede lo sviluppo di tecnologie d'avanguardia L'investimento di Google sarà quindi centrato sulla ricerca e lo sviluppo di tecnologie in grado di raggiungere un obiettivo tanto ambizioso.
Gli investimenti passati di Google in energie “verdi” comprendono 20 milioni di dollari per due compagnie di energia solare, la eSolar Inc e la BrightSource Energy Inc. Altri 10 milioni di dollari sono stati investiti nella compagnia di energia eolica Makani Power Inec.



Il futuro dell’edilizia è il solare ad alta integrazione architettonica

Il settore dei sistemi fotovoltaici ad alta integrazione architettonica (BIPV - Building Integrated PhotoVoltaics) è in forte crescita in un mercato alla ricerca di materiali per l’edilizia sempre più focalizzato al risparmio energetico. Nel 2007, il mercato fotovoltaico ha raggiunto il valore di circa 6.24 miliardi di euro, con un ritmo di crescita del 46%. Il BIPV ha contribuito al totale del mercato fotovoltaico con circa 149 milioni di euro e un ritmo di crescita del 33%. L’attenzione dei consumatori e la preoccupazione per l’ambiente hanno contribuito all’introduzione di metodi alternativi per la generazione di energia.
Akhil Sivanandan, analista di Frost & Sullivan del Gruppo Building Technologies, sostiene che gli operatori europei dovranno trovare nuovi modi di gestire i due problemi principali di questo tipo di impianti: l’estetica da una parte, finanziamento e proprietà dall’altra.
Negli ultimi anni, diversi tipi di sistemi BIPV sono stati utilizzati per vari fini e varie applicazioni estetiche. I sistemi integrati per tetti incorporano i moduli fotovoltaici nelle stesse tegole, mentre quelli di facciata possono agire da schermi per la pioggia e quindi sostituire altri costi di costruzione. I sistemi semitrasparenti e a totale trasparenza possono permettere il passaggio della luce, mentre i sistemi che vengono implementati in fasi successive presentano problemi maggiori dal punto di vista estetico, rendendo il risultato finale meno attraente. Infine, possono essere utilizzati per fornire ombra sia se utilizzati in fase di costruzione che nelle fasi successive. Esempi recenti dell’uso dei BIPV in architetture ad alto valore estetico sono il progetto OpTIC in Galles e la Stillwell Avenue Station a New York.
La sfida maggiore della tecnologia BIPV è legata a fattori economici. Grazie ai sussidi e incentivi fiscali dell’Unione Europea, i prezzi di questi costosi sistemi si stanno riducendo.
I sistemi BIPV hanno avuto un notevole supporto politico. L’Unione Europea è da molto tempo alla ricerca di forme pulite di energia alternativa ed è un forte promotore di questa nuova tecnologia. Anche se il mercato dei sistemi BIPV è ancora limitato, gli analisti di mercato pensano che questa tecnologia abbia buone potenzialità quale fonte di energia verde.


Energia eolica per il futuro energetico di New York

Michael Bloomberg, sindaco di New York, lancia l’idea di installare impianti eolici non solo off-shore, ma anche sul ponte di Brooklyn o sui più importanti grattacieli come l’Empire State Building per uscire dall’impasse energetico che toccherà la metropoli americana tra qualche anno. La proposta si inserisce nella battaglia del sindaco per migliorare la qualità dell’ambiente New York. Dopo aver cominciato a installare i pannelli solari sugli uffici del comune, a piantare il milione di alberi promessi, dopo aver messo le cozze nel fiume Hudson per ripulirlo e aver inaugurato decine di nuovi parchi giochi per far respirare i bambini, Bloomberg ha quindi annunciato di voler mettere le pale eoliche sopra ponti e grattacieli di New York.
Si tratta di una proposta: mancano, infatti, studi di fattibilità, permessi e finanziamenti. L’idea sembra però trovare il favore dei cittadini della Grande Mela. Uno dei due quotidiani cittadini, il Daily News, ha lanciato un sondaggio online da cui emerge che circa il 75% dei lettori è favorevole a questa idea. Il giudizio positivo deriva anche dal fatto che le turbine a vento potrebbero garantire a New York il 10% del suo bisogno energetico, cancellando le paure di black out che ne hanno segnato la storia.
La proposta del Sindaco ha solo 18 mesi di tempo per essere attuata. Tanto manca alla fine del suo mandato e non è escluso che tutto il ginepraio di permessi da richiedere alle varie agenzie federali non possano che allungare i tempi per l’installazione degli impianti.
Il progetto di Bloomberg va nel senso opposto rispetto alle politiche perseguite dal governo americano. Il Presidente degli Stati Uniti punta infatti sulle trivellazioni off-shore a largo delle coste americane
Le questioni ambientali stanno coinvolgendo anche la campagna elettorale. Il candidato John McCain appoggia la linea di Bush, mentre Barack Obama punta sulle energie alternative, a partire dal eolico e solare, convinto che possano essere anche un volano per nuova occupazione.
Incurante di sondaggi e programmi elettorali, fuori dalla competizione elettorale, Bloomberg si può permettere di essere il grande sperimentatore dell’ambientalismo americano.



Entro il 2020 la Svezia utilizzerà il 49% di energia prodotta da fonti rinnovabili

Entro il 2020 la Svezia coprirà quasi il cinquanta per cento del proprio fabbisogno di energia da fonti rinnovabili. Il paese mira così a mettere in atti il programma adottato dall'Unione europea per contenere le emissioni di anidride carbonica.
Maud Olofsson, ministro svedese dell'Energia e dell'impresa, ha detto che il suo Paese il piano europeo significa passare dall'attuale 40% al 49% di energia rinnovabile. "Si tratta della percentuale più elevata in tutto il mondo", ha detto Oloffson. "Oggi la Svezia ha un sistema energetico quasi indipendente dai combustibili fossili, fatta eccezione per il settore dei trasporti. L'energia rinnovabile rappresenta il 40% dei nostri consumi energetici. La quota di energia prodotta dal petrolio è inferiore a un terzo e continuerà a diminuire”
L'obiettivo dell'Unione europea è per una riduzione del 30% delle emissioni di gas serra entro il 2020. Un portavoce del ministero di Olofsson ha informato che gli organi competenti sono già impegnati a predisporre i necessari provvedimenti di legge per conseguire l'obiettivo.
La Svezia è stata il primo Paese europeo ad adottare una legislazione specifica e grazie ai fortissimi investimenti nel nucleare e nelle rinnovabili può contare su un sistema elettrico che praticamente non fa uso di combustibili fossili. Oggi è uno dei Paesi europei che investe di più nelle energie alternative e sta per avviare un gigantesco impianto eolico offshore che fornirà ogni anno tre terawattora.